Archivio Attivo Arte Contemporanea
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COSMOGONIE
il grande mistero dell’universo esplorato da
Paolo Barlusconi
una rassegna in progress dal 2005 a cura di Michele Caldarelli

  
dall'8 al 28 maggio 2019
COSMOGONIE
per il 23° appuntamento è a Venezia
presso la

Galleria Venezia Viva -
San Marco 1878/a



con
Viaggio al centro dell'Universo
un omaggio a

George Sand

con una introduzione di Michele Emmer


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L’argomento del progetto Cosmogonie è il Cosmo. Un cosmo inteso come multiverso visto, letto e interpretato mettendo a confronto le più diverse teorie che via via vengono raccontate e spiegate in occasione di incontri, manifestazioni e convegni a carattere interdisciplinare. L’intenzione programmatica del progetto, qui a Venezia per la sua ventitreesima tappa espositiva, è quella di sviluppare un clima di sinergia possibile fra le arti e le scienze che non trascuri alcuna disciplina e ne favorisca ispirazione reciproca proponendo interventi di fisici, astronomi, matematici, architetti, poeti, filosofi, astrofisici, botanici...

La presenza presso Venezia Viva, nello spazio espositivo dell'Atelier Aperto e in collaborazione col Centro Internazionale della Grafica di Venezia, vuole essere un omaggio alla figura di George Sand che in questo edificio abitò nell'estate del 1834 ed evocò l'anima di Venezia nelle "Lettres d'un voyageur", in Jacques André e Leone Leoni (come recita la targa posta sull'edificio).

Questa puntata di Cosmogonie vuole trasfondersi nell'atmosfera visionaria del suo libro "Viaggio nel cristallo" (Laura) e argomentare, mediante un approccio storico interdisciplinare, su un ipotetico viaggio al centro del Cosmo come equivalente ideale del viaggio al centro della Terra descritto dalla Sand e non solo. In parallelo e a commento dello spirito della mostra viene infatti proposta una rassegna iconografica e letteraria incentrata su diversi testi (pubblicati fra la fine del '600 e l'inizio del '900) dedicati a tale avventura, citando fra tutti quello di Verne, coevo e del tutto simile a quello della Sand, oltre all'"Icosameron" di Giacomo Casanova.

Le opere esposte sono "lasergrammi" ossia realizzate impressionando l'effetto della scomposizione di un raggio laser su carta fotosensibile, per proiettare virtualmente nel centro del Cosmo la poetica terrestre della Sand. Nel 2019, con rinnovata attenzione al programma di esplorazione spaziale, si celebrerà il cinquantenario del primo allunaggio e intendiamo, con l'argomento di questa mostra, essere in sintonia con lo spirito del nostro tempo.
I "lasergrammi"
e costituiscono una produzione parallela e integrante quella delle opere realizzate da Paolo Barlusconi con i materiali più disparati di uso quotidiano. Materiali questi, di produzione industriale, utilizzati come elementi, segni alfabetici o grammaticali per articolare un racconto. Ogni opera viene creata, più che plasmando la materia secondo i principi della pittura o della scultura, provocando, agli occhi dell’osservatore, una sorta di passaggio di stato degli oggetti utilizzati, ponendo in comunicazione due universi paralleli attraverso una sorta di paradosso. Concentrando l’attenzione sulla forma semplice, propria degli oggetti, resa irriconoscibile ad un primo esame, trasformandola in qualcosa di enigmatico e completamente nuovo. L’estro creativo però non è lasciato al caso... ogni opera viene anzi elaborata tenendo presenti regole e funzioni geometrico-matematiche di proporzionamento (la Sezione Aurea, ad esempio) in base alle quali tutto viene strutturato secondo rapporti di equilibrio la cui ragion d'essere è scandita dai numeri. Operando così una rivisitazione degli oggetti a livello formale, a prescindere dalla loro funzionalità, ogni elemento diventa il mattone, il modulo con il quale viene creata l'opera; si potrebbe parlare di una metamateria, cioè di una materia che va oltre la propria funzione originaria, oppure, anche di una trasfigurazione dell'oggetto di uso comune.

L’ATELIER DEL COSMO
di: Michele Emmer

Ci sono a Venezia tre luoghi magici e nascosti, uno in calle dell’amor degli amici, un secondo vicino al ponte delle maravegie, un terzo in calle dei marrani a San Geremia in Ghetto. Quando i veneziani (qualche volta anche i maltesi…) sono stanchi delle autorità costituite, si recano in questi tre luoghi segreti e, aprendo le porte che stanno nel fondo di queste corti, se ne vanno per sempre in posti bellissimi e in altre storie.”
Racconta Hugo Pratt che da un arabo eritreo era venuto a sapere che l’Adriatico si chiamava
Giun Al-Banadiqin, il Golfo dei veneziani e che gli egiziani chiamavano Al Bunduqiyyah la città di Venezia. Con queste parole termina una delle avventure di Corto Maltese, Sirat al Bunduqiyyah che vuol dire, più o meno, Fiaba di Venezia, o meglio Storia di Venezia. Pratt ha raccontato (o inventato, che è la stessa cosa) suoi ricordi veneziani in alcune delle più belle storie. Una storia famosissima sulla Corte sconta, “Corte sconta detta Arcana”. Di corti sconte, ovvero nascoste, ne esistono 285 a Venezia anche se nessun toponimo porta il nome di Corte sconta. La corte sconta detta arcana, che in realtà è corte Bottera nel sestiere di Castello, è un luogo molto affascinante. Sia la corte con la scala e la famosa porta alchemica, oggi murata, sia il sottoportego che dà sui canali. Insomma un vero luogo magico nella magica città lagunare. Non certo l’unico.
Rimangono i nomi vetusti e sbiaditi scritti su grandi rettangoli bianchi bordati di nero come cartoncini funerari…che sembrano suggerire che tutto è là come una volta. Bisogna voler trovare.”
“Ed ecco il fac-simile esatto. Ci tengo a farvi conoscere questi segni bizzarri, che porteranno il professor Lidenbrock e suo nipote ad intraprendere la più strana spedizione del XIX secolo…Le rune erano caratteri di scrittura usati una volta in Islanda, e secondo la tradizione sono stati inventati da Odino in persona!”

E quelle antiche scritture significano: In Snaffels Yoculis craterem kem delibat umbra Scartaris Julii intra calendas descende, audas viator, et terrestre centrum attinges…Kod feci. Arne Saknussemm.” [Discendi nel cratere del ghiacciaio (Yokul in islandese) di Sneffels (in Islanda) che l’ombra di Scartaris (uno dei picchi della montagna) carezza prima delle calende di luglio, audace viaggiatore, e tu arriverai al centro della Terra. Cosa che ho fatto.] Misteriosa iscrizione che dà inizio all’avventura Voyage au centre de la terre di Jules Verne, (1864).



Altro rettangolo bianco con parole che “sembrano suggerire che tutto è là come una volta”. George Sand lì abitava dopo la fine dell’amore con Alfred de Musset, e lì pensò e in parte scrisse Jacques (1833), André (1834), Leone Leoni (1835) ed iniziò tre lettere di un viaggiatore. Siamo sempre a Venezia, Corte Minelli, Ca’ Mezzani. Passeranno molti anni e nel 1865 George Sand pubblica, un anno dopo Verne, una grande avventura.
L’artiste est né voyageur: tout est voyage pour son esprit, et, sans quitter le coin de son feu ou les ombrages de son jardin, il est autorisé à parcourir tous les chemins du monde. Il se passionnera pour tout ce qui lui sera nouveau, il s’étonnera naïvement de n’avoir pas encore vécu dans ce sens-là, et il traduira le plaisir de sa découverte sous n’importe quelle forme, sans avoir cessé d’être lui-même. ” Così scrive George Sand all’inizio del romanzo Laura ou Voyage dans le cristal: J’étais avec Laura au centre de la géode d’améthyste qui ornait la vitrine de la galerie minéralogique.” George Sand non poteva immaginare che quel luogo dove ha abitato a Venezia sarebbe diventato un luogo magico per entrare in nuovi mondi ed avventure, come voleva Corto Maltese. Un luogo di viaggio e fantasia di tanti artisti, un luogo inclusivo e meraviglioso che poteva contenere l’universo intero della creatività. Molto più sconfinato del cosmo. E non poteva che approdare in questo luogo la nuova tappa del progetto Cosmogonie: Viaggio al centro dell’universo di Paolo Barlusconi. Un viaggio sconfinato alla ricerca della struttura del Cosmo, senza utilizzare missili e astronavi, per il piacere della scoperta, senza spostarsi dal proprio spazio. O forse George Sand lo sapeva che cosa sarebbe successo nel futuro. Che quel luogo sarebbe diventato un altro luogo misterioso ed esoterico pieno di premesse e promesse: viaggio al centro dell’Universo restando all’interno della galleria Venezia Viva.

Storia e cronologia provvisoria dei viaggi immaginari al centro della Terra
 un omaggio a George Sand, che
ha fornito lo spunto per uno studio interdisciplinare comparato
a cura di Michele Caldarelli.

Lʼantica credenza tibetana circa lʼesistenza di esseri spirituali, viventi molti secoli con lʼincarico di vegliare sullʼumanità, è probabilmente una delle prime fonti mitologiche ispiratrici di successivi racconti, ripresi anche in tempi moderni, a proposito di un regno sotterraneo abitato da una razza di esseri superiori. Dallʼantichità, arrivando allʼepoca dell'Eneide di Virgilio o della Divina Commedia di Dante, si è supposto che le viscere della terra fossero sede degli Inferi, raccontandone la natura con numerose varianti e similitudini. Ma dove per alcune culture è situato lʼInferno per altre sta il rifugio elettivo di Maestri come nel mito della sotterranea Agartha, in Asia centrale, o lʼaltrettanto mitica Thule. Thule è forse riconoscibile nellʼisola di Tile, citata per la prima volta nel 330 a.C. dallʼesploratore greco Pitea, rappresentata più tardi da Olao Magno nella Carta marina et descriptio septentrionalium terrarum pubblicata proprio a Venezia nel 1539. Olao Magno lʼha poi descritta nella sua Historia de gentibus septentrionalibus nel 1551, come isola di fuoco e ghiaccio nellʼAtlantico del Nord sotto lʼIslanda e al largo della Scandinavia. Questa isola, il cui toponimo varia nel tempo (Tile o Tule o Thule) è ricordata anche da Tacito nel De vita et moribus Agricolae e da Antonio Diogene in Incredibilia ultra Thulen nel II sec. d.C. (testo perso ma citato da Fozio). (N.B. Lʼarcipelago più meridionale delle isole Sandwich Australi prende il nome di isole Thule meridionali: furono scoperte e chiamate così da James Cook, nella seconda metà del ʼ700, poiché sembravano poste allʼestremo confine del mondo).

ecco quanto fino ad ora raccolto ed elaborato

1665 Athanasius Kircher - 1721 Amaulry Gabriel

1724 Diego de Torres Villaroel

1735 Charles de Fieux de Mouhy - 1741 Ludwig Holburg

1750 Robert Paltock - 1774 Johann Wolfgang Goethe   1788 Giacomo Casanova

1818 John Cleves Symmes - 1818 E.T.A. Hoffmann - 1820 Adam Seaborn

1821 Jacques Saint-Albin - 1838 Edgar Allan Poe - 1864 Jules Verne

1864 Georges Sand - 1871 Edward Bulwer-Lytton - 1886 Frederick Culmer

1886 Alexandre Saint-Yves dʼAlveydre - 1888 Sherry J. Filmore

1892 William Richard Bradshaw - 1901 Robert Ames Bennet

1904 Franklin Titus Ives - 1906 William Reed

Storia e cronologia provvisoria dei viaggi immaginari al centro della Terra


Verso il Big Bang, fuoco centrale dell'universo, al centro del cosmo fatto di calore (stelle) e freddo (spazio interstellare) e in parallelo simbolico/metaforico, al centro caldo della terra attraverso il Polo verso il quale stanno isole da cui escono fuoco e vapori quasi siano passaggio verso la terra interiore e dove si manifesta l'aurora boreale pensata (anche se erroneamente) formarsi dalle emanazioni del fuoco interno della terra.
L'antica credenza tibetana circa l'esistenza di esseri spirituali, viventi molti secoli con l'incarico di vegliare sull'umanità, è probabilmente una delle prime fonti mitologiche ispiratrice di successivi racconti, ripresi anche in tempi moderni, a proposito di un regno sotterraneo abitato da una razza di esseri superiori.
Dall'antichità, arrivando all'epoca di Publio Virgilio Marone (Eneide) o anche a Dante Alighieri (Divina Commedia), si è supposto che le viscere della terra fossero sede degli “Inferi”, raccontandone la natura con numerose varianti e similitudini. E' la che Demetra e Orfeo, si sono recati per chiedere ad Ade, dio del mondo sotterraneo, la possibilità di riavere Proserpina, l'una, e Euridice, il secondo.
Nella mitologia babilonese, è il luogo dove l'eroe Gilgamesh incontra il saggio Outanapishtim ingoiato da una balena come Giona e poi scampato al diluvio come Noè. Dove per alcune culture è situato l'“Inferno” per altre sta il rifugio elettivo di Maestri” come nel mito di Agartha che ne situa l'ingresso in Asia centrale.
Ma l'ingresso al mondo sotterraneo, individuato anche per ovvia analogia in prossimità di vulcani, fumarole o solfatare, trova oggettiva possibilità di localizzazione in luoghi gelidi, dove la potenza interiore della terra trova sfogo producendo vapori, fra i ghiacci.
E' il caso forse anche dell'isola di Tile, citata per la prima volta nel 330 a.C. dall'esploratore greco Pitea cita Tile, individuata più tardi da Olao Magno (Olaus Magnus) nella “Carta marina et descriptio septentrionalium terrarum” (pubblicata a Venezia nel 1539)
Olao Magno l'ha poi descritta nella sua “Historia de gentibus septentrionalibus” nel 1551, come isola di fuoco e ghiaccio nell'atlantico del nord sotto l'Islanda e al largo della Scandinavia. Questa isola, il cui toponimo varia nel tempo (Tile o Tule o Thule) è ricordata anche da Tacito nel “De vita et moribus Agricolae” e nel II sec. d.C. da Antonio Diogene in “Incredibilia ultra Thulen” testo perso ma citato da Fozio.
(N.B. L'arcipelago più meridionale delle isole Sandwich Australi prende il nome di isole Thule meridionali: furono scoperte e chiamate così da James Cook, nella seconda metà del ‘700, poiché sembravano poste all'estremo confine del mondo.)

Nel XVII secolo alcuni astronomi fra i quali Halley, teorizzano l'ipotesi della terra cava illuminata da un minuscolo sole interiore.

Nel 1665 - Athanasius Kircher, maturando ipotesi protoscientifiche, scrisse “Mundus subterraneus”, dopo la permanenza di due anni in Sicilia, dove nel marzo del 1638 assistette alle eruzioni dell'Etna e dello Stromboli. Nel tempo Kircher divenne sempre più interessato ai fenomeni e geologici e meteorologici e, dopo il suo ritorno a Napoli, si appassionò al cratere attivo del Vesuvio e condusse osservazioni sul posto. Dalle sue osservazioni e ricerche, Kircher dedusse che esistessero dei canali di continua circolazione del fuoco (dei quali i vulcani costituiscono occasionali valvole di sfogo in superficie) che l'acqua emergesse dalle viscere della terra e che, queste, assieme ai venti, fossero responsabili di ogni evento geologico o meteorogico.

Un testo pubblicato anonimo nel 1721 (da alcuni attribuito ad Amaulry Gabriel) ha per titolo: "Relazione di un viaggio dal polo artico al polo antartico attraverso il centro della terra". L'autore parte dall'Olanda per andare a pescare in Groenlandia. Una tempesta si leva durante il viaggio e la nave viene trascinata da una forte corrente verso un gorgo che affonda nel suolo al livello del polo nord. Questo gorgo attraversa la terra da parte a parte per riemergere al polo sud. L'equipaggio, incapace di resistere alla forza li incatena, chiude ermeticamente tutti i boccaporti e si rifugia sottocoperta. L'imbarcazione è risucchiata dal gorgo. Un torpore si impossessa dei marinai. Quando rinvengono, hanno la sorpresa di ritrovarsi in un mare calmo, dall'altra parte della terra. La temperatura era più clemente di quanto si attendessero, decidono di visitare le terre più vicine, prima di tornare al vecchio mondo. Queste isole montagnose non sono inospitali. Vi si trovano delle distese erbose, dei laghi, delle paludi, cascate e molte grotte. Oltre a degli uccelli, che si lasciano prendere con le mani, la fauna è costituita da animali conosciuti: foche, orsi bianchi, volpi, rospi... ma di una misura e forza inusitate; nel mare i pesci volanti sono così grossi e voraci che occorrono due marinai sul ponte “pour les déchiqueter à belles dents.”. Questa terra deve essere stata abitata in altri tempi; si improvvisano esploratori e scoprono delle rovine e una curiosa costruzione su cui sono incisi dei caratteri sconosciuti. L'imbarcazione risale poi al nord, in direzione del Cap, evitando scogli e montagne di ghiaccio (icebergs?). Tutti poi ritornano in Olanda.

Nel 1724 – Diego de Torres Villaroel, con lo pseudonimo di “Gran Piscator de Salamanca” compie un viaggio fantastico/scientifico in “un otro mundo - con - descubrimiento de sus substancias, generaciones y producciones”. Rappresentante del periodo definito post-barocco spagnolo, quando già in Europa si era ampiamente diffuso l'Illuminismo, similmente a Kircher, nel suo libro descrive il Cosmo allora conosciuto e la natura del mondo sotterraneo terrestre.

Charles de Fieux de Mouhy, nel 1735-37, da alle stampe: "Lamekis ou les Voyages extraordinaires d'un Égyptien dans la terre intérieure avec la découverte de l'île des Sylphides" nel quale fa allusione alla terra cava. Racconta, nella prima parte del libro, di Sémiramis, sacerdotessa del dio Sérapis, che dimora in una città sotterranea, in una catacomba profonda più di mille piedi, dove è custodito il libro supremo dalle pagine di bronzo. Nella seconda parte tratta delle avventure di Motacoa; ultimo figlio bianco di un re africano, qui confinato con sua madre per via del colore della sua pelle. Nella terza parte è lo scrittore stesso che penetra nelle catacombe di Parigi grazie alla guida di un cane nero. Questi tre episodi mostrano l’autore alle prese con un’avventura sotterranea affascinante dai risvolti forse troppo immaginifici.

Del 1774, di Johann Wolfgang Goethe è la “Ballata del re di Thule” Questo riferimento al mito si trovasi trova nella scena in cui Margherita canta appunto i versi della ballata del Re di Thule, storia di un amore infelice che fa da sfondo, alla vicenda d'amore tra lei e Faust, destinata a concludersi tragicamente come quella del re protagonista della canzone. “Es war ein König in Thule,/ Gar treu bis an das Grab,/ Dem sterbend seine Buhle/ einen goldnen Becher gab…” - (nella traduzione di Giosuè Carducci) - “Fedel sino a l'avello/ Egli era in Thule un re:/ Morì l'amor suo bello,/ E un nappo d'or gli diè...”

E’ del 1741, scritto da Ludwig Holburg, il racconto"Un voyage dans le monde souterrain de Niels Klim". Questo scrittore danese di origine norvegese, autore di numerose pièces teatrali, lo pubblicò anonimamente in latino ispirandosi alle teorie di Halley. Nel corso del suo periplo, Niels Klim visita numerosi stati che ricordano quelli reali, come Martinia (la Francia) o Quama (la Russia); ritrae con umorismo le caratteristiche dei paesi che attraversa e, nel racconto, diventa imperatore di Quama, dopo averne condotto gli abitanti alla vittoria sui loro vicini ma, una ribellione contro la sua tirannia, lo obbliga poi a fuggire. Arriva alla fine in Norvegia, emergendo da sottoterra attraverso un passaggio diverso da quello usato per entrarvi.

L’inglese Robert Paltock nel 1750 pubblica "La vie et les aventures de Peter Wilkins". Durante un viaggio in mare come marinaio, nel corso di una tempesta, l’imbarcazione su cui si trova, viene attratta da una grande roccia magnetica a causa del suo carico di barre di ferro. Il naufragio è inevitabile e Peter Wilkins precipita in mare mentre tenta di saltare sulla roccia stessa mentre la nave resta incastrata fra gli scogli. Il nostro eroe compie più viaggi esplorativi attorno alla roccia. A un certo punto finisce per essere portato da una forte corrente all’interno di una caverna. Qui arriva sul bordo di un lago interno e familiarizza con una flora e una fauna sconosciute mentre cerca delle risorse per la sua sopravvivenza da naufrago. Incontra una giovane donna che vola con un paio d’ali simili a quelle di un pipistrello e che ripiegate le fanno da vestito. Lei diventa la sua compagna ed hanno diversi figli mentre le avventure in questo strano mondo si moltiplicano. Peter visita un vulcano nelle cui vicinanze si trovano diverse grotte abitate da supposti demoni che in realta sono metallurghi, schiavi e destinati allo sfruttamento di miniere di rame, argento e piombo. Molte sono le vicende che si svolgono in questo reame di uomini volanti dove Wilkins apre poi una fabbrica di carta, traduce la Bibbia nella lingua di questo paese e corona la sua opera di convertirne gli abitanti al cristianesimo. Ormai divenuto vecchio, alla fine, Peter Wilkins prova il desiderio di rivedere il proprio paese e aiutato dagli uomini volanti esce da sotto terra per poi, portato da un vascello volante, tornare da dove era partito. Lascia così questo mondo semi notturno situato nel mezzo di una grande isola in prossimità del Mare Antartico.

Nel 1788 - Giacomo Casanova pubblica il suo "Icosameron"nel quale i protagonisti, Édouard ed Élisabeth, raggiungono i Megamicri, aborigeni abitanti del Protocosmo, all’interno del globo terrestre e qui restano per 80 anni. A questo regno si accede dalle montagne della Slovenia ed è una sorta di isola galleggiante rischiarata da un globo metallico, una sorta di piccolo sole che emette luce rosata. Gli abitanti, esseri ermafroditi ovipari sono molto piccoli, alti una trentina di centimetri. Parlano in una lingua composta unicamente da vocali. Il racconto di Casanova , nel suo insieme, è estremamente verboso e ricco di particolari descrittivi che impegnano il lettore ad uno sforzo immaginativo non indifferente e che facilmente si perde nei particolari.

Nel 1818 - John Cleves Symmes, inoltra un rapporto alle autorità americane al fine di ottenere un sussidio governativo per le sue ricerche finalizzate a provare che la terra sia cava e testimoniare l’esistenza di mondi concentrici, ciascuno popolato. L’accesso a questi mondi, secondo le sue ipotesi, era possibile attraverso aperture presenti ai poli terrestri. Symmes, con grande impegno viaggiò molto per diffondere le sue teorie e con l’appoggio di un ricco americano, James McBride, tentò di convincere il governo a predisporre una spedizione ai poli per confermarle. Purtroppo non riuscì nell’intento.

Nel 1818 – E.T.A. Hoffmann descrive una avventura sotterranea in “Le miniere di Falun”.
Il protagonista, il marinaio Elis Fröbom, tornato a Göteborg dopo un lungo viaggio nelle Indie, sogna di viaggiare su un mare di cristallo sotto la volta di un'immensa caverna; questa visione lo convince a prendere la strada per Falun, dove inizia a lavorare come minatore per la compagnia di Pehrson Diahlsjo. Un giorno, mentre sta lavorando in un punto molto profondo del pozzo, Elis ode i poderosi colpi di un martello battuto contro le rocce e rivede il vecchio straniero incontrato a Göteborg. Una volta ritornato in superficie apprende dal suo vecchio mastro che quello non è un uomo ma il fantasma di un certo Torbern. Quando, dopo altre vicende, Elis scende nel pozzo per andare a cercare una pietra preziosa che ha il colore del sangue; ma una frana lo travolge. Mezzo secolo dopo il suo corpo torna alla luce perfettamente conservato come una roccia.

Nel 1820, Adam Seaborn pubblica "Symzonia: un voyage de découverte" una relazione circa una fantomatica spedizione ispirata dalle idee di John Cleves Symmes. Si ignora se questo libro fosse stato inteso come un avvaloramento di tali teorie o l’esatto contrario.

E’ del 1821 l’opera di Jacques Saint-Albin (alias Collin de Plancy): "Voyage au centre de la terre" (che si dichiara tradotto dall’inglese da Hormidas-Peath).Il contenuto del libro si dichiara essere la narrazione di una avventura reale: Gli esploratori, perforando il ghiaccio al polo, precipitano in un pozzo finendo su delle rocce magnetiche, proseguono l’esplorazione e scoprono la superficie di una seconda piccola terra che ruota all’interno delo nostro pianeta.

Dopo aver percorso luoghi selvaggi arrivano ad Albur, la cui popolazione è piccola e viaggia a bordo di mezzi trainati da elefanti grandi come vitelli (sic). Vengono descritti diversi luoghi e costumi come quello del paese dei Banois, che si esprimono solo cantando, attraversano un deserto illuminato dalla chioma di una enorme cometa simile all’eruzione di un vulcano. La fantasia dell’autore non manca di certo nel descrivere luoghi, usi e costumi, sempre contrabbandando convinzioni e critiche etico sociali, secondo l’uso letterario invalso diffusamente nel XVIII secolo.

Jeremiah Reynolds, un seguace delle teorie di Symmes continuò nel suo intento e vi riuscì ottenendo finalmente un finanziamento per la missione antartica. La sua vicenda nel 1838 ispirò Edgar Allan Poe per "Le avventure di Arthur Gordon Pym". Nel corso delle sue peregrinazioni, il protagonista di questo romanzo percorre un intricato sistema di cunicoli sotterranei, in prossimità del Polo Sud e scopre una scritta geroglifica incisia nella roccia. In questa regione antartica trova un’isola dove tutto è nero dal suolo alla pelle degli abitanti e degli animali. Mano a mano che il suo percorso si avvicina al polo, l’acqua diventa sempre più calda, fino all’ebollizione e si forma una barriera di vapore che preclude l’orizzonte verso sud. Poe affermò che la storia appariva strana a Pym stesso e che quest’ultimo era scomparso mentre gli stava raccontando il seguito dell’avventura.
Il racconto di Poe avrebbe poi ispirato nel 1897 l’ opera di Verne: "Le sphinx des glaces".

Nel 1864, Jules Verne (1828-1905) diede alle stampe il suo "Voyage au centre de la terre". Il centro del nostro pianeta, illuminato da un piccolo sole interno, viene descritto come un mondo antidiluviano dove i protagonisti percorrono una foresta di funghi giganti. Gli audaci esploratori di questo mondo, vi penetrano attraverso un vulcano islandese e ritornano al mondo esterno, grazie ad una provvidenziale eruzione, attraverso un altro cratere posto in Sicilia. Questo romanzo dei toni più scientisti dei precedenti, avrebbe ispirato molta letteratura fino al XX secolo.

Coevo, e in parte simile, a quello di Verne è il libro di Georges Sand: “Viaggio nel cristallo (Laura)”
ecco uno stralcio dall'introduzione alla traduzione italiana a cura di Vincenzo Cerami


Nel 1871, Edward Bulwer-Lytton "Vril: The Power of the Coming Race" un’utopia sotterranea in cui dei superuomini rifugiati nelle viscere della terra, beneficiano di una energia speciale grazie al fluido chiamato"vril". Questi vengono descritti come destinati a dominare il mondo. Curiosamente questo libro sembra anticipare i lavori scientifici di Nikola Tesla e del suo raggio della morte.

Nel 1878 lo scrittore americano Howard De Vere pubblicò a puntate sul “New York Boys' Weekly”, il suo “Viaggio al centro della Terra”.

Nel 1886 - Frederick Culmer scrittore mormone, diede alle stampe: "The Inner World: A New Theory " in cui si ritrovano le idee di Symmes elaborate secondo una ingegnosa teoria gravitazionale che intendeva spiegare come potesse essersi formato il mondo cavo all’interno della Terra.

Nel 1886, il Marchese Alexandre Saint-Yves d'Alveydre scrisse "Mission de l'Inde", opera che poi distrusse ma che fu ripubblicata postuma nel 1910) Questo autore dal carattere fortemente connotato da profondo spirito mistico e e tormentato dal desiderio di conciliare scienza e religione, si occupò e scrisse ampiamente del mito di Agartha (Agarttha) un immenso regno sotterraneo situato in un luogo segreto dell’Himalaya, dove cinquemila anni prima si erano rifugiati i suoi abitanti perseguitati dai Babilonesi. Un luogo illuminato da un piccolo sole sotterraneo e una società, come in altri racconto consimili, diretta da un collegio di grandi iniziati. Le biblioteche e gli archivi di pietra di questa comunità si estendono per chilometri e contengono la storia di tutta l’umanità.

L’autore australiano Sherry J. Filmore scrisse "Phosphor: an Ischian mystery" il cui protagonista incontra una popolazione di uomini preistorici fosforescenti che parlano latino. Costoro sono governati da una regina dal corpo splendido ma con la testa di scimmia. Il ritorno al mondo esterno avviane ancora una volta grazie ad una eruzione vulcanica.

William Richard Bradshaw racconta nel 1892 della "Dea di Atvatabar" nel suo romanzo che tratta di una razza scomparsa ma poi rintracciata all’interno della Terra. Questa è una civiltà molto avanzata nella scienza tecnica e nella medicina, rifugiatasi anticamente in una caverna in prossimità del Polo Nord. E’ una ennesima invenzione sociale, retta da una monarchia elettiva e ricca di invenzioni fantascientifiche: ferrovie anfibie, biciclette senza ruote, volo magnetico, controllo del clima… Immancabile è il sole interno, mentre la lingua è descritta dall’autore (di madrelingua americana) più complicata dell’Irlandese.

Nel 1901, Robert Ames Bennet (1870-1954), un autore di science-fiction americano, pubblica "Thyra" una avventura che si svolge al Polo Nord e i cui protagonisti scoprono un mondo preistorico sotterraneo

Nel 1904, Franklin Titus Ives pubblica "La terra cava, un omaggio a Symmes, nello stesso anno in cui compare in Nuova Zelanda "L’ultima scoperta di M. Oseba"scritta dal colonnello George W. Bell un racconto simile a quello di Symmes.

Due anni dopo, nel 1906 - William Reed "The phantom of the Poles" (una compilazione di rapporti di navigatori polari relativi a strani fenomeni inesplicati, come venti caldi, depositi di polvere, di rocce imprigionate negli icebergs, di ampie superfici deserte di ghiaccio, delle distese d'acqua dolce in pieno mare e delle aurore bizzarre. Ne conclude che i poli sono l’anticamera della Terra cava mentre sostiene che i Poli non esistono… di qui il titolo del libro!

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