Archivio Attivo Arte Contemporanea
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COSMOGONIE
il grande mistero dell’universo esplorato da
Paolo Barlusconi
progetto culturale interdisciplinare a cura di Michele Caldarelli

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programmi e date degli incontri interdisciplinari

COSMOGONIE
 "Un progetto interdisciplinare - la storia, i luoghi e gli incontri"
di
Michele Caldarelli


Cosmogonie è un progetto in via di sviluppo che non si esaurisce nemmeno ora, nel mese di giugno del 2020, mentre inizio a stendere questa sorta di giornale di bordo. Maturato nell’arco di 15 anni da me come curatore (Michele Caldarelli) e dall’artista (Paolo Barlusconi), è esso stesso figlio di una sinergia e condivisione di pensiero che trova radici negli anni '70. Già allora, ancor prima di intraprendere i nostri percorsi professionali, ci accomunava un vivo interesse per le contaminazioni interdisciplinari. Il fascino della manipolazione dei materiali, insita nella progettazione degli oggetti pensando ad un necessario equilibrio fra estetica e funzione, emergeva in modo naturale da alcune nostre direttrici di studio in ambito universitario. Gli studi di Architettura con particolare interesse per l'archeologia industriale, per me, e di Ingegneria meccanica per lui, coniugati fin da subito con una accesa passione per l'Arte e la Filosofia. Maturate le nostre esperienze, dopo aver approfondito e sperimentato quella che consideravamo una necessaria e vantaggiosa sinergia fra discipline umanistiche e scientifiche, abbiamo avviato una collaborazione sempre più a stretto contatto sfociata poi nel progetto Cosmogonie.
 

Con questo progetto siamo partiti nel 2005, in occasione dell’anno mondiale della fisica e l’argomento, che oltre a noi due, nel corso del tempo ha coinvolto numerosi docenti universitari ed esperti di settore in qualità di relatori in occasione di più incontri, ha favorito quasi con naturalezza il formarsi di una interazione/integrazione multidisciplinare. Il Cosmo è stato ed è per noi centro d’attenzione, oggetto di discussione e sinergia tenendo conto delle più disparate visioni o teorie, siano esse di estrazione umanistica, che scientifica, non trascurando alcuna disciplina e favorendone ispirazione reciproca, riallacciando vecchie frequentazioni o ispirandone di nuove, con fisici, astronomi, matematici, architetti, poeti, filosofi, astrofisici, botanici... I contributi teorici fino ad ora prodotti in occasione di incontri/convegni espressamente programmati per il progetto (oltre una trentina) sono tutti pubblicati in www.caldarelli.it/comogonie.htm, ma va sottolineato che spesso la nostra avventura speculativa si è collegata/integrata in altri eventi, dei quali si trova specifica informazione nella pagina di programma che periodicamente viene implementata.

Il progetto Cosmogonie è nato a Como, mi piace pensarlo, accordandosi ad una sorta di Genius loci che permea le sponde dell’omonimo Lago, ai confini dell’Italia con la Svizzera. Un lago e una città, difatti, dalle particolari valenze letterarie, artistiche e scientifiche avendo dato i natali ad Alessandro Volta, e fatto da cornice agli scritti di Alessandro Manzoni e Antonio Fogazzaro. Il nostro è un territorio che è stato patria dei Maestri Comacini, artefici di stupendi monumenti, sintesi eterne di arte, tecnologia e storia ma non solo. E’ sulla facciata del Duomo di Como che i Maestri Comacini hanno collocato un’imponente raffigurazione scultorea di Plinio il Vecchio dando un singolare senso di relazione al dialogo fra la natura mistica dell’edificio e lo spirito scientifico di questo “enciclopedista” di epoca romana. Non dimentichiamo, infine, figure di spicco della cultura di sintesi artistico/architettonica ricordando, della prima metà del ‘900, la progettazione visionaria di Antonio Sant’Elia e l’avventura del Razionalismo rappresentata dall’architetto Giuseppe Terragni e dal gruppo di artisti a lui vicino, il cosiddetto Gruppo Como. Last but not least va ricordato anche che a Como nel 1978 è nata “L’Astronomia” famosa e anticipatrice rivista di divulgazione scientifica.

Il Cosmo di cui si argomenta in Cosmogonie è inteso come multiverso e il senso del termine cosmogonia contiene il concetto di generazione di tutto quanto esiste. Relativamente a ciò, si vuole mettere in luce quanto siano interessanti sia le considerazioni di carattere astronomico, matematico o fisico sia le interpretazioni di carattere letterario, mitologico o d’invenzione. Gli spunti di confronto nascono pertanto dalle varie visioni del cosmo che la storia dell’uomo ha prodotto nei secoli. Quindi, buchi neri e stringhe cosmiche si pongono sullo stesso piano di stimolo creativo delle visioni del mondo delle civiltà mesopotamiche o precolombiane. Non da ultima è stata più volte presa in considerazione anche l’esplorazione spaziale, che nel cosmo ci vuole proiettare, a partire dai primi voli in mongolfiera per arrivare alle Missioni Apollo e oltre. Questo è avvenuto sia incentivando gli interventi congressuali che trasferendo fisicamente la rassegna nei tre maggiori musei italiani dell’aeronautica. In tema sono state anche alcune escursioni nella letteratura, andando a rispolverare racconti di ogni epoca: dall’invenzione di Luciano di Samosata con l’Icaromenippo o quella di Cicerone nel Somnium Scipionis per approdare alla prorompente avventura Aerofuturista e alla fantascienza di Giulio Verne. Nel sito www.caldarelli.it/comogonie.htm sono consultabili ormai alcune centinaia di pagine che testimoniano l’ampiezza dell’argomento tuttora in pieno sviluppo, supportato anche dal moltiplicarsi delle opere di Paolo Barlusconi che fanno da solido riferimento “fisico” alle argomentazioni. Le sue opere si possono leggere secondo un triplice canale interpretativo: artistico, poetico e razionale, quasi una rêverie alchemica, introducendoci ad una ulteriore riflessione macro/microcosmica. Questo accade in ragione delle modalità operative e della scelta dei materiali utilizzati per comporle.
Nel suo caso, l'invenzione e creazione artistica, con particolare attenzione per l’eleganza progettuale insita anche nel più banale e semplice elemento di produzione industriale, attua un “iter estatico” quasi un viaggio museografico Kircheriano, curiosamente ripreso dalla moderna saga di Star Trek, raccogliendo con instancabile volontà una quantità indescrivibile di oggetti da classificare, quasi si trattasse di individui appartenenti a specie botaniche in estinzione, e da riusare come elementi, segni alfabetici o lemmi del proprio racconto. In ogni opera che realizza, più che plasmare la materia secondo i principi della pittura o della scultura, la conduce attraverso una sorta di "passaggio di stato", pone in comunicazione due universi paralleli attraverso una sorta di black hole concettuale. Concentra l’attenzione sulla ”intelligenza“ degli oggetti trasformando questa in qualcosa di completamente differente, lasciando i “corpi” essenzialmente inalterati. Questo, a mio avviso, oltre al fascino esercitato sull’invenzione artistica dalle teorie scientifiche più auliche ed astratte, sottolinea come anche il “panorama” di uno dei tanti ipermercati “fai-da te”, per l’occhio attento di un artista, possa essere fonte di ispirazione, non meno di una esposizione di tecnologia aviatoria a proposito della quale permettetemi di citare un curioso quanto significativo episodio. Al Salon de l’Aviation di Parigi del 1912, Duchamp così apostrofava Brancusi: “La pittura è finita. Chi potrebbe fare meglio di questa elica? Dimmi, tu lo sapresti fare?”
Da cosa nasce cosa, secondo il principio deterministico che vuole ogni oggetto semplice prodotto da automatismi meccanici. Uno stampo, una trancia, una calandra lo hanno sagomato o modellato, pronto per entrare nel quotidiano; elemento anonimo di sistemi complessi o singolo elemento di uso comune, il più delle volte, è prodotto per essere consumato distrattamente e destinato velocemente al riciclo o all’inquinamento ambientale. Eppure è figlio di un’idea, di un principio di utilità o di bellezza, di un "a priori" intelligente che ne ha permesso l’esistenza anche se effimera e ne giustificherebbe un "passaggio di stato", una archeologizzazione dinamica nell’area affettiva del pensiero collettivo rinverdendo lo spirito di antichi studioli o Wunderkammer.
Un percorso operativo e di analisi, questo, che dà seguito coerente ad una ben collaudata esperienza dell’autore nel campo della macrofotografia, quando particolari di piante o di elementi inanimati erano da lui collazionati in un unico erbario atipico. Ciò che lo interessa è la genesi della forma nella sua essenza di intelligenza primaria, pre-formante; i rapporti di proporzione armonica sono, coerentemente e di conseguenza, fondamentali in ogni sua composizione dove tutto si confronta con le misure perfette del quadrato o della sezione aurea. La spirale logaritmica, che sottende la fillotassi nel mondo vegetale, definisce le superfici dei pannelli rettangolari su cui lavora o governa la distribuzione degli elementi su di essi mentre il cerchio, duplice nella sua natura simbolica e ampiamente saggiato nelle opere più recenti, fa da limite concettuale e ideale al rapportarsi della visione di un universo perfetto, misurabile ed esperibile, con quella di un cosmo infinito ed in continuo divenire. Cerchio con due anime e due misure, delle quali potremmo argomentare come, per la prima, il centro del compasso che ne traccia la circonferenza si colloca con precisione nel qui ed ora mentre, per la seconda, il punto di appoggio si situa nel non-luogo e non-tempo, all’origine del “tutto”. Chiedendoci “Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? - Oppure: “Che cosa siamo? Dove siamo? Come mutiamo e perché?”. O ancora, facendo sfuggire il nostro punto di osservazione dalle vicende del mondo, ponendo le medesime domande nei confronti dello stesso. Lungo un percorso di ricerca Cosmologico o anche più in profondità e in senso ontologico riattualizziamo domande fondamentali, madri di tutti gli interrogativi che costellano tutte le discipline, siano esse scientifiche che umanistiche.
Tutti coloro che abbiamo coinvolto nel progetto Cosmogonie hanno formulato considerazioni, commenti o ipotesi in merito a tutto questo dando possibili risposte nel proprio specifico disciplinare o, più arditamente quanto necessariamente, hanno rilanciato gli interrogativi in un gioco di squadra che si sta facendo sempre più interessante.
E’ così che, superata l’autoreferenzialità dell’arte, consuetudine fin troppo diffusa nella cultura contemporanea, si può trovare il coraggio di ricercare in modo transdisciplinare sempre nuovi e inaspettati confronti con problematiche inerenti i processi cognitivi.
Così sono nate anche le opere di Paolo Barlusconi per Cosmogonie, a proposito delle quali eccovi una breve storia... tracciata liberamente sul filo dei ricordi, descrivendo alcune opere, ricordando gli incontri e i luoghi che hanno ospitato la rassegna mentre per le immagini non incluse in questo saggio e una completa documentazione rimando il lettore all'indirizzo Internet www.caldarelli.it/cosmogonie.htm.

Quando nel 2005, volendo celebrare l'anno internazionale della fisica, si rese necessario individuare uno spazio che potesse ospitare Cosmogonie, nella fattispecie di una mostra e contestualmente un convegno, trovammo benevola accoglienza da parte dell'allora Prorettore Polo Regionale di Como, del Politecnico Politecnico di Milano, Roberto Negrini e dei suoi collaboratori Maria Brovelli e Marzio Ghezzi che, quest'ultimo responsabile della comunicazione informatica e video del METID, ci avrebbe spesso assistito per le problematiche tecniche. Proprio lì, dove nell'interrato si trovava il loro centro di eccelenza per la ricerca nel campo della fisica, con un buon concorso di pubblico, ci trovammo in diversi relatori per un incontro anomalo rispetto alle consuetudini del mondo dell'Arte. Ma la cosa era voluta e, il vero argomento: "origine, natura, destino ed esplorazione del cosmo", fu trattato secondo le varie competenze disciplinari  e solo Paolo Barlusconi, giustamente con me, argomentò d'arte prendendo ad oggetto le proprie opere lì esposte per una sorta di visita guidata. Il convegno, dopo le classiche prolusioni di ringraziamento, fu aperto dal Fisico Alfredo Dupasquier, persona amabilissima e già docente di fisica ai tempi in cui Paolo Barlusconi frequentava il Politecnico. Con “Microcosmologia” il Cosmo dal punto di vista di un fisico della Materia Dupasquier entrò in argomento trattando del profilo storico e professionale del fisico nella sua branca di competenza. Citando le sue stesse parole: "Per la filosofia classica e medioevale, il filosofo era anche fisico: cioè uno che s’intendeva - o pretendeva d’intendersi - sia di Fisica sia di Meta-Fisica. Dopo Galilei, quindi dopo la fondazione della Fisica come scienza sperimentale, la confusione tra fisico e filosofo non è più possibile. Il fisico affronta lo studio della natura chiedendosi - cosa esiste? come posso dimostrare sperimentalmente l’esistenza di ciò che esiste? - Il confine tra Fisica e Meta-Fisica è dunque ben segnato e ovviamente definisce anche il limite di questo mio intervento ad un incontro in cui si vuol parlare di Cosmologia". I giochi furono così aperti e si susseguirono gli altri interventi, direi in modo naturale e più sinergico che antitetico. La seconda relazione era stata affidata a un umanista, docente di lingua latina, poeta e traduttore di testi classici: Luigi Picchi che si occupò della visione del cielo nella cultura latina titolando il proprio intervento quasi si trattasse di una saga cinematografica "Un impero stellare". Le sue prime righe ben riassumono il tema: "Gli antichi Romani sono arrivati pressoché dappertutto. Perfino sulle stelle. Certamente, non fisicamente, ma con l’immaginazione e il pensiero sì. Ad esempio nel Somnium Scipionis (54-51 a. C.), di cui sono debitori il Dante del Paradiso (cfr. Canto XXII) e il Keplero del Somnium Lunae, Cicerone, l’autore, immagina che Scipione l’Emiliano, moderator rei publicae, abbia una stupefacente visione notturna dove in compagnia dell’avo Scipione l’Africano, intraprende una sorta di viaggio siderale, un’ascensione planetaria, occasione per una generale riflessione politica e morale. Per il pubblico si è trattato perciò di compiere un viaggio, emulando l'Iter exstaticum di Athanasius Kircher, dal centro della Materia al centro del Cosmo quale era immaginato nella mitografia romana. Il confronto con un approccio filosofico, non si fece aspettare e fu fornito da Fabio Gabrielli  (allora ricercatore presso l’università Ludes di Lugano) con "La colpa antecedente nella cosmosofia e nell’antroposofia dell’orfismo". La mano passò alla cultura greca focalizzando il discorso sulla "Cosmosofia orfica" fortemente incentrata, come quella empedoclea, sulla tragica contrapposizione tra l’Unità primigenia, da cui tutto proviene e a cui tutto ritorna, e la lacerante molteplicità cosmica, intesa come vita fenomenica e luogo dell’esilio per l’anima, costretta a pagare il fio delle colpe commesse a livello pre-cosmico. A questo punto l'argomento del convegno virò decisamente nell'ambito della mitografia multiculturale con Luigi Viazzo, divulgatore scientifico, affrontando "Il Cosmo nelle antiche leggende e la mitologia delle costellazioni". Un escursus questo che partito da una moderna classificazione delle varie teorie sulle origini del Cosmo si è poi incentrato sulla invenzione mitica delle culture dei nativi mesoamericani che ampiamente si sono occupate della genesi dell'universo oltre che della pura osservazione e descrizione astronomica.
Di questo convegno hanno fatto parte anche due conferenze a distanza, che oggi si chiamerebbero con maggiore naturalezza "in remoto". Una è stata Fiorella Terenzi, descritta su una rivista come un incrocio fra Carl Sagan e Madonna, astrofisica, scrittice e musicista, che quando le scrissi per invitarla al convegno, non potendo tornare in quel momento dagli Stati Uniti dove tutt'oggi lavora, con mia sorpresa accettò di inviarmi un testo da usare all'occorrenza. Iniziò così una nuova amicizia che l'avrebbe poi portata finalmente da noi per il convegno "Voglia di Cielo" organizzato alcuni anni dopo nell'ambito di Cosmogonie. Il secondo, che poi ci avrebbe aperto altre porte in ambito universitario, è stato Michele Emmer. Con lui ci eravamo conosciuti ancora nel 1985, quando entrambi scrivevamo su "Scienza85" rivista di divulgazione scientifica. Ci aveva accomunato l'interesse per un romanzo matematico di fine '800: Flatland. Eravamo pertanto entrambi frequentatori delle teorie del multiuniverso che, riversate nell'ambito di Cosmogonie, fruttarono il suo intervento "Il cerchio: archetipo simmetrico". Lo interessò infatti la costante geometrica delle opere di Paolo Barlusconi, quasi tutte circolari: «La simmetria è una materia vasta, importante nell'arte e in natura. La matematica ne è la radice, e sarebbe ben difficile trovare un campo migliore in cui dimostrare come operi il pensiero matematico.» - cito le sue conclusioni - così scriveva nel 1951 il matematico Hermann Weyl. Ed il cerchio è l'immagine stessa della simmetria. Matematica, archetipo, città, coscienza dell'io, universo. Si potrebbe fare a meno delle figure circolari?
Fu un successo e l'iniziativa, pensata come evento isolato, ebbe uno sviluppo tanto inaspettato quanto quasi auspicato dalla grande opera "Galassie" appesa alle spalle dei relatori, con la didascalia: Dopo il Big Bang la materia si addensa secondo leggi ineluttabili nello stupefacente sistema delle galassie e delle nebulose: un universo all’apparenza caotico dove però tutto si muove in un perfetto sincronismo di moti e di rivoluzioni. E’ una delle più esaltanti manifestazioni di ciò che chiamiamo “essere”. Una rappresentazione, questa, tanto potente e ricca di implicazioni quanto essenzialmente povera nell'uso dei materiali: tela e intelaiatura di alcuni ombrelli.
Lo scopo di questo primo incontro, mantenuto e sviluppato successivamente ad ogni tappa di Cosmogonie, è stato non tanto quello di avvalorare le qualità estetiche delle opere esposte mediante elucubrazioni extradisciplinari, quanto piuttosto di instaurare dialoghi paritetici su argomenti comuni se non addirittura, rovesciando la situazione. Volevamo in pratica far sì che la curiosità per l'opera d'arte fungesse da volano per concatenare stimoli che spingessero l'osservatore ad ulteriori approfondimenti... anche semplicemente veicolando l'interesse mediante didascalie/commenti che descrivevano le concezioni insite nelle opere stesse.

L'anno successivo, proprio grazie a Michele Emmer che ne era l'organizzatore, partecipammo, con una conferenza di Paolo Barlusconi, al convegno internazionale "Matematica e Cultura 2006" nella sede dell'Oratorio Santa Margherita di Venezia. Fu una vera iniziazione al mondo della matematica per via di questo evento organizzato dal Dipartimento di Matematica Applicata, Università di Ca' Foscari, Venezia in collaborazione col Dipartimento di Matematica "G. Castelnuovo", Università di Roma "La Sapienza" e quello della Università di Bologna senza contare il Dipartimento di Scienze per l’Architettura dell’Università di Genova. Questo convegno, il decimo della serie iniziata nel 1997 e ricco di una quarantina di interventi, era incentrato sull'analisi delle possibili connessioni tra la matematica e altri aspetti del sapere umano. Tra i temi trattati in questa edizione, furono: matematica e arte, matematica e applicazioni, matematica e cinema, matematica e teatro, matematica e letteratura, matematica e psichiatria, matematica e bolle di sapone, matematica e architettura. Qui, per l'esiguità dello spazio vennero esposte solo alcune opere tridimensionali, essendosi rivelato problematico il loro trasporto in laguna, ma per la prima volta mostrammo al pubblico anche quei Lasergrammi dei quali parleremo ampiamente più avanti in occasione della mostra, allestita nel 2019 in collaborazione col Centro Internazionele della Grafica, negli spazi della galleria Venezia Viva e dedicata solo ad essi in occasione della LVIII Biennale d'Arte di Venezia.

Nell'autunno dello stesso anno fu Leonardo Alfonsi del Perugia Science Fest a darci più che ampia ospitalità nel Centro Espositivo Rocca Paolina a Perugia. Uno spazio tanto grande, quanto estremamente suggestivo. Benchè vi si acceda dopo aver risalito la china della rocca con due lunghissime scale mobili interlacciate, ci si ritrova in un luogo "sotterraneo" che ingenera nel visitatore una sensazione "onirica" di disorientamento spaziale. A fine percorso, ci si attende un belvedere con una visione panoramica dall'alto mentre, al contrario, ci si ritrova inaspettatamente in una elegante caverna. Il Perugia Science Fest avviato nel luglio 2003, è stato un evento con periodicità annuale nato, fra i primi in Italia, dall’intuizione di un gruppo di giovani con una formazione in fisica e matematica e una ricca esperienza in vari campi della comunicazione della scienza, che insieme a scienziati e appassionati decisero di utilizzare la forma del festival per condividere con il grande pubblico l’entusiasmo di osservare e capire la natura attraverso la scienza.

Nel mese di novembre 2006 fu la volta del
Museo Gianni Caproni di Trento. Un museo, questo, situato alle porte della città, accanto all'aeroporto, secondo per importanza solo al museo dell'areonautica di Bracciano dove peraltro avremmo esposto due anni dopo. Fu la stessa Maria Fede Caproni, ultima discendente della storica famiglia costruttrice di aerei, ad accoglierci benevolmente. La scintilla, per l'occasione, scattò grazie ad una mia pregressa frequentazione del museo stesso, quando nel 1994 vi organizzai una mostra dedicata al "Piccolo Principedi Antoine de Saint Exupéry. Il nostro evento di apertura coincise con la presentazione, a restauro ultimato, di un fiore all'occhiello di questa collezione aeronautica: la versione terrestre dell'aereo Caproni Ca 100, per gli esperti confidenzialmente chiamato "Caproncino", del quale, nella versione idro, ricordo fosse presente un esemplare efficiente al volo nell'idroporto di Como. Si è colta l'occasione, tra l'altro, di valorizzare l'attività di restauro consentendo una inusuale visione di questo reperto storico grazie alla particolare modalità multimediale di fruizione della mostra.

Nel mese di marzo 2007, la rassegna Cosmogonie trovò accoglienza presso la
Biblioteca del Dipartimento di Matematica G. Castelnuovo della Sapienza - Università di Roma. Lo spazio della biblioteca progettata da Giò Ponti che si presentò ai nostri occhi durante il primo sopralluogo esplorativo fu uno dei più insoliti e stimolanti e, se non fosse stato per motivi di sicurezza, l'idea di sospendere le opere nel vuoto, ai vari livelli delle scaffalature di questo ambiente, ci era sembrata di grande effetto.  La soluzione "in sicurezza" che adottammo risultò poi comunque efficace ed avemmo modo di  mescolare letteralmente le opere ai volumi rari che vennero esposti in quell'occasione. Questo accadde in occasione della rassegna bibliografica "Tecnologia e Scienza dal periodo ellenistico alla Enciclopédie - Macchine, modelli, rappresentazioni della natura, circolazione dei saperi" nell'ambito della XVII Settimana per la Cultura Scientifica programmata dal Ministero dell'Università e della Ricerca. Un evento, questo, che venne condotto con sistemi di massimo controllo data la preziosità dei volumi esposti fra i quali figurarono un raro esemplare degli elementi di Euclide del 1482, una copia del Mechanicorum liber di Guidobaldo Del Monte, le diverse et artificiose machine di Agostino Ramelli e altri autori come William Gilbert, Girolamo Cardano, Antoine L. Lavoisier oltre alle Philosophical transactions of the Royal Society of London e l'Acta eruditorum del 1682. Il tutto fu molto stimolante attirando la visita di molti docenti dell'ateneo e non, compreso il Rettore Magnifico. Ricevemmo anche la visita di Kim Weltman, occasionalmente di passaggio a Roma e di Giuseppa Saccaro del Buffa; entrambi sarebbero poi stati da noi "reclutati" come relatori per il convegno di Mirandola di cui si dirà più avanti.

Verso l'estate dello stesso anno, avendo agio di operare nella nostra Como, azzardammo un primo convegno di un certo rilievo presentando, in due tornate di lavori lungo l'arco della giornata, ben nove interventi. Lo intitolammo "
Voglia di Cielo" ponendo il volo a centralità speculativa, filosofica, linguistica e astrologica, come sottolineato dagli argomenti degli interventi del convegno. Un insieme di temi individuati nella letteratura e nelle origini del mito ma anche nella modernità, nella attività esplorativa del cielo e del cosmo: dal volo immaginato alle prime esperienze aerostatiche dei temerari in pallone, dagli impeti Aerofuturisti alle missioni Apollo. Questo è stato tema anche delle mostre presentate nei tre principali musei italiani dell'aeronautica: la prima, della quale abbiamo parlato poco addietro, al Museo Caproni di Trento e altre due, di cui ci occuperemo più avanti, al Museo dell'Aeronautica Militare di Bracciano e al Museo Volandia alle porte dell'aereoporto di Malpensa. In apertura, con "Il Cielo nella cultura medica del quattrocento", (argomento che poi maggiormente svilupperà per noi nel 2009 a Mirandola, per "Cosmo e Cielo") Chiara Milani ha preso spunto da un manuale di medicina del sec. XV, il Liber de Homine di Gerolamo Manfredi, edito per la prima volta a Bologna nel 1474, per mettere in luce in quale misura allora i saperi del medico interagivano tra loro e, soprattutto, quale ruolo giocavano, nell'analisi minuziosa del corpo umano, attingendo a discipline antichissime, per ritrovare e tracciare un nuovo equilibrio tra la Terra e il Cielo. La vivacità del volo in letteratura è stata poi testimoniata da un doppio intervento sviluppato da Luigi Picchi, umanista, in un percorso all’insegna dell’intertestualità in coordinamento con Lorenzo Morandotti, giornalista e saggista: "Addio all'Ombra - Pagine Alate". L'argomento di Picchi è stato: "Dal folle volo del mito al viaggio cieco di Borges" e quello di Morandotti: "Le imprese d’aria nell'opera specifica di D'Annunzio, Emilio Salgari e F. T. Marinetti". Passando dalla letteratura alla sperimentazione e storia del volo, ecco proseguire nel tema, come relazione successiva, quella di Marco Majrani incentrata su: " L'aerostatica e lo sviluppo della scienza moderna". Un excursus, questo, di più che ampio respiro a partire dalla cultura di Nazca di 2000 anni or sono per arrivare, argomentando su storia, documenti, reperti e tecniche, fino all'attualità della cultura moderna che assiste ad una vera e propria rinascita dell'aerostatica, sia in ambito sportivo che di progettazione  in ambito aerospaziale a fini scientifici e di utilità pratica. Palloni e dirigibili, è stato qui raccontato da Majrani, sono entrati nuovamente anche nell'immaginario futuribile. Maria Fede Caproni sollevandoci virtualmente "in volo", al termine della sessione mattutina del convegno, ci ha portato al "Museo dell'Aria Gianni Caproni di Trento", fondato nel 1929 dal padre, pioniere delle costruzioni aeronautiche, dove avevamo già presentato Cosmogonie nel 2006. Una serie di ricordi del fermento artistico che faceva capo alla Caproni, e particolarmente a Maria Fede, allora giovane e graziosa musa del movimento, ha ricostruito un aspetto della avventura aerofuturista, fatta di umori vivaci e passione per volo, arte e letteratura. "Anche d'Annunzio frequentava la mia casa e mi scriveva spesso", mi raccontava lei, paragonando le lettere che io periodicamente le scrivevo e me lo diceva scherzosamente, non certo paragonando la mia prosa a quella del Vate. Dopo un piacevolisimo break per il pranzo, consumato in una sala riservata della biblioteca, circondati da scaffali di libri, la sessione pomeridiana fu aperta all'insegna di una disciplina che aveva caratterizzato il primo esperimento di volo, effettuato con una sorta di barchino con le ali sul lago di Bracciano. Cesare Baj ci ha documentato sul volo con l'idrovolante che, dopo le grandi imprese degli anni ’30 e la scomparsa nel dopoguerra, è alle soglie di un nuovo rilancio. L'argomento: "Il rinascimento del volo idro" ha fornito così l'occasione di ricordare come a Como esistano uno degli ultimi idroporti ed una scuola di volo specifica di questa disciplina. Ne è emerso infine  che la caratteristica più connaturata dell’idrovolante è la versatilità, ovvero la capacità di potersi posare ovunque vi sia acqua e di poter operare in migliaia di luoghi, servendosi solo di infrastrutture leggere ed economiche o addirittura temporanee. Tutto questo senza costringere i passeggeri a sottoporsi a lunghi trasferimenti da e per la città riservando così a questo antico mezzo di trasporto un esaltante futuro... concludendo, tutti i presenti sono stati invitati all'Aero Club di Como per farne esperienza. Proiettandoci direttamente nel Cosmo, la successiva relazione, di Fiorella Terenzi, ha trattato delle tecniche di conversione, delle onde radio provenienti dalle galassie, in suoni. Arrivata appositamente dagli Stati Uniti, dove attualmente vive e lavora, Fiorella Terenzi ha affascinato il pubblico con "Ma quale silenzio siderale", spiegando in modo estremamente lineare la sua ricerca di una rappresentazione del Cosmo in forma sonora, investigando se il suono, appunto, possa essere usato come strumento per l’esplorazione dell'Universo. Una strada alternativa, questa, in aggiunta a quella ottica e ad altre tecniche, che rivela informazioni non accessibili ad una rappresentazione visiva. Come musicista, questi suoni galattici sono alla base della sua Musica Stellare, sottofondo che accompagna ormai fin dall'inizio tutti i video documentativi di Cosmogonie. In chiusura dei lavori, infine, Luigi Viazzo ha tracciato una cronaca dell'esplorazione spaziale con "Le missioni Apollo  nella storia dell’astronautica". Una storia che caratterizzò 7 anni, dal 1968 al 1974 con la diciasettesima missione che si tenne dal 7 al 19 dicembre di quell'anno e concluse il programma stesso con l'ultimo allunaggio umano. Con questo argomento, ampliato su più versanti disciplinari da ben 12 relatori, il progetto Cosmogonie tornerà nel 2020 in occasione del cinquantesimo anniversario del primo sbarco sulla luna organizzando il convegno "Omaggio alla Luna" nel salone del Broletto di Como.

Il 2007 fu un anno di grande sviluppo per il nostro progetto e in inverno approdammo anche alla
Biblioteca cantonale di Lugano, nell'ambito del programma di attività transculturale italo/svizzera della biblioteca ticinese. Per questa occasione venne organizzato un incontro a due voci mettendo a confronto l'antropologia filosofica con la cosmologia e l'astrofisica. Intervennero Fabio Gabrielli, ricercatore dell'Università L.U.de.S., con "Angoscia cosmica e nostalgia del divino" nel mondo greco, e Philippe Jetzer, dell'Istituto di Fisica Teorica dell'Università di Zurigo con "Alcuni aspetti della moderna cosmologia e astrofisica".

Nel mese di giugno dell'anno successivo ci trasferimmo al
Museo Storico dell'Aeronautica Militare,  a Vigna di Valle, sulle rive del lago di Bracciano. Vi arrivammo grazie all'interessamento del direttore del museo, il Tenente Colonnello Massimo Mondini che aveva apprezzato la mostra allestita nel 2006 al Museo Caproni di Trento. In questo enorme tempio della storia dell'aeronautica (4 padiglioni per una superficie totale di 12.960 mq), tra l'altro, godemmo di una enorme kermesse perchè, proprio allora, ricorreva  il centenario del volo del primo dirigibile militare italiano su quelle acque, e della costituzione del primo Cantiere Sperimentale Aeronautico sulla sua riva. Le opere qui trovarono luogo espositivo insolito, proprio sotto le ali di un grosso aereo trimotore, uno dei più grandi posseduti da questa sterminata raccolta. Una raccolta  museale cui fa da completamento un nutrito archivio di documenti e reperti di ogni genere ed ogni epoca.

In occasione dell'Anno Internazionale dell'Astronomia (IYA 2009) indetto dall'ONU e nel 400° anniversario del primo utilizzo del cannocchiale da parte di Galileo Galilei, approfittammo della
VI edizione della Festa dell'Astronomia di Perinaldo. Un paesino, questo, nell'entroterra ligure di Imperia e che è noto nel mondo dell'astronomia per aver dato i natali a Gio.Domenico Cassini, (1625 - 1712) e ai suoi discendenti, tra cui gli astronomi e cartografi G.F. e G.D.Maraldi. Un luogo, potremmo dire, interamente consacrato all'astronomia. Nel centro storico di Perinaldo, lungo via G.D.Cassini, un caratteristico "carrugio", è stato realizzato un sistema solare in scala 1:10.000 miliardi: in terra sono state posizionate delle piastre in pietra, con incise delle sintetiche informazioni astronomiche, con riferimenti al Cassini e alla Missione Interplanetaria Cassini-Huygens. Sono rappresentati il Sole e i pianeti fino a Saturno, il più lontano dei pianeti conosciuti al tempo del Cassini e visibili ad occhio nudo. Nella locale Chiesa della Visitazione è stata realizzata nel 2004 una meridiana a camera oscura in tutto simile a quella progettata da Cassini stesso per la Basilica di San Petronio a Bologna nel 1655. Il nostro tramite, per questo splendido luogo, fu un agguerrito gruppo di astrofili della Associazione Stellaria, nella persona di Marina Muzi, allora direttrice ed anima del museo, che con assoluta pervicacia manteneva vivo ed accresceva costantemente quel piccolo ma nutrito spazio espositivo con annesso osservatorio dedicato a Cassini, personaggio peraltro eternamente conteso all'Italia dai Francesi poichè era stato anche astronomo principale alla corte del re di Francia. Fu questa l'opportunità di incontrare, in occasione di un convegno, lì indetto per la Festa dell'Astronomia, l'astronauta Franco Malerba ed Amalia Finzi, Ordinario di Meccanica del Volo Spaziale, Politecnico di Milano e Human Spaceflight Vision Group dell'Agenzia Spaziale Europea. Un colpo da 90! Come si usa dire, per noi proseguiva così il programma di presentare Cosmogonie al pubblico ma anche e soprattutto di incontrare sempre nuovi personaggi delle più disparate discipline. L'opera "Porta del cosmo" per l'occasione fu donata al museo stesso perchè ispirata alla struttura di Saturno, pianeta chiave della ricerca astronomica di Cassini.

Nel medesimo anno, in settembre, grazie alla fattiva collaborazione di Giampaolo Ziroldi, coordinatore del Centro Internazionale di Cultura Pico della Mirandola  e alla benevola accoglienza del direttivo dello stesso, organizzammo in quell'ambito un convegno mirato alla rievocazione della figura di Pico. Sorto grazie all’apporto di tre soci fondatori, il Comune di Mirandola, l’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento di Firenze e l’Istituto per i Beni Culturali, Artistici, Naturali della Regione Emilia-Romagna, il Centro Internazionale di Cultura “Giovanni Pico della Mirandola” svolge un’attività di promozione culturale incentrata principalmente sul pensiero e sulle opere di Giovanni Pico della Mirandola e del nipote Gianfrancesco, nonché sulla città di Mirandola, per oltre quattro secoli piccola corte padana legata alla famiglia dei Pico. Proprio nel Castello dei Pico, con un buon salto epocale e di argomentazione Giuseppa Saccaro del Buffa Battisti parlò di " Espansione e condensazione nel Cosmo di Roberto Grossatesta"e come secondo intervento Kim H. Veltman ci intrattenne con una lunga relazione su: Alfabeti, Elementi e Cosmologie. Il terzo intervento fu di Chiara Milani su "Il cielo nella cultura medica del Quattrocento". Del felice incontro è anche testimonianza "Il Cosmo di Pico", un'opera creata appositamente per essere donata al Centro. Pensata in riferimento al De Hominis Dignitate la struttura perfettamente radiale della stessa rimanda alla concezione rinascimentale, che pone l'uomo, con le sue capacità di pensiero e di azione, al centro della dimensione del reale.

Nel mese di agosto del 2010 una grande kermesse coinvolse anche Cosmogonie ad Asiago, all'interno dell'auditorium del Palazzo del Turismo Millepini. Lì, in occasione della Notte Nera, per una attività osservativa al telescopio Copernico in collaborazione con l'I.N.A.F. e con il coordinamento di Lina Tomasella, gli astronomi ed i tecnici di Cima Ekar hanno guidato il pubblico con spiegazioni e chiarimenti sulle immagini proiettate in diretta sul grande schermo ed è stata anche attivata una proiezione continuativa di un telegiornale a carattere astronomico in streaming. Si è rivelata inaspettatamente una manifestazione veramente elettrizzante con un grande concorso di pubblico entusiasta, nonostante l'argomentazione non del tutto popolare, e che ha seguito con interesse anche la visita guidata alle opere di Cosmogonie.

La primavera successiva, nel 2011, in collaborazione con la Fondazione Prato Ricerche, al Museo di Scienze Planetarie di Prato venne organizzata per noi la conferenza Arte, Storia e Scienza raccontano il Cosmo, un incontro a più voci che vide confrontarsi tre ambiti disciplinari differenti su una tematica convergente. Emanuele Pace, con "Dal futuro al passato alla ricerca delle origini" mentre Riccardo Farinelli tracciò un parallelo di "Suggestioni tra arte e scienza"nella cultura delle immagini. Silvana Barbacci, descrisse "Una sperimentazione teatrale sulle prime scoperte astronomiche galileiane". Grazie alla singolare e inusuale accoglienza riservataci dal direttore del museo, Giovanni Pratesi, e dalla Fondazione con Isabella Berardono e Serafina Carpino, particolare fu lo spazio che avevamo occupato con la mostra nella sede dell'istituzione: una struttura policentrica a spazi intercomunicanti, contenente una delle più interessanti raccolte di meteoriti a livello mondiale.

Nell'estate successiva ci fu il terzo ed ultimo appuntamento con un museo dell'aeronautica, l'allora nuovissimo
Volandia, nei pressi dell'aeroporto di Milano Malpensa. Questo museo, realizzato nelle ex officine Caproni, dove venivano costruiti i primi velivoli della storia dell'aviazione italiana, ci aprì le porte ancora una volta grazie alla curiosità culturale di Maria Fede Caproni. Proprio in quei giorni vi si apriva il nuovo padiglione, dedicato all'Universo, in questo grandissimo museo dalla doppia anima costituita da un intelligente recupero di  Archeologia Industriale e di documentazione divulgativa della storia del volo, dai primordi all'astronautica.

Nel 2013 per il 540° anniversario della nascita di Nicolò Copernico  la rassegna Cosmogonie, grazie all'entusiastica accoglienza della direttrice Serena Bertolucci,  ha varcato i cancelli di Villa Carlotta, a Tremezzo sul Lago di Como, museo e orto botanico italiano fra i più noti nel mondo. Il senso, lì, è stato giocato sul parallelo simbolico fra le opere esposte e il mondo vegetale del giardino inteso come specchio dell’universo: un’idea di rapporto armonico fra uomo e cosmo come descritta negli erbari astrologici che molta parte hanno avuto nello sviluppo della scienza medica alle sue origini o nei lunari agricoli che tanta attenzione ponevano alle fasi lunari. Ma, soprattutto, si è voluto ricordare che la terra, corpo vivente, è anche uno splendido giardino, l’unico che per ora può ospitare la vita del genere umano in attesa dell'esito delle futuribili quanto incognite avventure spaziali. A Villa Carlotta la mostra è stata arricchita da un interessante nucleo di volumi antichi, di argomento astronomico e matematico, a cura di Meda Riquier Rare Books Ltd.,  Le opere esposte, come le teorie contenute nei testi, si sono pertanto offerte all'osservatore come autentiche capsule del tempo. "Semi" o "Calici" ricchi di polline, data l'analogia con il mondo vegetale, contenenti una serie di istruzioni genetiche utili a ricreare in un ipotetico futuro materiali, oggetti, idee e concetti.

Per celebrare il decennale di Cosmogonie, nell'agosto 2014 abbiamo presentato una ampia antologica nella ex chiesa di
San Pietro in Atrio a Como e c'è stata l'occasione per  una video conferenza al convegno Palas y las Musas. Un convegno, questo, organizzato dall'Instituto de Investigaciones en Matemáticas Aplicadas y de Sistemas  e dell'Instituto de Investigaciones Estéticas dell'Universidad Nacional Autonoma de Mexico. La nostra partecipazione al convegno, tenutosi nell'arco di tre giorni in Messico a Guanajuato e ricco di una cinquantina di partecipazioni ad alto livello internazionale provenienti da istituzioni, musei e università, era stata programmata già l'anno precedente, grazie all'interessamento di Maria Olga Saenz Gonzales che era venuta in Italia per conoscerci e prendere accordi. La nostra conferenza è stata registrata con l'aiuto di Marzio Ghezzi mentre  un video che documenta gli atti del convegno, pubblicati in 6 volumi distinti, si trova su You Tube. Il palinsesto con i sunti delle relazioni del convegno, che hanno coperto un arco storico/temporale dal rinascimento alla contemporaneità, sono disponibili nel nostro sito in PDF.

L'incontro immaginato col sismologo  Raffaele Bendandi, uno dei più controversi della storia scientifica italiana, e quello reale con la sua massima esegeta: Paola Pescerelli Lagorio, sono stati lo stimolo per la rassegna presentata nel 2016 a Faenza nel Palazzo delle Esposizioni, in collaborazione con la Casa Museo Raffaele Bendandi. Uno spazio sterminato, questo, che ha accolto una quantità incredibile di opere ed ha fornito anche una nuova occasione per un incontro interdisciplinare a più voci.

L'interesse per l'Astrarium, orologio astronomico di cui esistono due riproduzioni, l'una al Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci a Milano e la seconda al Museo della Laguna Sud di Chioggia nel 2017 ci ha poi portati nel museo di questa città ai margini della Laguna di Venezia.  L'astrarium è stato progettato e costruito nel 1364 da Giovanni Dondi dall'Orologio; purtroppo ne è andato perduto il meccanismo originale, che si è potuto ricostruire grazie ad un prezioso manoscritto lasciatoci dal Dondi stesso. Questo manoscritto divulgato nel 2003, tradotto e commentato in anastatica  da Aldo Bullo è stato argomento di un incontro organizzato dal Gruppo Culturale Dondi dall'Orologio e arricchito da una conferenza di Angelo Frascati, per rendere omaggio al carattere interdisciplinare delle ricerche dei Dondi (Jacopo e Giovanni) tese a studiare l'uomo e il cosmo come parti integranti di un sistema unitario.

Nell'estate del medesimo anno siamo approdati a
Pennabilli, nell'entroterra riminese lungo la Valmarecchia. Cittadina di adozione di Tonino Guerra, Pennabilli vanta una duplice valenza: poetica per via del "museo diffuso" di questo poeta, e matematica per via dell'eccellenza a livello internazionale del  Museo del Calcolo Mateureka. Renzo Baldoni, il suo ideatore, creatore  e conservatore, ha accolto Cosmogonie come evento rilevante nella programmazione della attività divulgativa del museo.

Il Museo del Po di Revere di Borgo Mantovano è stato teatro nel marzo del 2018, nonostante l'abbondante nevicata, di una presenza di Cosmogonie per un omaggio alla vocazione per lo studio degli astri dei Gonzaga. Proprio nel Palazzo Ducale dei Gonzaga, sulle rive del Po, nell'ultima propaggine della provincia di Mantova a sud del fiume, e Rodolfo Signorini è  intervenuto con una conferenza relativa all'orologio astrologico/astronomico, "nobilissimo horologio" di Mantova. La mostra fu allestita nella sala del Po, virtualmente sulle sponde del fiume stesso, raffigurato in una lunga teoria di bacheche contenenti numerose tavole di una antica mappa del fiume, grazie all'ospitalità e collaborazione dei membri della proloco cittadina e del loro presidente Riziero Giovannini. Un vero manipolo agguerrito quanto contenuto nel numero che miracolosamente e con incredibile dedizione mantiene vivo questo museo.

Nell'estate del medesimo anno il Palazzo Reale di Genova, grazie alla disponibilità della direttrice  Serena Bertolucci, ha aperto le proprie porte a Cosmogonie per un omaggio alla capacità immaginativa e al coraggio di Cristoforo Colombo. Per l'occasione la rassegna è stata dotata di un nuovo filmato interdisciplinare in argomento  che raccoglie le più inaspettate fantasie che prendono vita in virtuale dialogo grazie a una carrellata di immagini, tratte da antichi testi: da Sacrobosco a Clavio, da Kircher a Flammarion e molti altri.

Il 2018 è stato un anno intenso ed ha portato la nostra rassegna anche a Grizzana Morandi nell'incredibile Rocchetta Mattei. Cesare Mattei (1809-1886), il suo ideatore e fondatore fu un personaggio molto singolare, geniale quanto controverso, che si appassionò in egual misura all'astronomia, al magnetismo e alle scienze mediche con particolare attenzione per l'omeopatia. Il luogo possiede particolari valenze magnetiche e, come tutta l'area di Montovolo che si stende alle pendici della rocca, si innesta, secondo approfonditi studi, in una rete di forza geocosmica.

L'anno successivo, in occasione della LVIII Biennale d'Arte di Venezia, nello spazio espositivo dell'Atelier Aperto e in collaborazione con Venezia Viva e il Centro Internazionale della Grafica di Venezia, celebrammo un omaggio alla figura di George Sand. L'autrice abitò nell'edificio, dove abbiamo allestito la mostra, nell'estate del 1834. Al suo scritto "Laura", che descrive un'avventura simile a quella del "Viaggio al centro della Terra" di Jules Verne (pubblicato nello stesso anno) dedicammo la mostra. Per la prima volta, in questa occasione furono proposti a sé stanti i "Lasergrammi"(opere realizzate impressionando l'effetto della scomposizione di un raggio laser su carta fotosensibile) per proiettare virtualmente nel centro del Cosmo la poetica terrestre della Sand. A corredo fu realizzato e presentato anche un video, costituito da rassegna iconografica e letteraria incentrata su diversi testi (pubblicati fra la fine del '600 e l'inizio del '900) dedicati al viaggio al centro della Terra.

Nel mese di luglio 2019, come ultima iniziativa in ordine di tempo, a 15 anni di distanza dall'avvio di Cosmogonie, cogliemmo l'opportunità di celebrare il 50° anniversario del primo allunaggio. Una mostra di ampio respiro e, ad integrazione della stessa, un convegno ricco di 12 interventi, furono ospitati nel Palazzo del Broletto a Como grazie alla disponibilità dell'Assessorato alla Cultura della città di Como.
La prima tornata del convegno, inteso con apertura a 360 gradi nei confronti di tutte le discipline, in accordo con l'impostazione programmatica di Cosmogonie, si aprì riprendendo una argomentazione già anticipata fra le mura del Museo della Laguna Sud di Chioggia, con "Il lungo viaggio di Jacopo e Giovanni Dondi dall'Orologio" illustrato da Angelo Frascati, Presidente del Gruppo Culturale Dondi dall’Orologio. A proposito della influenza della Luna sui terremoti, presente come idea chiave in "La ricerca scientifica di Raffaele Bendandi", ha poi parlato Paola Pescerelli Lagorio, Presidente dell’Osservatorio Geofisico Raffaele Bendandi di Faenza. Si passò quindi, dall'ambito scientifico delle due prime relazioni, a quello poetico incentrato su "La Luna negli scritti e nella poetica di Giacomo Leopardi" ampiamente trattato da Vincenzo Guarracino, scrittore, poeta e noto studioso di Giacomo Leopardi. La deriva psicologica applicata alle "influenze" del nostro satellite sulla vita quotidiana è stata invece fornita da Abitare la Luna, riflessioni sulle proprietà lunari in ambito psicologico, sociale, educativo, organizzativo, fatte da Luigi Castelli, psicologo e psicoterapeuta sistemico. Dall'antropologia culturale moderna, facendo un passo indietro nel tempo, in ambito letterario e mitografico, la successiva relazione: Acqua di Luna ha considerato la Luna associata alla donna e all'ancestralità di tutto un mondo misterioso ad essa legato, per tramite di Chiara Milani, responsabile scientifico della Biblioteca comunale di Como. Passando poi agli albori della ricerca scientifica con il primo utilizzo del cannocchiale, è stata la volta di Galileo e il vero volto della Luna, un viaggio tra storia e selenografia guidato da Valeria Zanini,  responsabile del Museo La Specola dell'Osservatorio Astronomico di Padova. Un vero e proprio salto nella modernità con considerazioni di variegato giornalismo scientifico è stato effettuato poi da Luigi Viazzo, giornalista e divulgatore scientifico, con I colori della Luna: un viaggio infinito nel cosmo, congiunzioni astrali e coincidenze terrestri, arricchendo tra l'altro la relazione con una puntuale cronistoria delle missioni Apollo. Squisitamente letteraria quanto antiscientifica e poetica è stata poi la Ceronettiana di Lorenzo Morandotti, giornalista e scrittore, che ha rievocato lo spirito di Ceronetti come una voce fuori dal coro in difesa della Luna. Di seguito, sprofondandoci in una delle più antiche mitografie, con I nomi della Luna, Daniela Lunghi, storica dell’arte, membro CIETA, conservatore onorario delle Civiche Collezioni tessili di Genova, bilanciando la relazione fra rappresentazione simbolica e cosmologia, ha raccontato della Luna nei miti dell’India antica. Dando spazio all'immaginazione letteraria, è poi stato affascinante ascoltare Luigi Picchi, saggista, poeta e traduttore a proposito di Cyrano de Bergerac il cui racconto, L’altro mondo o Gli stati e gli imperi della luna è un’utopia sociale di questo scrittore che ha ispirato il personaggio teatrale di Edmond Rostand. In chiusura, Luigi Monti, musicofilo, assistente presso la Biblioteca del Conservatorio di Musica di Como, ci ha intrattenuti con La Luna in musica: “Operette e canzoni satellitari” facendoci ascoltare la variegata natura di un ricorrente tema musicale d’amore e immaginazione.

Per concludere, ma non terminare l'avventura di Cosmogonie, al momento di chiudere questo scritto, si prevedono già altri appuntamenti in attesa solo di una definizione di date. Ne saranno poi programmati di nuovi che attualmente sono ancora in fase di progettazione; chi volesse restare al corrente può periodicamente consultare la pagina di programmazione perennemente in aggiornamento che anticipa quanto poi sarà documentato anche in questa pagina di resoconto storico.


NOTE


Michele Caldarelli, (Milano 1950) laureato in Architettura, giornalista, storico, semiologo e critico d’arte, dal 1977 dirige la galleria d’arte "Il Salotto" attiva a Como dal 1965. L'interdisciplinarità, con una predilezione per il rapporto arte-scienza, è il filo conduttore di più di un centinaio di mostre da lui curate in Italia, Europa, Stati Uniti e Sud America, per musei, università e istituzioni culturali. È responsabile del sito Internet www.caldarelli.it da lui creato nel 1996. Ha ideato e realizzato svariate pubblicazioni e libri d’artista tra cui i 60 titoli della collezione di minilibri “Minima Poetica” e la nuova collezione “8x8” costituita da inediti racconti, saggi filosofici, viaggi immaginari e manuali di sopravvivenza intellettuale.
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Paolo Barlusconi, nato a Guanzate (Como) nel 1951, artista interdisciplinare, non ancora ventenne inizia la propria avventura artistica, caratterizzata da una continua ricerca di nuovi linguaggi e materiali. Gli esordi, per un breve periodo, possono essere riferiti all’area metafisico-surrealista ma successivamente sviluppa una propria poetica, incentrata sull’uso dei materiali e degli oggetti come elementi costitutivi dell’opera. Intraprende in parallelo gli studi tecnici, conseguendo la laurea in ingegneria e caratterizza sempre più la propria ricerca secondo un’ottica multimediale che costituisce elemento fondamentale del suo operare: pittura, opere tridimensionali, installazioni, fotografia. Negli anni ‘80 inizia la sperimentazione con nuove tecnologie, prima fra tutte quella laser; fonda con altri due artisti il Gruppo di Ricerche Visive "Metalaser" col quale tiene diverse mostre ed installazioni e intraprende una ricerca sulla luce che tuttora rappresenta elemento importante della sua attività artistica. Si interessa anche della teoria scientifica del Caos, esplorandone le valenze poetiche. La ricerca più recente è incentrata sulla sintesi di materia e luce, in opere e strutture di grandi dimensioni; la serie intitolata Cosmogonie, attualmente in fase di realizzazione, rappresenta l’interesse dell’artista per il grande mistero dell’uomo nell’universo. Nel 1997 è tra i fondatori del Gruppo "Anomala". Espone dal 1975 in Italia e all’estero. Nel 2007 ha partecipato alla LII edizione della Biennale di Venezia.
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Il "Genius loci", è lo "spirito del luogo" che gli antichi riconobbero come quell'"opposto" con cui l'uomo deve scendere a patti per acquisire la possibilità di abitare". - Genius loci. Paesaggio ambiente architettura è un saggio di Christian Norberg-Schulz. pubblicato nel 1979. Questo libro ha influenzato notevolmente la progettualità e lo studio dell'architettura di quegli anni, ovviando a una lacuna fino ad allora presente: creare una fenomenologia dell'architettura. Studia l'architettura e soprattutto il suo modo di inserirsi nel territorio e le modalità in cui questa può trasformarlo in luogo. Il luogo, appunto, è il nodo della sua riflessione ed è letto come caratterizzato da una precisa identità. Il Genius loci si riferisce ad una espressione tipicamente romana collegata a tutto ciò che il luogo è e che vuole essere.
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Alessandro Volta (1745 - 1827) fisico italiano, conosciuto universalmente per l'invenzione del primo generatore elettrico mai realizzato, la "Pila".
A Como, sulle rive del lago si trova il "Mausoleo Voltiano", inaugurato nel 1928 in concomitanza con l'esposizione celebrativa del primo centenario della sua morte. L'edificio, in stile palladiano, è opera dell'architetto Federico Frigerio (1873-1959).
Vi si conservano numerosi cimeli, documenti e macchine sperimentali, una parte dei quali sono stati fortunosamente strappati all'incendio che distrusse l'Esposizione Voltiana del 1899.
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Alessandro Manzoni (1785 - 1873), è considerato uno dei maggiori romanzieri italiani di tutti i tempi. Il suo più celebre romanzo è "I promessi sposi", caposaldo della letteratura italiana. La vicenda è ambientata in Lombardia tra il 1628 e il 1630. I protagonisti sono Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, due giovani operai tessili che vivono in una località del lecchese, nei pressi del lago di Como.
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Antonio Fogazzaro (1842 – 1911) scrittore e poeta. La vicenda del suo romanzo Malombra è ambientata in parte nell'antica villa Pliniana sul Lago di Como, che costituì per Fogazzaro una delle principali fonti di ispirazione del racconto. La versione cinematografica di Mario Soldati (1942), uno dei capolavori del cinema italiano, venne girata nella stessa Villa Pliniana. La Villa Pliniana, edificata nel 1573, deve il suo nome alla presenza, nel cortile interno dell'edificio, di una fonte intermittente di natura carsica, così descritta da Plinio il Giovane "(...) Nasce dalla montagna una sorgente, discende attraverso le rocce, si raccoglie in un piccolo vano atto a pranzarvi, tagliato a mano dall'uomo. Dopo essersi un po' trattenuta cade nel lago Lario. Ha una strana natura: tre volte al giorno si innalza e si abbassa per determinati crescimenti e diminuzioni. Forse che una corrente d'aria più nascosta ora apre l'apertura e i canali della sorgente e ora li chiude (...)". Questa caratteristica della fonte, visitata anche da Leonardo da Vinci pochi anni prima che venisse eretta la villa, è descritta nel Codice Leicester.
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I Maestri Comacini furono costruttori, muratori, stuccatori ed artisti, raggruppati in una corporazione di imprese edili itineranti, composte da professionisti specializzati. Furono attivi fin dal VII secolo nella zona tra i laghi di Como, Lugano e in tutta la Lombardia ma non solo. Monumentale è la documentazione su di loro raccolta da Giuseppe Merzario in "I maestri Comacini. Storia artistica di mille duecento anni (600-1800)", Milano 1893.
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Gaio Plinio Secondo, detto Plinio il Vecchio e zio di Plinio il Giovane (23 - 79 d.C.), fu un vero "cronista scientifico" dell’antica Roma. Morì tra le esalazioni sulfuree dell'eruzione del Vesuvio che distrusse Stabia, Ercolano e Pompei, mentre osservava il fenomeno vulcanico da vicino. La sua opera maggiore, a noi pervenuta, è la "Naturalis historia", redatta in 37 volumi. Un’opera che è rimasta testo di riferimento scientifico e tecnico per tutto il Rinascimento e oltre. Vi si trova raccolto tutto il sapere della sua epoca pertinente a cosmologia, geografia, antropologia, zoologia, medicina, metallurgia e mineralogia.
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Antonio Sant'Elia (1888 - 1916) architetto italiano, fu esponente del Futurismo. La maggior parte dei suoi progetti non sono mai stati realizzati ma la sua concezione dinamica e visionaria dell’architettura ha influenzato e influenza ancora oggi numerosi progettisti. Basti pensare alla sua antesignana idea della collocazione a vista degli ascensori sulle facciate degli edifici. I suoi disegni della Città nuova hanno ispirato il regista Fritz Lang per la scenografia del suo capolavoro cinematografico Metropolis (1927). Un film, questo, simbolo del cinema espressionista e universalmente considerato modello di molto cinema di fantascienza ispirando fra l’altro in tempi recenti pellicole come Blade Runner e Guerre stellari.  
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Giuseppe Terragni (1904 - 1943) non rappresenta solo un convinto adepto del Movimento Moderno ma costituisce, insieme a Luigi Figini, Guido Frette, Sebastiano Larco, Castagnoli - poi sostituito da Adalberto Libera,- Gino Pollini e Carlo Enrico Rava, il Gruppo 7, che attraverso i suoi interventi sulla rivista "Rassegna italiana" ha promosso il rinnovamento totale dell’architettura sull’esempio di quanto stava accadendo in Europa con Gropius e Le Corbusier. Il forte messaggio trasmesso da Terragni all’ambiente intellettuale comasco viene subito recepito da colleghi, architetti, ingegneri, pittori e scultori sensibili alle novità d’oltralpe. I quali, a loro volta, si sentono investiti dell’impegno di introdurre un dialogo nuovo nell’intera espressione artistica italiana. (da: http://www.caldarelli.it/architettura.htm). A Terragni furono vicini nell’avventura artistica i pittori comaschi Mario Radice, Manlio Rho, Aldo Galli, Carla Badiali e Carla Prina e fra loro va segnalato Manlio Rho: ...Stimolo e, nel tempo, risultante della sua visione dell'arte che andava maturando, furono anche le amicizie che strinse e mantenne con personaggi delI'industria tessile o del mondo universitario come l'ing. A. Dell'Acqua della sezione fisico-matematica del Politecnico di Milano... mentre fu l'attività di insegnamento presso la scuola tecnica professionale comasca "Setificio", che lo avvicinò ad un sempre maggior approfondimento delle problematiche e delle possibilità dell'"arte industriale"... (da:http://www.caldarelli.it/rho.htm).
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Dialogo fra Menippo e un amico: (Menippo). Dunque eran tremila stadii dalla terra sino alla luna, dove ho fatta la prima posata: di là fino al sole un cinquecento parasanghe; e dal sole per salir sino al cielo ed alla rocca di Giove ci può essere una buona giornata di aquila. (Amico). Deh, che vai strolagando fra te, o Menippo, e misurando gli astri? Da un pezzo ti seguo, e t’odo borbottare di sole e di luna, e con certe parolacce forestiere di posate e di parasanghe. (Menippo). Non ti maravigliare, o amico, se io parlo di cose celesti ed aeree: facevo tra me il conto d’un fresco viaggio. [...]
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Cicerone in questo libro parla  di un sogno di Scipione Emiliano. Questi, protagonista,  racconta di come gli fosse apparso in sogno il nonno adottivo: Scipione l'Africano che gli mostrò una visione delle sfere celesti, affermando che il premio riservato alle anime degli uomini politici virtuosi sarebbe stato l'immortalità dell'anima eternamente dimorante nella Via Lattea. Cicerone, rifacendosi a stoici ed aristotelici,  coglie l'occasione per esporre nel racconto la propria visione del cosmo....
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Di Dalla Terra alla Luna, una delle storie più celebri di Verne, si è occupato anche il cinema; dal romanzo, assieme a "Intorno alla Luna", fu tratto nel 1902 il primo film di fantascienza ad opera del regista francese Georges Méliès, "Viaggio nella Luna". I due libri di Verne sono opere precorritrici della moderna fantascienza, ricche di spunti ed anticipazioni realistiche, sono strutturate come veri e propri romanzi di avventura.
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Athanasius Kircher (1602 - 1680) "Iter exstaticum coeleste ... siderumque tam errantium ..." Roma, Mascardi, 1657. Athanasius Kircher è stato un grande affabulatore, un accattivante divulgatore, un umanista che è riuscito ad innestare il sogno su scienza e tecnica. Questa sua opera, al confine tra scienza, astronomia, magia e occultismo, è stata una delle prime a trattare della pluralità dei mondi, seguendo le teorie cosmologiche di Tycho Brahe in opposizione a quelle aristoteliche e tolemaiche. Nel primo dialogo Kircher, con lo pseudonimo di Theodidactus e guidato da Hydriel, compie un viaggio quasi dantesco, scendendo fino al centro della Terra (anticipando di due secoli la fantasia di Jules Verne e George Sand) esaminando le caratteristiche geologiche, le forme di vita animali e vegetali, le acque e ogni possibile altro mistero sotterraneo, formulando con ciò una straordinaria prefigurazione del suo successivo "Mundus Subterraneus". Nel secondo dialogo descrive quindi, sotto la guida di Cosmiele, le caratteristiche e le meraviglie dei pianeti, delle stelle e della superficie terrestre.
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Gli studioli o camerini, erano ambienti riservati di palazzo appartenenti a grandi personalità del Rinascimento italiano, nella fattispecie di raccolte di curiosita o oggetti di studio. Nel tempo divennero sedi di straordinarie raccolte d'arte e oggetti rari, quali dipinti, vasi, gemme, sculture, monete antiche e altro. Dalla metà del XVI secolo si trasformarono in vere e proprie raccolte enciclopediche di oggetti rari, preziosi o semplicemente insoliti, che successivamente vennero dette Wunderkammer e poi, sistematizzate e organizzate per temi specifici diedero origine agli odierni musei.
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Maria Brovelli - laurea con lode in Fisica, PhD in Cartografia e Geodesia. Professore Ordinario di Sistemi Informativi Geografici al Politecnico di Milano. Dal 2006 al 2011 ha insegnato GIS anche al Politecnico Federale di Zurigo e dal 2001 al 2011 è stata responsabile scientifica del Laboratorio di Geomatica del Politecnico di Milano. Nel periodo 2011-2016 è stata Prorettrice del Polo Territoriale di Como del Politecnico di Milano. Attualmente è Presidente del Gruppo di Lavoro "Collaborative crowdsourced cloud mapping" (C3M) dell’Associazione Internazionale di Fotogrammetria e Telerilevamento (ISPRS), Presidente del Comitato UN di OSGeo (Open Source Geospatial Foundation), Vicepresidente della Rete Accademica UN-GGIM, Co-Chair dell’Iniziativa Internazionale UN Open GIS.
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Marzio-Glauco Ghezzi, papà, marito e figlio. Ha collaborato con il Centro METID (Metodi E Tecnologie Innovative per la Didattica, ossia il Centro Universitario che si occupa di progettazione, sviluppo e fornitura di servizi di e-Learning e e-Collaboration, sia a livello nazionale che internazionale) dal 1995 nella progettazione e sviluppo di applicazioni multimediali per l'apprendimento a distanza. Il suo coinvolgimento nel corso online di Laurea in Ingegneria Informatica, Progetto per disabili del Politecnico e Master NetBA (Net Business Administration), ha portato anche alla sua responsabilità per la produzione di servizi di streaming video e animazione 3D. Nel 2009 ha conseguito un Master EPICT - la licenza europea pedagogica ICT nell'integrazione pedagogica di tecnologie dell'informazione, dei media e della comunicazione (TIC) nell'istruzione. Fino al 2010 ha avuto il principale contatto del Centro per il progetto HSH, Hospital School Home del MIUR, fornendo supporto didattico negli ospedali nazionali, ed è stato responsabile del workshop di studio sull'applicazione delle tecnologie didattiche [TNT] per il METID nel campus di Como . Dal 2001 lavora presso l'RSD Sim-patia come consulente ICT per gli aiuti del centro per le persone con disagio locomotore. Attualmente Consigliere Comunale al Welfare ed ai Servizi alla persona, libero professionista docente presso CFP Padri Somaschi ASFAP e dal 2019 promotore del marchio RealXReal.it.
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Alfredo Dupasquier Napoli 1939 - Milano 2015. (N.B. riportiamo di seguito la nota biografica che lui stesso ci diede nel 2005 in segno di simpatica amiciziaLaureato in Ingegneria Nucleare presso il Politecnico di Milano, non ha mai fatto l'ingegnere, spacciandosi per fisico. Gli hanno creduto in molti e gli hanno perfino dato una Cattedra di Fisica Sperimentale. Dovrebbero ricordarsi di lui (magari non delle sue lezioni, ma degli esami proprio sì) numerosi allievi delle Università di Brescia e Cagliari, della New York University e, soprattutto, del Politecnico di Milano, presso cui ha insegnato quasi ininterrottamente dal 1964 ad oggi. Nel mondo della ricerca scientifica, ha cercato di farsi riconoscere come esperto dell'uso dell'antimateria come sonda per lo studio della microstruttura dei materiali. Anche in questo caso, è riuscito ad acquistare credito internazionale. Si vanta (per natura, non è un tipo modesto) di aver pubblicato almeno 150 articoli scientifici, di essere stato invitato a dir la sua a numerosi Congressi Internazionali, di aver messo in giro per il mondo i due più consultati testi che hanno a che fare con il suo argomento preferito ("Positron Solid-State Physics", North Holland, Amsterdam 1985, e "Positron Spectroscopy of Solids", IOS, Amsterdam, e Ohmsha, Tokyo, 1995). Come Direttore del nuovo Laboratorio Positroni del Centro Interuniversitario L-NESS a Como, interferisce con il lavoro di ricerca su materiali innovativi che viene portato avanti dei suoi più giovani ed attivi assistenti. Di Cosmogonia non sa nulla, ma non riesce a resistere agli inviti a parlare.
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Luigi Picchi, nato a Como nel 1969 si è laureato nel 1993 in Lettere moderne all’Università Cattolica del S. Cuore di Milano, con una tesi su Ettore Cozzani (estratto pubblicato in Otto/Novecento, XIX, 1, 1995). Insegna italiano e latino al Liceo Scientico Paolo Giovio di Como. Ha pubblicato poesie nell’antologia Campi d’esistenza (Milano, 1995, pp.51-115) e traduzioni dal francese (Max Jacob) – in Traslazioni affrancate. Traduzioni poetiche (Milano, 1996, pp.135-161). Una sua silloge poetica Tempo minore è uscita per i tipi di Città di vita (Firenze, 1996), ristampata nel 1998. Ha inoltre pubblicato Giovanni Valassina: prete scrittore poeta (Dialogolibri, Olgiate Comasco, 1998), Carla Porta Musa, una lunga giovinezza (Dialogolibri, Olgiate Comasco, 1999), A un uomo del futuro, La poesia di Inisero Cremaschi ( Gazebo, Firenze, 2001). Ha collaborato e collabora con saggi critici, testi creativi, traduzioni e recensioni alle riviste Città di Vita, Il Ragguaglio Librario, Galleria, La Clessidra, Future shock, Il Banco di Lettura, Broletto, Spicchi.
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In Somnium Lunae, breve racconto fantascientifico scritto nel 1609 e pubblicato postumo nel 1634 l'autore sogna di un giovane islandese (trasposizione letteraria di se stesso) che viene a sapere da un demone di un'isola: Levania, ossia la Luna. Keplero intende, col racconto, illustrare e sostenere il sistema eliocentrico copernicano in contrapposizione alle teorie tolemaiche. Il Somnium si pone come primo serio trattato sull'astronomia lunare. «Se mi si obiettasse che i sensi dei miei lunari si ingannano, con pari diritto potrei obiettare che sono i sensi terreni di noi terrestri a ingannarsi, quando sono privi della ragione». Il racconto si svolge nel 1608, quando Keplero era ospite alla corte di Rodolfo II a Praga. Aveva già pubblicato il suo capolavoro, l'Astronomia nova, ma in questa corte, forse influenzato dall’ambiente popolato da maghi, astrologi e cultori di scienze occulte, tutti ospiti prescelti da Rodolfo, gli punse vaghezza di scrivere un un racconto fantastico (o quasi). Lo inizia come dissertazione di uno studente nel difendere la dottrina copernicana del movimento della Terra, sostenendo che un osservatore posto sulla Luna avrebbe osservato i movimenti della terra in modo altrettanto evidente dell'attività lunare vista dalla Terra. Nel 1610 una bozza del racconto iniziò a circolare privatamente ma il caso volle che, caduta in mano di osteggiatori, fece si che la madre di Keplero fosse arrestata sotto l’accusa di stregoneria. La madre venne probabilmente idendificata con quella del protagonista, descritta come strega e Il processo durò sei anni, durante i quali Keplero assunse la difesa della madre. Anni dopo Keplero, ampliando la narrazione aggiunse numerose note illustrando i concetti scientifici ivi contenuti, fino a triplicare con esse il testo che commentavano. Il racconto inizia con Keplero che leggendo un libro si addormenta e sogna. Le peripezie di viaggio e le occasioni di conoscenza sono le più svariate e fra queste ricordiamo come la maga, madre del protagonista racconti dei demoni che può evocare (qui probabilmente sta la causa dell’accusa di stregoneria di cui sopra): questi esseri possono spostarsi in ogni luogo sulla Terra in un istante. Keplero (nelle vesti del protagonista) evoca una demone e da questo apprende che "cinquantamila miglia nell'etere giace l'isola di Levania", la nostra Luna. Il demone afferma l’esistenza di una via tra l'isola di Levania e la Terra e che, quando il passaggio è aperto, i demoni possono trasferirvi gli umani in quattro ore. Segue la descrizione di espedienti, fra scienza e magia, utilizzati per superare il viaggio, così arduo per gli umani. La descrizione di Levania si svolge in bilico fra osservazioni di natura scientifica e invenzioni di pura fantasia, e si interrompe mentre tratta delle creature che vi abitano... Keplero si sveglia dal sogno.
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Fabio Gabrielli, nato a Como nel 1962, ricercatore presso l’università Ludes di Lugano e docente di storia e filosofia nei licei tiene seminari di antropologia filosofica. Conferenziere e opinionista televisivo presso Espansione TV di Como, ha pubblicato diversi saggi in ambito filosofico e antropologico, oltre a vari volumi nel campo della scolastica; collabora con diverse riviste culturali e scolastiche e con il noto portale di ecocultura Lifegate. Per la casa editrice Dialogolibri, ha pubblicato nella collana "Percorsi Filosofici": "L’oro della sapienza" (sull’anima: laboratorio filosofico per l’uomo tecnologico) e anche due raccolte poetiche, una della quali nella collana "Caffè letterario": "La polvere sugli astri" (Poesie Evangeliche).
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Luigi Viazzo, nato a Vercelli nel 1968, risiede da 21 anni a Como. Appassionato di astronomia sin dall'epoca delle scuole elementari, collabora con varie case editrici. Tra i suoi argomenti preferiti astronautica, mitologia e cartografia celeste, storia dell'astronomia. A livello osservativo predilige Luna e pianeti. E' socio e segretario del Gruppo Astrofili Lariani di Como. Ha scritto e tradotto (dall'inglese) complessivamente dieci libri di argomento astronautico, astronomico e mitologico, alcuni dei quali pubblicati in lingua francese e spagnola. Si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Milano nel 1993 con tesi in filosofia del diritto su Kant. Giornalista pubblicista dal 2000 collabora con riviste scientifiche e di astronomia (La Macchina del Tempo e Coelum) e con la Casa Editrice Drioli che si occupa di astronomia e biologia marina.
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Fiorella Terenzi, descritta come "un incrocio fra Carl Sagan e Madonna", astrofisica, scrittice e musicista, ha conseguito la Laurea in Fisica presso l'Universita' di Milano, ha studiato opera e composizione presso il Conservatorio G. Verdi, Corsi Popolari Serali, ed e' stata docente di matematica e fisica. Come ricercatrice presso il Computer Audio Research Laboratory dell'Universita' della California a San Diego si e' occupata dello studio di tecniche di conversione delle onde radio provenienti dalle galassie in suono, raccolti poi nel suo acclamato CD "Music From The Galaxies", Island Records. Nel Marzo del 1998, Avon Books pubblica in USA e Canada un saggio di Fiorella Terenzi dal titolo "Heavenly Knowledge", dove esplora l'astronomia come metafora per relazioni umane. Nel settembre del 1998, la Sperling&Kupfer pubblica la traduzione italiana con il titolo "La Musica Delle Stelle" che accompagna il CD Galactically Yours, ed in Germania, Goldmann pubblica la versione tedesca dal titolo "Des Kosmos is Weilblich". E' la prima persona ad essere contemporaneamente membro della National Academy of Recording Arts & Sciences (Grammy Awards) e della American Astronomical Society. E' stata lettrice all'UCSD, a Stanford e al MIT, ha preso parte a numerose rappresentazioni teatrali e programmi televisivi sulle reti americane, europee, giapponesi, accostando arte e scienza per svelare agli uomoni le incantevoli meraviglie dell'Universo. Fiorella Terenzi vive a New York e Los Angeles.
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Michele Emmer, nato a Milano nel 1945, è stato professore ordinario di Matematica presso l'Università di Roma "La Sapienza". Ha svolto la sua attività presso le università di Ferrara, L'Aquila, Roma "La Sapienza", Trento, Sassari, Viterbo, IUAV Venezia, Ca' Foscari Venezia. E' stato visitor professor presso l'Università di Paris Sud, Orsay, Princeton, Campinas. E' stato per tre anni presidente della A.I.C.S., associazione Italiana di cinematografia scientifica. Ha organizzato diverse mostre su matematica e arte, partecipando alla Biennale di Venezia nel 1986. Ha realizzato una ventina di film su matematica e immagini, in coproduzione con la RAI. Dal 1986 ha collaborato alla pagina scientifica e culturale dell'Unità; collabora con Telèma, Sapere, Scienza Nuova, Le Scienze; è presidente del comitato scientifico della rivista telematica di scienza "Galileo". Ha curato la sezione matematica della Città della Scienza di Napoli. Ha pubblicato tra gli altri "Bolle di sapone", La Nuova Italia, 1991; "La perfezione visibile", Theoria, 1991; "The Visual Mind", The MIT Press, 1993; "La Venezia perfetta", Centro della Grafica, Venezia, 1993.
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Flatland - Classificato dall'autore come un "romance of many dimensions ", il testo a cui ci si riferisce è costituito da un curioso racconto pubblicato anonimo da Edwin A. Abbott nel 1882. Noto per il suo illuminato senso della didattica (rettore fra il 1865 e il 1889 della City of London School, rendendola una delle migliori scuole inglesi del suo tempo), Abbott compose più di quaranta opere ben diverse da questa per contenuto e stile ma, benché (come osserva M. D'Amico nella introduzione alla sua traduzione italiana edita da Adelphi) R.L. Farrel, il noto grecista oxoniense abbia tralasciato di inserirla alla voce Abbott del Dictionary of National Biography , per un matematico puro come J. Newman "Flatland" rimane invece l'unica difesa di Abbott contro l'oblio.
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Leonardo Alfonsi, fisico e comunicatore scientifico è direttore di Psiquadro, l'impresa sociale che inseieme ad alcuni colleghi ha fondato nel 2002 e con la quale progetta e organizza iniziative divulgative e contenuti per la comunicazione della scienza. Si è formato nel Regno Unito e in Italia, e ha conseguito due master in comunicazione scientifica: al Techniquest Science and Discovery Centre - Cardiff, Galles e ISAS (International School for Advanced Studies) di Trieste - Italia. Nel 2015 ha ricevuto il premio “Romeo Bassoli” per le attività di outreach assegnato dalla Società Fisica Italiana. È stato presidente di EUSEA (European Science Events Association) dal 2012 a maggio 2016 e per EUSEA ha svolto il ruolo di project manager per il Progetto europeo PERFORM incentrato sull'innovazione della didattica e attraverso l’uso di arti performative (www.perform-research.eu). Ha coordinato 7 edizioni del Progetto SHARPER, la Notte europea dei ricercatori in 13 città italiane, e di FameLab Italia, la competizione internazionale scientifica di public speaking. Dal 2018 è responsabile delle attività didattiche, formazione ed eventi presso il Planetario Danti, come docente di ruolo part-time di Fisica. È stato eletto nel Consiglio ECSITE nel giugno 2019.
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Il Perugia Science Fest nasce nel luglio 2003. L’evento, fra i primi in Italia, è stato l’intuizione di un gruppo di giovani con una formazione in fisica e matematica e una ricca esperienza in vari campi della comunicazione della scienza, che insieme a scienziati e appassionati decisero di utilizzare la forma del festival per condividere con il grande pubblico l’entusiasmo di osservare e capire la natura. Con questo spirito di passione e condivisione, le piazze, le strade e i luoghi più caratteristici di un affascinante scenario qual è il centro della città di Perugia si sono animati negli anni grazie ad appuntamenti di scienza, arte e tecnologia. Una serie d’iniziative che hanno affascinato un brulicante popolo di curiosi. L’originalità dei linguaggi utilizzati per parlare di scienza e l’unicità dei luoghi in cui gli eventi del Festival si svolgono, creano un’atmosfera che rende il Perugia Science Fest un evento unico nel suo genere, un evento a misura di visitatore e di scienziato. Nel tempo il pubblico è diventato sempre più eterogeneo per età e formazione culturale, dai bambini della scuola dell’infanzia ai nonni che insieme ai nipoti hanno partecipato a laboratori e mostre, dagli studenti ai giovani, dal pubblico locale ai turisti, tutti hanno fatto esperimenti, assistito a spettacoli o concerti, visitato mostre e partecipato a conferenze e dibattiti.
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Maria Fede Caproni, (1933 - 2017) di Taliedo, figlia di Gianni Caproni, pioniere delle costruzioni aeronautiche, sorella della Principessa Letizia Giovanelli, è stata storica dell'aviazione Italiana.
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Antoine de Saint-Exupéry col proprio aereo faceva corpo, come ogni aviatore convinto, e viene da chiedersi che tipo di panne lo avesse costretto, nel suo racconto, all'incontro col "Piccolo Principe" nel bel mezzo del deserto africano. Un guasto al "corpo del velivolo" per certo del tutto metaforico generato da una profonda crisi esistenziale. In panne! Chiunque può trovarmi temporaneamente o, peggio, rimanerci a lungo, per un certo perìodo della vita... In panne rispetto al "volo", quel tipo di volo, per meglio intenderci, che gratifica di grandi meraviglie e cristalline verità l'epoca dell'infanzia. Bisogna mantenere gli occhi bene aperti, essere costantemente vigili per conservare la freschezza dello sguardo, saper vedere, per essere in grado, a nostra volta, di risvegliare in altri l'attitudine alla più dolce delle discipline perché: «il più importante è invisibile». Più che con gli occhi, bisogna saper vedere col cuore, di qui ricomincia ogni volta il "viaggio" che solo le apparenze hanno interrotto. Antoine de Saint-Exupéry dipana la sua narrazione con tutta la forza della migliore tradizione favolistica; ci ha lasciato uno strumento per l'esercizio della riflessione e della sensibilità interpretativa, un "manuale di educazione alla visione". Un libriccino peraltro da leggere tutto d'un fiato, innesco garantito per le più coinvolgenti réveries. Nel "Piccolo Principe" rivive quel Pan della primavera dell'essere, reinventato altrove come Peter, rivelatore della potenza del cuore, nostalgico alimento, reminiscenza attiva nell'età che concede più spazio ai ricordi, unici appigli, algoritmi naturali per la moltiplicazione dei "tramonti", che confortano e riscaldano l'essere al cospetto delle ombre notturne. La possessività dell'anima è perdonata, la Rosa, come Trilli, gioca il suo ruolo come oggetto e guida malcelata dell'avventura, la pirateria ottusa degli adulti permane ai confini e tutto procede verso un epilogo triste ma del tutto coerente nell'ordine naturale delle cose. Ma alla fine della narrazione, non certo per concluderla, quanto piuttosto per darle prosieguo, Antoine de Saint Exupéry lancia un appello che ho voluto estendere di rimando agli artisti qui presenti invitandoli a leggere, rileggere e trarre ispirazione non tanto dal libro, quanto piuttosto dal "Piccolo Principe" che vive in ognuno di loro. "Dalla Terra con Affetto" sigla le loro opere, veri appunti di viaggio stilati da incalliti "volatori". (presentazione della mostra "Dalla Terra con affetto" di Michele Caldarelli presso il Museo Caproni -1994)
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"La mostra interattiva Caproni Ca 100" - dalla presentazione della manifestazione. Un appuntamento esclusivo per apprezzare da vicino lo straordinario ingegno del pioniere dell'aviazione di origine trentina, l'ingegnere Gianni Caproni. Un'esposizione decisamente innovativa che affianca ad un prezioso reperto aeronautico fresco di restauro una nuovissima modalità interattiva di "esplorare in profondità" le tecniche costruttive utilizzate nell'ingegneria aeronautica degli anni 30 grazie alla computer grafica. In mostra tre esemplari dell'aereo Caproni Ca 100, due nella versione terrestre e uno in quella idro, ai quali viene dedicato uno speciale allestimento che vede gli aerei inseriti in una pittoresca ambientazione degli anni '30 fatta di oggetti e strumentazioni originali utilizzati dallo stesso Gianni Caproni e dai suoi progettisti. Fulcro principale dell'esposizione è la versione terrestre dell'aereo Caproni Ca 100, per gli esperti confidenzialmente chiamato "Caproncino", il prezioso velivolo appartenente alle collezioni del Museo Storico dell'Aeronautica Militare Italiana di Vigna di Valle, che per la prima volta viene presentato al pubblico dopo una lunga e minuziosa opera di restauro svoltasi a partire dal 2003 presso il Centro di Formazione Professionale "G. Veronesi" di Rovereto, sotto la costante supervisione storico-scientifica del Museo Caproni. La mostra valorizza l'attività di restauro del Ca 100, consentendo una inusuale visione di questo reperto storico grazie alla particolare modalità multimediale di fruizione della mostra. Innovative e originali installazioni permettono infatti di vedere i velivoli a partire dai più minuti dettagli dei disegni costruttivi, fino alle prospettive delle parti interne. Questi apparati multimediali di nuovissima concezione che corredano gli aeroplani in mostra rendono possibile l'immediata comprensione delle modalità di costruzione e del meccanismo di funzionamento. I modelli 3D interattivi sono alla portata di ogni visitatore che potrà manovrare, smontare e ricostruire l'aeroplano e le sue parti e metterle a confronto con i disegni originali di Caproni e gli stessi visibili in HD (High Definition). Accanto al Caproni originale restaurato, la mostra presenta in anteprima una sua replica volante -realizzata dall'appassionato mecenate trentino Mario Marangoni assieme a Vittorio Marangoni e Giancarlo Zanardo - che nel corso della mostra i visitatori potranno osservare anche in movimento nelle prime fasi di prova e collaudo. La mostra, curata da Edoardo Zanon con la consulenza storica di Gregory Alegi e realizzata dal Museo Tridentino di Scienze Naturali in collaborazione con il Museo Storico dell'Aeronautica Militare, sottolinea l'importanza della divulgazione e della conservazione della memoria di un importante velivolo Caproni, realizzato in poco meno di un migliaio di esemplari, dei quali quelli esposti sono indubbiamente i più rappresentativi fra i pochissimi che si conservano al mondo. Terminata la mostra il Ca 100 restaurato tornerà al Museo Storico dell'Aeronautica Militare. Il Ca 100, "Caproncino", velivolo che ha fatto la storia del volo turistico italiano, è uno fra i più affermati e longevi aerei-scuola italiani. Nato nel 1928 come aereo di facile pilotaggio e modesti consumi, è rimasto in uso presso le scuole di volo fino al 1968. Prodotto in Italia, Bulgaria e Perù nelle versioni standard e "modificate", di questo aereo rimangono a tutt'oggi cinque esemplari originali, oltre alle due copie volanti ricostruite. La versione idrovolante, storica macchina appartenente alle collezioni del Museo Caproni, in questa circostanza viene significativamente affiancata al modello terrestre, esaltando la duttilità d'impiego e maneggevolezza di quella che era considerata la "utilitaria" del cielo.
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Il progetto architettonico di Gio Ponti (per la bibliteca del Dipartimento di Matematica della Sapienza "Guido Castelnuovo")  è da considerarsi all'avanguardia in quanto è uno dei pochi esempi esistenti nelle università italiane di uno spazio concepito specificatamente per una biblioteca. Il complesso, formato da una sala di lettura, da quattro piani di scaffalature aperte e da due piani di magazzino, occupa 640 mq di superficie ed è ancora oggi funzionalmente ed esteticamente valido.
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Chiara Milani, laureata in filosofia e specializzata in management della cultura, responsabile scientifico della Biblioteca comunale di Como attualmente in aspettativa per il conseguimento del dottorato di ricerca in Beni culturali, formazione, territorio, si è occupata in particolare di tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio archivistico e bibliografico antico, dell’organizzazione di eventi culturali e convegni e ha curato esposizioni di libri antichi e di arte contemporanea. Ha insegnato biblioteconomia all’Università dell’Insubria e pubblicato ricerche, bibliografie tematiche e articoli di storia della cultura, storia delle idee e storia di genere, ma anche plaquette di prosa e poesia. Ha fondato e attualmente presiede il Centro Insubrico Ricerche Etnostoriche (CIRE), è membro del Centro Speciale di Scienze e Simbolica dei Beni Culturali, Dipartimento DISAT, Università degli Studi dell’Insubria. 
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Gerolamo Manfredi, accademico, medico e astrologo alla corte dei Bentivoglio,  all’epoca signori di Bologna, ha raccolto e cercato di spiegare l’efficacia dei saperi che formano tra tradizionale ars medica: il medico del Quattrocento diagnosticava mediante la riflessione sulle cause e sugli effetti di tutto ciò che concorre a turbare la sanità dell'uomo alterandone l'originario equilibrio; prescriveva terapie desunte dalla tradizione empirica all’interno di un quadro  cosmologico generale derivato della cosmogonia tradizionale.
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Lorenzo Morandotti, Milano 1966. Giornalista professionista, ha diretto la rivista trimestrale "Como", il mensile "22100 Como" e il quindicinale "360 gradi". Ha fatto parte della redazione della rivista milanese di poesia e filosofia "Margo" e ha lavorato come caporedattore a "Millennium Cultura", una delle prime riviste culturali in Internet diretta dalla poetessa Donatella Bisutti. Dal 1997 è redattore delle pagine culturali del quotidiano "Il Corriere di Como", abbinato al "Corriere della Sera" per la provincia di Como e il Canton Ticino.
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Marco Majrani, nato a Milano nel 1952. Laureato in Scienze Naturali. Fotografo professionista e giornalista, da oltre venticinque anni esercita la sua attività di giornalista scientifico e divulgatore, con particolare impegno nel campo geografico-ambientale e nel campo turistico ed enogastronomico, collaborando con testi e fotografie con riviste quali Natura Oggi, Airone, Oasis, Itinerari e Luoghi, Focus, Bell'Italia, Scienza & Vita, Ville e Giardini, Civiltà del bere, Viaggi e Sapori, Qui Touring e molte altre. Da alcuni anni vola con i palloni ad aria calda e partecipa a meeting e campionati. Dal marzo 1997 al 2002 è stato Presidente e Fondatore della Federazione Aerostatica Italiana, ufficialmente riconosciuta dall’Aeroclub d’Italia. Ha recentemente realizzato due volumi dedicati al volo aerostatico e all'Himalaya, tradotti in inglese, francese e tedesco, ed ha appena completato i volumi “Meraviglie della Natura” (2003), “Cascate” (2005) e “Atlante della Terra” (2005), dedicati alla geomorfologia mondiale. “Atlante della Terra” è tradotto in oltre dieci lingue.
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Cesare Baj, Como 1950, pilota idro dal 1970, ha scritto vari libri sul pilotaggio degli idrovolanti e ha curato l’edizione del volume storico Ali sul Lario. Ha ricoperto diverse cariche all’interno dell’Aero Club Como, tra cui quella di consigliere, addetto alla sicurezza, direttore della scuola di volo e quella di presidente.
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Biblioteca Cantonale di Lugano - Il tratto distintivo di ogni istituzione pubblica, in particolare di una biblioteca, è l'insieme dei valori materiali e spirituali che essa custodisce e riesce a trasmettere. Una biblioteca non è soltanto un luogo deputato alla conservazione delle preziose testimonianze del passato, ma un'occasione di confronto e di crescita culturale; un luogo che raccoglie un tesoro di risorse potenziali in continua evoluzione con il tempo e nel tempo; un ambiente il più possibile accogliente, dove si partecipa attivamente alla costruzione del sapere personale e collettivo, globale e locale. La Biblioteca cantonale di Lugano, come il Liceo o il museo di Belle Arti di Villa Ciani, rappresentano le istituzioni culturali storicamente e socialmente più importanti della Città di Lugano e del Cantone. Essa è iscritta nell'elenco dei monumenti storici ed artistici del Cantone Ticino e costituisce tuttora una presenza altamente significativa del nostro passato. Fu realizzata mentre in Europa imperversavano l'odio e le forze di distruzione, ma apparve da subito come un atto di coraggio della Repubblica ticinese per sottolineare l'importanza dell'italianità in Svizzera e segnò nel contempo, sullo slancio tracciato dalle avanguardie europee, l'inizio coraggioso di un nuovo cammino dell'architettura del nostro Paese, verso la conquista di una visione razionale e funzionale dello spazio. La Biblioteca custodisce circa 300'000 documenti e 1'300 periodici. Oltre ad opere di consultazione, saggistica e narrativa, i fondi offrono documenti secondo i settori di specializzazione della Biblioteca: religione, teologia, arte, linguaggio, filologia, linguistica, letteratura, con particolare riferimento alla cultura italiana. Vi sono depositati la collezione della Libreria Patria e numerosi fondi speciali tra cui: 198 incunaboli, 1'825 cinquecentine, un fondo di edizioni bodoniane, i fondi Romano Amerio, Mario Jäggli, Cesare Magni, Angiolo Martignoni, Romeo Manzoni, nonchè l'Archivio Prezzolini con i fondi in esso custoditi.
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Philippe François Jetzer, dopo il diploma in fisica al Politecnico di Zurigo (1981), ha conseguito presso il medesimo istituto il dottorato di ricerca in fisica teorica (1985). Dal 1985 al 1990 ha compiuto diversi soggiorni di ricerca presso l'Università di Ginevra, il CERN, il Fermilab di Chicago, l'Università di Berkeley. Dal 1990 al 2000 è stato ricercatore presso il laboratorio di astrofisica dell'Istituto Paul Scherrer di Villigen, l'Istituto di Fisica Teorica del Politecnico di Zurigo e l'Istituto di Fisica Teorica dell'Università di Zurigo. Dal 2000 è professore titolare all'Istituto di Fisica Teorica dell'Università di Zurigo.
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Il Museo Storico dell'Areonautica Militare viene costituito nel 1975 a Vigna di Valle sulla riva del Lago di Bracciano dove, peraltro, esisteva la possibilità di impiegare infrastrutture gia esistenti. Su questo aeroporto, divenuto ai primi del '900 sede del Cantiere Sperimentale Aeronautico - fu realizzato, nel 1907, il primo idroplano di Crocco e Ricaldoni ed ebbero luogo i voli di collaudo di tutti i dirigibili italiani. Museo, che ha il compito di raccogliere, restaurare, conservare, esporre e valorizzare il materiale aeronautico di interesse storico e documentario, è inoltre un centro propulsore di storia e di cultura aeronautica sia sotto il profilo scientifico sia sotto quello didattico e divulgativo.
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Il Tenente Colonnello Pilota Massimo Mondini, dal 2000 direttore del museo, presidente anche della Commissione Restauri Velivoli Storici. Con all’attivo 4.500 ore di volo, è in Aeronautica dal 1972, fino al 1989 è stato pilota «combat ready» nella 46esima Brigata Aerea di Pisa - prima su un C119, poi su un C130 Hercules - quindi addetto alle operazioni della II Regione Aerea di Roma, Capo Sezione della Tasmo (Tactical Air Support Maritime Operations) presso il Comando in Capo della Squadra Navale Italiana e rappresentante dell’Italian Air Force presso il Comando Nato del Mediterraneo Centrale. Un uomo con le ali che dirige un museo di aerei che non volano più.
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Il centro documentazione, annesso al Museo Storico, conserva cimeli delle Spedizioni Polari, la Biblioteca personale e gli archivi del Gen. Umberto Nobile. Questo materiale di rilevante interesse scientifico e storico costituisce il nucleo più importante del Centro di Documentazione costituita da una Biblioteca di oltre 4000 volumi, una raccolta di disegni, lettere, documenti di interesse aeronautico, una ricca emeroteca, ed un interessante archivio fotografico. Queste raccolte si arricchiscono ogni anno di nuovo materiale proveniente in massima parte da donazioni private. Il museo è custode di importanti collezioni riguardanti apparecchiature fotografiche, apparati radioelettrici, armi, equipaggiamenti di bordo individuali e collettivi. Tra queste collezioni, figurano anche i dipinti (Balla, Tato, Annigoni), le medaglie, i cimeli e gli oggetti provenienti, quasi completamente, da donazioni private. Fra le varie attività del museo storico, una delle più importanti è il recupero ed il restauro dei velivoli storici. Personale espertissimo ricondiziona i velivoli operando con le stesse tecniche dell'epoca ed impiegando materiali originali (tele, legnami, collanti, minuterie metalliche) sempre più difficili da reperire sul mercato. Numerose sono le mostre statiche che il Museo allestisce ogni anno in Italia ed all'estero. Altra attività di notevole rilievo è la diffusione della cultura storica aeronautica mediante conferenze, proiezione di filmati, raduni, congressi e, naturalmente, visite guidate.
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Giovanni Domenico Cassini è noto soprattutto per i suoi contributi molto significativi in astronomia planetaria e nello studio del Sole e delle comete. Tra i maggiori astronomi della sua epoca lavorò a Parigi a partire dal 1669, nel ruolo di membro della Académie des sciences costituita da Jean-Baptiste Colbert per il re di Francia Luigi XIV.
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La chiesa, dedicata alla Vergine, è un edificio costruito nel corso del XVII secolo. Da documenti esistenti nell’archivio parrocchiale di Perinaldo e nell’archivio arcivescovile di Ventimiglia, risulta che nel 1457 una tale Caterina Cassini aveva fatto costruire, per profonda fede verso la Vergine, a proprie spese e in un appezzamento di terreno di sua proprietà, un oratorio a Nostra Signora della Visitazione, ottenendone il diritto di patronato e quello della nomina del cappellano. Nell’anno 1604, il vescovo Stefano Spinola, a Perinaldo per una visita pastorale, notando le cattive condizioni in cui versa l’oratorio, ordina che al più presto sia ridata nuova dignità alla chiesa. La Chiesa della Visitazione è sempre stata ed è ancora molto cara alla gente di Perinaldo; è, per molti ancora, la “chiesa voluta dal Cassini sul meridiano”; luogo non solo di fede, dunque, ma anche tradizionalmente "cassiniano", di cultura e memoria storica.
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Nella meridiana a camera oscura, non è un’asta a proiettare la sua ombra, ma, attraverso un foro, il foro gnomonico, è l’immagine del Sole a proiettarsi sulla linea meridiana, situata in un ambiente in ombra.
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Nel 1655 la Fabbriceria di San Petronio decise di affidare il progetto di una nuova linea meridiana al “dottor Gian Domenico Cassini genovese”. Cassini insegnava allora Astronomia a Bologna già da alcuni anni e si era segnalato per l’accuratezza mostrata nelle osservazioni astronomiche, tra le quali quelle della cometa del 1652, che egli dimostrò trovarsi molto al di sopra dell’orbita della Luna, contrariamente alle correnti idee aristoteliche, che ritenevano le comete esalazioni dell’atmosfera terrestre e non corpi celesti. Contro le proposte di sostituire la linea meridiana di Danti con una più corta e decisamente meno utile alle osservazioni astronomiche, Cassini presentò un audace progetto: sfruttando abilmente il percorso tra le colonne della navata gotica, propose di aumentare di un terzo l’altezza dello gnomone di Danti e di renderlo due volte e mezzo più lungo, in modo da poter compiere osservazioni ancora più accurate. (Dalla accuratissima descrizione di Fabrizio Bònoli: Dipartimento di Astronomia - Sistema Museale d'Ateneo - Università degli Studi di Bologna)
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Franco Malerba, Ufficiale di complemento per la Marina Militare, è stato il primo astronauta italiano della storia, avendo fatto parte dell'equipaggio portato in orbita dallo Space Shuttle Atlantis il 31 luglio 1992 nel corso della missione STS-46.
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Amalia Ercoli-Finzi, 1937 - accademica, scienziata, ingegnere aerospaziale è figura di riferimento a livello internazionale per la propria esperienza nel campo dell'ingegneria aerospaziale ed è consulente scientifico di: NASA, ASI ed ESA E' stata Principal Investigator responsabile dello strumento SD2 sulla sonda spaziale Rosetta. È stata la prima donna in Italia a laurearsi in ingegneria aeronautica. Collabora col Politecnico di Milano, studiando come fare atterrare un equipaggio umano su Marte e su come realizzare un orto botanico sulla Luna.
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Giuseppa Saccaro Del Buffa, ha insegnato Storia della Storiografia Filosofica presso l'Università La Sapienza di Roma, ha scritto saggi sulla filosofia dall'età tardo-classica al Seicento, ha curato i convegni in Italia dell'AISU, Associazione Internazionale degli Studi sull'Utopia, 1983-95. Tra le sue pubblicazioni: Abraham Cohen Herrera, Epitome y compendio de la logica o dialectica, Bologna 2002; Alle origini del panteismo. Genesi dell'Ethica di Spinoza e delle sue forme di argomentazione, Milano 2004; Abraham Cohen Herrera, La Porta del cielo, Vicenza 2009.
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Il Castello di Mirandola costituiva un complesso molto imponente, composto da diversi edifici costruiti in epoche differenti. In tutta Europa, a partire dal XVI secolo, acquistò fama di roccaforte leggendaria ed inespugnabile. Orgoglioso simbolo del potere militare della famiglia Pico, il Castello era rappresentato dal poderoso e massiccio torrione fatto erigere da Giovan Francesco II Pico nel 1499-1500 su progetto di Giovan Marco di Lorenzo da Lendinara. L’edificio risultava solidissimo ed isolato, in quanto non era possibile accedervi se non tramite un ponte levatoio che metteva in comunicazione la torre con il terzo piano di un vicino fabbricato del Castello. Questa costruzione rientrava peraltro nel progetto pichense di poter sempre più valorizzare città e signoria, emulando in grandezza e splendore i centri di Mantova e Ferrara, che potevano vantare magnifiche dimore signorili. Nel quattro/cinquecento Nel corso degli anni, il Castello di Mirandola ebbe modo di qualificarsi come vasta e splendida reggia, in cui era possibile ammirare diversi spazi di nobile ed alto pregio artistico. Tra il 1465 ed il 1467 si registrò un episodio artistico di altissimo livello all’interno del Castello, allorchè un grande protagonista dell’arte rinascimentale, il ferrarese Cosmè Tura, realizzò un ciclo di dieci tavole – andate perdute – per la biblioteca del Castello, su commissione di Giovan Francesco I Pico. Durante la seconda metà del 1400 le stanze del Castello ospitarono la nascita di due personaggi di grandissimo rilievo: Giovanni Pico innanzitutto, una delle figure fondamentali e cruciali del pensiero dell’Umanesimo e del Rinascimento, e Giovan Francesco II, anch’egli importante filosofo e uomo di cultura. E fu proprio quest’ultimo, che resse con alterne fortune lo stato mirandolese, a costruire nel fossato del Castello l’"isola giardino" (1524), luogo ameno e destinato alla meditazioni del Principe umanista. L’isola venne distrutta anni dopo per lasciar spazio al bastione difensivo del Castello, che venne successivamente adibito a giardino di corte. Nel seicento Nel Seicento il Castello accrebbe splendore e magnificenza grazie al mecenatismo dei Pico e alla loro volontà di affermare il prestigio della propria corte. Alessandro I Pico fece perciò costruire nella zona nord-orientale del Castello due "quartieri" che costituirono un vero e proprio nuovo palazzo ducale. Al loro interno artisti come Jacopo Palma il Giovane e Sante Peranda affrescarono numerose sale e diverse opere d’arte vennero collocate all’interno degli appartamenti signorili. Molte di queste opere andarono perdute, ed altre (ritratti di esponenti della famiglia Pico e le tele dei cicli pittorici "Età del mondo" e "Storia di Psiche" di Sante Peranda) furono trasportate al palazzo ducale di Mantova, dove sono tuttora conservate. Sotto il Ducato di Alessandro II Pico il Castello si ampliò ulteriormente grazie alla costruzione della "Galleria Nuova". Questo fabbricato, caratterizzato dalle ampie arcate rivolte a nord in direzione delle campagne ed affrescato dal pittore Biagio Falceri, fu realizzato per accogliere un’importantissima quadreria acquistata dal Duca Alessandro II a Verona nel 1688. Questa ala del Castello, che ospitava 300 opere, includeva dipinti provvisti di straordinarie attribuzioni, con nomi di artisti quali Leonardo da Vinci, Raffaello, Caravaggio, Tiziano e molti altri. Nel settecento e oltre Il Castello di Mirandola raggiunse così verso la fine del XVIII secolo il momento della sua massima estensione e del suo pieno fulgore. Esso occupava un vasto quadrilatero all’estremità nord-ovest della pianta di Mirandola. Si trattava di un grande quadrilatero, chiuso intorno da un fossato e con le caratteristiche proprie di una città nella città. Nella zona nord orientale di tale quadrilatero sorgevano le residenze ducali, fra la piazza e l’attuale viale Circonvallazione. Nell’area retrostante sorgevano i giardini e s’innalzava il grande torrione di Giovan Francesco II. Nella zona meridionale il quadrilatero era chiuso da tre torri, una delle quali, affacciata sull’attuale piazza Costituente, venne abbattuta nel 1883. All’interno di questo grande complesso vi erano magazzini, prigioni, sale dell’archivio e della macelleria, grandi cantine, il pozzo, il mulino, l’orto botanico, locali di servizio e di presidio militare, l’arsenale A partire dei primi decenni del Settecento il Castello di Mirandola iniziò a subire pesantissime distruzioni e modifiche che ne alterarono pesantemente i caratteri e comportarono un periodo di grave decadenza per questo nobile ed importante edificio. Fu creato così un teatro d’opera sfruttando parte degli ambienti del palazzo ducale, a cui si aggiunsero varie manomissioni tra Otto e Novecento.
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Il Centro Internazionale di Cultura "Giovanni Pico della Mirandola" si propone di riservare all’attività convegnistica uno spazio importante in quanto essa costituisce certamente un’eccellente occasione di confronto, approfondimento e dibattito sui principali obiettivi ed interessi dell’Associazione. Naturalmente Giovanni e Gianfrancesco Pico, il loro pensiero, le loro opere, il loro tempo, il contesto culturale e sociale in cui vissero e si mossero costituiscono gli essenziali punti di partenza e di riferimento per la realizzazione di queste attività. Il Centro poi, nell’ambito del perseguimento di una propria linea guida, ovvero quella di valorizzare, potenziare e consolidare la conoscenza del proprio territorio e della propria Città, promuove anche iniziative incentrate su personaggi, episodi, momenti, ed eventi che in varie epoche storiche sono appunto da porre in diretta relazione con la città di Mirandola e il suo territorio. Rileva per questo evidenziare che per quanto moltissime pagine della storia di Mirandola siano fortemente segnate dalla presenza di membri della famiglia Pico, vi sono altri personaggi, vissuti in questa piccola città dell’area padana o comunque entrati in contatto con essa, che sono meritevoli di essere ricordati.
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Kim H. Veltman (1948 - 2020) si è laureato presso l'Università di Londra (Warburg Institute), è stato direttore del Perspective Unit del McLuhan Project presso l'Università di Toronto ha ideato, creato e diretto il Virtual Maastricht McLuhan Institute dove ha lavorato su un nuovo modello della cultura. Ha insegnato in diversi istituti in America e in Europa: Göttingen, Siena, Roma, Londra, Charleston e Toronto. Ha pubblicato e scritto numerosi testi ed articoli in riviste specializzate. Ha partecipato a molti convegni e conferenze riguardanti l'accesso ai multimedia e gli sviluppi culturali delle nuove tecnologie. E' stato membro di associazioni professionali come l'International Society for Knowledge Organization e Internet Society. E' stato inoltre membro della Royal Commonwealth Society, presidente della Canadian Universities Society of Great Britain di Londra (1973-1977) ed ha ricevuto l'International Capire Prize for a Creative Future.
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Il Palazzo del Turismo Millepini di Asiago è un prestigioso spazio dedicato al teatro, allo spettacolo e ai congressi, a pochi passi dal centro della Città di Asiago. Una realtà con 342 posti a sedere, dalle caratteristiche strutturali e dalle dotazioni impiantistiche che la rendono adatta a ospitare ogni genere di eventi. Nota curiosa: proprio al Palazzo Millepini, nel 1964 il giovane Vittorio Salvetti, produttore televisivo, conduttore televisivo e autore televisivo italiano, ispirato dal successo del Cantagiro, decise di organizzare e condurre il Festivalbar, una festa della musica italiana, in onore della moglie nata proprio sull'altopiano vicentino. Il Festivalbar consisteva in una presentazione di cantanti già affermati e nuovi emergenti, i cui dischi in uscita per l'estate gareggiavano semplicemente attraverso il numero di selezioni che venivano fatte nei juke box. A vincere la manifestazione era i brano più "gettonato" nel gruppo di canzoni partecipanti. Nell'estate del 1964 nacque la prima edizione del Festivalbar con 10 dischi proposti in 4000 juke box. La finale fu condotta ad Asiago, dove vinse Bobby Solo con "Credi a me". Tra i giovani si segnalò Lorenzo Pilat (alias Pilade), ma la protagonista dell'estate fu la surf-music: Catherine Spaak cantò "L'esercito del surf" e una giovane band del Madagascar, i Surf, cantarono "E adesso te ne puoi andar".
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Il telescopio Copernico - L'idea di costruire un nuovo telescopio di più grandi dimensioni rispetto allo storico Galileo, il 122 cm, venne a Leonida Rosino alla fine degli anni sessanta. L'estensione delle ricerche a oggetti celesti sempre più piccoli e lontani imponeva infatti l'impiego di uno strumento più potente, per mantenere l'Osservatorio di Asiago in linea con i maggiori istituti astronomici d'Europa. Già a quel tempo l'espansione urbanistica di Asiago aveva iniziato a danneggiare notevolmente il lavoro notturno dei telescopi e la scelta del sito per il nuovo strumento fu di conseguenza una decisione molto dibattuta. Per sottrarsi al disturbo dell'illuminazione notturna sarebbe stato necessario allontanarsi il più possibile dai centri abitati dell'Altopiano, d'altra parte il progetto per un nuovo telescopio richiedeva un notevole impegno finanziario in un periodo di ristrettezze economiche, specie per la ricerca scientifica. La scelta del sito ove collocare il nuovo telescopio doveva quindi bilanciare il vantaggio di avere già a disposizione ad Asiago gli uffici, le abitazioni per gli astronomi e le attrezzate officine meccaniche, con lo svantaggio di un paese in continua crescita per l'incremento del turismo, la spregiudicata speculazione edilizia e il conseguente continuo peggioramento del cielo notturno: erano ormai lontani gli anni della costruzione del 122 cm, quando il Commissario Prefettizio di Asiago, Cunico, nel suo discorso inaugurale aveva elogiato la meravigliosa limpidezza dei cieli di Asiago. La decisione da prendere era davvero importante e Rosino nell'estate del 1969 chiamò a riunione tutti gli astronomi di Asiago per sentire diverse opinioni e condividire con i colleghi una scelta davvero importante. Venne così deciso di collocare il nuovo strumento a Cima Ekar, a 1370 metri di quota, in un luogo a circa 5 km in linea d'aria da Asiago e quindi un po' riparato dalle luci dei paesi, ma allo stesso tempo facilmente raggiugibile dalla sede dei Pennar. Le difficoltà finanziarie pesarono non poco su questa scelta. Partì in questo modo il progetto del telescopio di 182 cm, che divenne ed è tuttora il più grande strumento che opera in Italia, mentre il primato di maggiore telescopio italiano spetta oggi al Telescopio Nazionale Galileo (TNG), costruito nell'isola di La Palma, Canarie.
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L'Osservatorio Astrofisico di Asiago sorge su un colle, tra i verdi prati dell'Altopiano di Asiago, a 1045 metri di altezza, circondato e protetto da una folta abetaia. Gli edifici principali furono progettati dall'architetto Daniele Calabi negli anni '30, in uno stile molto particolare che lo rende ancora oggi uno dei siti astronomici più affascinanti al mondo. Nell'ampia area sorgono la cupola del telescopio Galileo con la control room, l'edificio dell'officina meccanica, la palazzina degli uffici, e le foresterie per gli ospiti. La sede ospita anche la cupola del telescopio Schmidt dell'Osservatorio Astronomico di Padova costruito nel 1967, utilizzata attualmente come Sala Multimediale per le visite didattiche aperte al pubblico, dopo che il telescopio è stato spostato nella stazione osservativa di Cima Ekar nel 1992. La sede di Cima Ekar, ad una altitudine di 1350 m, a poco meno di 4 km in linea d'aria dalla sede storica dell'Osservatorio, ospita ora tutta la strumentazione principale dell' Osservatorio Astronomico di Padova (INAF). Venne fondata nel 1973 con l'inaugurazione del maggiore strumento ottico su suolo italiano, il telescopio riflettore da 182 cm di diametro "Copernico", e ospita anche il telescopio Schmidt da 40/50 cm e il telescopio Schmidt da 67/92 cm, tutt'ora il più grande del suo genere in Italia.
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Lina Tomasella, laurea in Fisica e dottorato di ricerca in Astronomia, e’ ricercatrice INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) presso l’Osservatorio Astronomico di Padova e coordinatrice della sede osservativa di Asiago, dove sono operativi i maggiori telescopi ottici presenti sul suolo italiano, in particolare si occupa di supernovae, eventi esplosivi tra i piu’ energetici dell’universo. E’ membro attivo del gruppo italiano “Grawita” (GRAvitational Wave Inaf TeAm), dedicato alla ricerca e allo studio delle controparti elettromagnetiche di sorgenti gravitazionali. Giurata all’ European Union Contest of Young Scientist (e Presidente di Giuria per un biennio), e’ stata vincitrice di questo Concorso a Bruxelles nel 1989, presentando uno studio di biologia applicato agli ecosistemi ipogei. Due anni prima aveva gia’ vinto il primo premio del Concorso Philips per Giovani Ricercatori, aggiudicandosi una menzione d’onore nelle fase europea dello stesso concorso, sempre con un lavoro di biologia.
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La Prato Ricerche - Istituto per la ricerca ambientale e la mitigazione dei rischi - è una Fondazione senza fini di lucro, costituita in Prato il 20.01.2004 dalla Provincia di Prato, dall'Università degli Studi di Firenze e dalla Fondazione Pro Verbo. Il nucleo iniziale della Fondazione fu costituito dall'Istituto Geofisico Toscano, ramo d'azienda conferito dalla Pro Verbo alla Prato Ricerche. L'Istituto Geofisico Toscano è nato nel 1986, raccogliendo l'eredità storico-scientifica dell'Osservatorio Sismologico San Domenico fondato a Prato nel 1930, con compiti di studio e ricerca nel campo delle Scienze ed in particolare delle Scienze della Terra. Negli ultimi anni di attività particolare rilievo avevano assunto le discipline afferenti alle problematiche di Protezione Civile, quali il monitoraggio sismometrico dell'area del Mugello. Una volta costituita la Fondazione ha acquisito il patrimonio dell'Istituto Geofisico Toscano (IGT) ed ha sottoscritto una convenzione con la Provincia di Prato per la gestione del Museo di Scienze Planetarie e della Biblioteca di Scienze geo-ambientali e planetarie, che ha acquisito lo status di biblioteca provinciale, facente parte del sistema interbibliotecario. Inoltre gestisce l'Istituto Geofisico Toscano con la Rete Sismometrica della Toscana Nord-Orientale e la stazione meteorologica di Prato Centro. Gli scopi statutari prevedono lo sviluppo della ricerca scientifica di base e applicata, della formazione e della cultura negli ambiti afferenti alla Fondazione, favorendo la costituzione di istituzioni educative, sociali, culturali ed artistiche, e la collaborazione con istituzioni universitarie. I settori di attività della Fondazione sono le scienze ambientali, le scienze mineralogiche e petrografiche, le scienze geofisiche e geologiche, le scienze planetarie, la museologia e museografia, la conservazione e tutela dei beni culturali, la pianificazione e gestione del territorio e delle sue risorse, le applicazioni informatiche avanzate, la protezione civile ed ambientale, lo studio delle condizioni di rischio.
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Giovanni Pratesi, nato a Prato, si è laureato in Scienze Geologiche presso l'Università di Firenze. Nel 1992 è stato nominato direttore dell’Istituto Geofisico Toscano (IGT); nel 1996 ha ottenuto, presso l’Università degli Studi di Milano, il titolo di Dottore di Ricerca in Mineralogia e Petrologia. È stato conservatore, dal 1997 al 2002, presso la sezione di Mineralogia e Litologia del Museo di Storia Naturale ed è ricercatore confermato di Mineralogia presso il dipartimento di Scienze della Terra dal 2002. Nel 2004 è stato nominato, dalla Commissione della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università italiane) coordinatore del gruppo di lavoro per l’individuazione degli standard catalografici mineralogici e petrografici e coordinatore della commissione di lavoro con l’ICCD (Istituto Centrale per il Catalogo e la documentazione) del Ministero per i Beni e le attività culturali. Responsabile generale del progetto per la realizzazione del Museo di Scienze Planetarie della Provincia di Prato, inaugurato nel 2005, dal 2007 ne riveste anche l’incarico di direttore scientifico. Giovanni Pratesi è dal 2004 presidente del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze.
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Isabella Berardono - presidente della Fondazione Prato Ricerche.
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Serafina Carpino, laureata in Astronomia presso l'Università di Bologna, responsabile della didattica e impegnata nella gestione del Museo e delle attività ad esso connesse.
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Il Museo di Scienze Planetarie ha cominciato a prendere forma a partire dalla fine degli anni '90, quando la Provincia di Prato decise di affidare all'Istituto Geofisico Toscano, un'istituzione di lunga e consolidata tradizione scientifica, l'incarico di studiare la fattibilità scientifica ed architettonica di un museo che fosse, al contempo, legato al territorio e proiettato su uno scenario internazionale. Nel marzo 2005 il Museo è stato inaugurato: è di proprietà della Provincia di Prato ed è stato fin da subito dato in gestione alla Fondazione Prato Ricerche. Tra gli obiettivi culturali preminenti del Museo vi sono la didattica e la divulgazione sulle discipline afferenti all'astronomia e alle scienze della Terra, la ricerca scientifica e la conservazione del materiale presente nelle collezioni. La didattica è rivolta alle scuole di ogni ordine e grado: oltre alla visita agli ambienti museali, vengono proposte attività di laboratorio e percorsi didattici sulle discipline sopra descritte. Il Museo svolge inoltre attività divulgativa per adulti consistenti ad esempio nell'organizzazione di mostre temporanee, convegni ed iniziative culturali anche in collaborazione con altre strutture culturali. Per quanto riguarda la ricerca scientifica, il Museo si dedica in particolare allo studio ed alla caratterizzazione di meteoriti, tectiti, impattiti e minerali. Il Museo possiede due collezioni principali: una di meteoriti e rocce da impatto (costituita attualmente da 650 campioni di cui 130 esposti), l'altra di minerali (attualmente di 4500 campioni, di cui 125 esposti). La collezione di minerali ha acquisito una notevole consistenza numerica grazie anche a due grandi donazioni da parte di collezionisti privati, Ciatti e Farina. Fra i campioni esposti nel Museo spiccano la meteorite metallica di Nantan che rappresenta, col suo peso di 272 kg la più pesante meteorite presente in Italia, e le rare e preziose meteoriti marziane e lunari. La collezione di minerali presenta eccezionali campioni tra cui un topazio di considerevoli dimensioni, un grande esemplare formato da un'associazione di fluorite verde e calcite lamellare, una straordinaria pirite elbana dai cristalli lucenti e, soprattutto, un campione di brasilianite considerato da molti esperti il più bello a livello mondiale.
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Emanuele Pace è ricercatore dell'Università di Firenze dove svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia nel campo delle tecnologie spaziali e dell'astrobiologia. Da oltre dieci anni dirige un gruppo di ricerca impegnato in progetti nazionali e internazionali per lo studio degli analoghi di polvere cosmica e l'interazione tra materiali organici e inorganici oltre lo sviluppo di dispositivi innovativi per la rivelazione della radiazione ultravioletta e dei raggi X e di sistemi ottici ed elettronici a bordo di satelliti. Inoltre è docente di Tecnologie Spaziali per la Laurea Magistrale in Scienze Fisiche e Astrofisiche. Da alcuni anni svolge intensa attività di divulgazione scientifica sui temi della fisica e dell'astronomia con attenzione al ruolo della scienza come strumento di conoscenza nel sapere globale dell'uomo.
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Riccardo Farinelli diplomato presso l'Accademia delle Belle Arti di Firenze e abilitato all'insegnamento di educazione artistica (1976), ha avviato l'attività espositiva nel 1972: fra gli altri hanno parlato del lavoro di artista Micacchi, Calabria, Vedova, Vespignani, Barzel, Corà, L.V.Masini. Disegnatore archeologico dal 1972 al 1988 (ultima campagna archeologica, P.za Signoria, Fi), ha fondato "studio3" di ricerca immagine/pubblico nel 1975 e il gruppo "magazine" aperto a giovani artisti nel 1979. Autore dal 1977 di numerosi articoli divulgativi e specialistici sull'immagine, è attualmente responsabile dei progetti e coordinatore del Dipartimento Cultura presso il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, nel quale lavora dal 1988.
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Silvana Barbacci laureata in ingegneria elettronica all'Università di Firenze (1995), ha conseguito il Master in comunicazione della scienza (2001) presso la SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) di Trieste con una tesi dal titolo "Un caleidoscopio magico: la scienza a teatro". Svolge da allora attività di consulenza nella progettazione, sviluppo e gestione di iniziative di diffusione della cultura scientifica, anche a carattere internazionale, con un particolare interesse per la dimensione storica. Ha sviluppato nel tempo un'attività di ricerca sui rapporti tra arte e scienza, anche attraverso la realizzazione di progetti sperimentali e ha pubblicato vari articoli in questo ambito.
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Il padiglione dedicato all'Universo è stato inaugurato al Parco e Museo del Volo il 2 giugno 2011. Ivi contenuti sono un planetario, la sala 3D, riproducente, per ologrammi, i 'lavori spaziali' e la ricostruzione del suolo lunare e marziano! In questo padiglione è possibile camminare virtualmente tra pianeti e satelliti, esplorare nuovi mondi ed entrare nella ricostruzione di un modulo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS - la stazione dedicata alla ricerca scientifica  in orbita bassa terrestre che ha l'obiettivo di sviluppare e testare tecnologie per l'esplorazione spaziale) Milleseicento metri quadri di area allestita a tema dove, oltre a provare l'emozione di pilotare un MB 339 delle Frecce Tricolori, salire a bordo di un gigantesco elicottero Agusta AW139 è possibile conoscere il sistema solare e l'universo con i suoi segreti e, forse, i suoi abitanti. Da Nettuno a Plutone passando per Marte, Venere, Giove e Mercurio fino agli asteroidi e alle comete si può 'vivere' il sistema solare, scoprire i satelliti, e conoscere le aziende, gli scienziati e le missioni. Curatore scientifico del nuovo allestimento è l'Ing. Ernesto Vallerani che, laureato in ingegneria aeronautica al Politecnico di Milano e al California Institute of Technology, è tra i massimi esperti del settore ed ha preso parte alla progettazione dello Spacelab e del Columbus Orbital Facility della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il Padiglione si avvale del contributo dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), dell' Agenzia Spaziale Europea (ESA), delle aziende aerospaziali del gruppo Finmeccanica, e della Compagnia Generale per lo Spazio (CGS Spa).
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Serena Bertolucci, 48 anni, storica dell'arte. Nata a Camogli (Genova), si è laureata con lode presso la Facoltà di lettere dell'Università di Genova, indirizzo storico-artistico, per poi diplomarsi con lode presso la Scuola di Specializzazione in Storia dell'arte e delle arti minori dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi in Museologia/Museografia. Dal 2010 è stata direttore di Villa Carlotta, Museo e Giardino Botanico sul lago di Como, dove lavorava dal 2004. Ha studiato e lavorato in Germania e negli Stati Uniti. Dal 1997 al 2006 è stata incaricata dal Ministero tedesco per l'educazione, la ricerca scientifica e la tecnologia della catalogazione e conservazione delle raccolte d'arte del centro italo tedesco per l'eccellenza europea Villa Vigoni (Como). Da gennaio 2019 è primo direttore donna di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura a Genova. Vanta numerose collaborazioni all’estero ed è stata alla guida del Polo museale della Liguria e di Palazzo Reale di Genova. Ha fatto di quest’ultimo museo un caso nazionale per il rapporto istituito con i quartieri più difficili del centro storico cittadino. È autrice di numerose pubblicazioni.
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Maria Olga Saenz González - Doctora en Historia del Arte en la Facultad de Filosofía y Letras de la UNAM, con especialización en historia moderna en la Universidad La Sapienza 1, Roma y. el DAMS en Bolonia, Italia. Investigadora Titular C, TC en el Centro Peninsular en Humanidades y Ciencias Sociales, y docente en la Universidad Nacional Autónoma de México. Es autora de los libros El futurismo italiano. El símbolo y la acción, vida y obra de Gerardo Murillo, Dr. Atl. , publicado en 3ª edición por El Colegio Nacional, y Giorgio De Chirico y la Pintura Metafísica. Ha sido coordinadora general y coautora de la colección bibliográfica Palas y las musas: diálogos entre la ciencia y el arte., 6 volúmenes. Obra que fue distinguida con el Premio CANIEM al Arte Editorial. Asimismo, fue coordinadora general y coautora de la colección bibliográfica México en el Mundo. De las colecciones de arte. 7 vol., que presenta y analiza las colecciones artísticas de México a lo largo de su historia, que se encuentra en colecciones fuera de nuestras fronteras. Es autora de múltiples capítulos de libros, ensayos y artículos sobre historia del arte mexicano e internacional. Ha sido curadora de numerosas exposiciones de arte mexicano y, ha dictado múltiples conferencias en México y en el extranjero Fue distinguida como Investigadora Nacional, en el Sistema Nacional de Investigadores del Consejo Nacional para la Ciencia y la Tecnología, (CONACYT).
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Raffaele Bendandi (Faenza 1893 – 1979) nacque  da una modesta famiglia di lavoratori. A causa delle scarse disponibilità finanziarie, iniziò presto a lavorare come orologiaio ed intagliatore, dopo aver frequentato la scuola comunale “Tommaso Minardi” di Disegno Industriale e Plastica per gli Artigiani di Faenza.
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Paola Pescerelli Lagorio è nata a Bologna, è laureata in Fisica presso l’Ateneo bolognese, risiede a Faenza. È presidente della Casa Museo Raffaele Bendandi Osservatorio Geofisico di Faenza e Coordinatrice regionale in E-R dell’Associazione Nazionale delle Case della Memoria. Ha collaborato alla stesura di volumi quali: Prodotti e sapori della mia terra, edizione I e II, Consumatori di qualità e L’alimentazione nella storia. Ha collaborato con Gilberto Giorgetti in “I percorsi della memoria”. Ha scritto, con la collaborazione di Alteo Dolcini, L’uomo dei terremoti Raffaele Bendandi Edit Faenza. Ha pubblicato sugli Annals of Geophisics dicembre 2009 “The epistolary archive of Raffaele Bendandi, a sismologist standing outside the institutions”. Nel 2011 ha pubblicato il suo secondo testo edito dalla Edit Faenza: Raffaele Bendandi Ombre sul Sole. È stata designata come esperto Iemo (Intenational Emergency Management Organitation). Ha pubblicato un articolo sugli Anals of Geophiscs “The communication of science as an ethical issue: the case of Raffaele Bendandi” con Teodoro Georgiadis del CNR di Bologna. Ha collaborato alla stesura del libro su Rinaldi Ceroni ideatore del giardino officinale di Casola Valsenio “Una vita per le piante officinali” e su Padre Lambertini nel decimo anniversario della morte. Ha pubblicato un libro e-book “Raffaele Bendandi: una storia una teoria un metodo” e ha scritto la prefazione del volume “Fra maree e terremoti, la storia di Raffaele Bendandi, sismologo moderno” di Pierluigi Moressa e la storia della Istituzione culturale “La Bendandiana” per “Il Bendandi: l’uomo che andava incontro ai terremoti” di Marco Palombo. Nel 2013 ha scritto per la collana “Monografie del Sistema Museale della Provincia di Ravenna” la monografia “Casa Museo Raffaele Bendandi di Faenza”. Ha scritto nel 2015 “la storia dell’alimentazione la cucina povera di Romagna” che si inserisce nel progetto delle case della memoria EXPO Milano A Tavola con i Grandi. Partecipa allo studio dell’immane archivio sul lavoro di Raffaele Bendandi con il consiglio scientifico dell’Istituzione e altri collaboratori. È presente in diverse trasmissioni televisive a carattere scientifico con Rai 1, Rai Cultura, Canale 5, Teleromagna, Tele 1 Faenza, Di-Tv Imola, e tiene conferenze per la divulgazione della scienza e della memoria storica di Bendandi. Ha scritto per la rivista Luce e Ombre l’articolo “Raffaele Bendandi, l’uomo che prevedeva i terremoti” (2016). Dalla Fondazione Rotary del Rotary International le è stato attribuito il Paul Harris Fellow in segno di apprezzamento e riconoscenza per il suo tangibile e significativo lavoro.
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La Casa Museo Raffaele Bendandi si trova nell'edificio che fu l'abitazione dello stesso Bendandi, appassionato di sismologia. In essa si trovano un centro di documentazione sui terremoti, una biblioteca e l'Osservatorio Sismologico. La biblioteca fu sicuramente il luogo più caro a Bendandi: lì studiava, leggeva, consultava, verificava e, quando qualcuno interrompeva la sua meditazione, guardava fuori dalla finestra indeciso se farlo entrare o no. Contiene oltre mille libri, bollettini di diversi Osservatori mondiali, raccolte di giornali ed articoli. In quindici scatole e nove cartelle sono raccolti i calcoli e gli scritti originali.
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Jacopo Dondi Nel 1313, a vent’anni, fu assunto come medico del Comune di Chioggia. Dopo il 1342 fu chiamato a insegnare medicina a Padova, per rilanciare la facoltà medica, dopo la scomparsa di Pietro d'Abano. Nel 1344 installa un orologio astronomico, a Padova, nel Palazzo dei Carraresi. Nel 1355 pubblica l’"Aggregator medicamentorum, seu de medicinis simplicibus" (1355), un testo prevalentemente focalizzato sui rimedi farmacologici del tempo. Tale opera, strutturata in dieci trattati la dedicò ai medici principianti ed a quelli esperti: l'opera è, infatti, un lessico enciclopedico della letteratura farmacologica e fu uno strumento insostituibile per medici e speziali. Un altro libro di Jacopo, "De Fluxu et refluxu maris", ha chiarito le cause delle maree che troveranno conferma tre secoli dopo con Isacco Newton. Pubblicò anche uno dei primi studi sulle terme euganee, il "Tractatus de causa salsedinis aquarum et modo conficiendi sal artificiale ex aquis Thermalibus Euganeis" (1355), dove, per le acque naturalmente calde egli descrive un metodo di estrazione del cloruro di sodio in due fasi. Questo trattato è il primo studio sulle Terme Euganee. Oltre alla medicina egli insegnò anche l'astrologia, introducendo per l'insegnamento e la pratica dell'astrologia, per primo, a Padova, le "Tabulae de motibus planetarum o Toletanae", attribuite al re di Castiglia, Alfonso X il Savio, e ne elaborò un adattamento al meridiano di Padova. Jacopo fu il vero protagonista dell'evoluzione della scienza padovana, dal magistero di Pietro d'Abano alle più complesse articolazioni disciplinari del primo Umanesimo. Dall'Aponense non derivò teorie particolari bensì la visione generale dell'inscindibile nesso tra medicina e astrologia.
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Giovanni Dondi (figlio di Jacopo) fu autore di varie opere mediche e letterarie; ma la sua fama è legata soprattutto alla realizzazione dell'Astrarium, l'orologio astronomico del quale lasciò una dettagliata descrizione con disegni, il Tractatus astrarii o Planetarium. Nel proemio del Tractatus Giovanni afferma di aver ideato la sua macchina per dimostrare la giustezza della descrizione dei moti dei corpi celesti di Aristotele ed Avicenna, e, precisa, di essersi attenuto alla Theorica planetarum di Campano da Novara, testo della seconda metà del Duecento che costituì la prima esposizione occidentale del sistema tolemaico e che offriva anche specifiche istruzioni per la costruzione di equatoria, strumenti per il calcolo meccanico delle posizioni dei pianeti. Macchina astronomica perfetta, l’Astrarium fu al tempo stesso un misuratore del tempo, un calcolatore analogico e testimoniò lo sviluppo della tecnica dell'orologeria e favorì la costruzione di nuovi orologi pubblici per palazzi e chiese permettendo di leggere senza calcoli i movimenti dei corpi celesti, traducendo in un modello meccanico la teoria cosmologica tolemaica. Capolavoro dell'orologeria planetaria, l'Astrarium non era meno elaborato e sorprendente dal punto di vista tecnico. Giovanni Dondi eseguì personalmente e descrisse ogni fase della sua realizzazione: si servì di normali strumenti da orologiaio e di misure approssimative tratte dall'uso corrente, forgiò, sembra in sole leghe di rame, 297 pezzi, 107 dei quali erano ruote variamente dentate e pignoni. Un disegno di Leonardo da Vinci, a lungo ritenuto dagli studiosi un prototipo di automa, si è scoperto poi non essere altro che un particolare dell’Astrarium (lo scappamento dell'orologio) realizzato da Giovanni Dondi e presente nel Tractatus Astrarii, anno 1364, cioè oltre un secolo prima di Leonardo.
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Angelo Frascati è nato a Taranto il 26 agosto 1952 da madre contadina e padre operaio. E’ laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Padova, Specializzato in Otorinolaringoiatria presso l’Università di Verona, è stato medico di medicina generale per 37 anni a Chioggia, ora esercita come libero professionista. Nel 1975, a 23 anni, fu nominato per un biennio, Consigliere d’Amministrazione dell’Università di Padova. Nel 1984 fu eletto Consigliere Comunale a Chioggia. Dal 1994 al 2018 è stato docente, Tutor e Animatore di Formazione della Scuola di Formazione dei Medici di Medicina Generale della Regione Veneto. Dal 1991 al 1996 è stato dirigente a Chioggia e poi della provincia di Venezia della FIMMG, Federazione Italiana Medici Medicina Generale. Dal 1996 al 2006 è stato Presidente Provinciale di Venezia e poi Regionale Veneto della SIMG, Società Italiana di Medicina Generale. Dal 2006 al 2015 è stato Membro del Consiglio di Presidenza Nazionale della SIMG. Dal 1999 al 2018 è stato Sperimentatore in Medicina Generale della Regione Veneto e della SIMG. Nel 2001 Fondò la SVeMG, Scuola Veneta di Medicina Generale, del quale è stato Presidente fino al 2006. Dal 2004 al 2010 è stato Referee per il programma ECM del Ministero della Salute. Dal 2004 è stato Tutor della Facoltà di Medicina dell’Università di Padova per l’esame d’abilitazione alla professione medica. Nel 2007-2008 è stato Presidente del Consiglio dell’Istituto d'Istruzione Superiore “G.Veronese” di Chioggia. Nel 2009-2011 è stato Presidente della Fondazione Ars Medica dell’Ordine dei Medici di Venezia. E’ autore di numerose pubblicazioni scientifiche mediche. E’ stato relatore, docente, moderatore in centinaia di convegni, corsi e congressi. Ha partecipato a numerosi progetti di ricerca e studi medici. Nel 2012 fonda, assieme ad Aldo Bullo, il “Comitato 7° Centenario Dondiano di Chioggia” e lo presiede fino al 2014 quando si trasforma nel Gruppo Culturale Dondi dall’Orologio che presiede fino ad oggi. Nel 2013, assieme ad Aldo Bullo, organizza decine di eventi, con ospiti e studiosi locali, nazionali ed internazionali, durante le Celebrazioni Dondiane. Dal 2014 si dedica, assieme ad Aldo Bullo, con relazioni, mostre, articoli a divulgare le figure e l’opera di Jacopo e Giovanni Dondi dall’Orologio medici, astronomi, scienziati, docenti universitari, autori di opere scientifiche e letterarie, inventori di macchine straordinarie, nel XIV secolo elevarono Chioggia a vette scientifiche e culturali d’eccellenza.
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Aldo Bullo nacque il 26 dicembre 1938 a Chioggia, da madre casalinga e padre pescatore. Nel 1956 ottiene il diploma magistrale e, dopo qualche anno di lavoro come impiegato in una cooperativa di pescatori, nel 1962 diventa insegnante elementare di ruolo. Fin da giovanissimo denota una curiosità ed una capacità di ricerca e di studio in svariati ambiti culturali e tecnici. Fa il telescriventista durante il servizio di leva, frequenta corsi di tecnico radio e televisione, consegue il brevetto e la licenza di radioamatore, costruisce, a valvole, una ricetrasmittente ed il televisore di casa, frequenta corsi di meccanica. Diventa frequentatore assiduo della biblioteca comunale di Chioggia, prende visione del Tractatus Astrarii di Giovanni Dondi dall’Orologio, edizione Vaticana, studia storia medioevale ed astrologia. Trasmette la sua curiosità e le sue conoscenze ai suoi alunni ed alle loro famiglie. Nel 1977 organizza osservazioni astronomiche con telescopi con genitori ed alunni. Dal 1978, per tre anni, con l'aiuto di un artigiano, crea un laboratorio di ceramica per gli alunni. Nel 1983 comincia ad insegnare agli alunni la programmazione in Basic per la soluzione di facili problemi aritmetici e geometrici. Nel 1984 realizza in classe un impianto elettrico ed inizia le lezioni d’informatica. Dal 1987 viene incaricato dalla Direzione Didattica ad attuare dei corsi di informatica per le classi 3e - 4e - 5e elementari. Nel 1985 inizia a tradurre il Tractatus Astrarii. Nel 1997, dopo 41 anni di lavoro va in pensione ed inizia a collaborare con il settimanale diocesano “Nuova Scintilla”. Nel 1998 forma un gruppo di lavoro per realizzare l'Astrario di Giovanni Dondi nell'officina meccanica dell'Istituto Cavanis, l’opera, ora custodita nel Museo Comunale di Chioggia, viene esposta durante eventi culturali; nel 2003 alla Fiera Campionaria di Padova; dal 22 aprile al 14 maggio 2017, durante la mostra di Paolo Barlusconi, “Cosmogonie”, a Chioggia. Nel 2000, avuto notizia del ritrovamento di una vecchia macchina sulla millenaria Torre di S. Andrea a Chioggia, va ad ispezionarlo ed inizia le sue ricerche avendo sentore che si tratti di un orologio molto antico. Nel 2003 pubblica la traduzione del Tractatus Astrarii con la prefazione del Rettore dell'Università di Padova. Nel 2004 inizia a consultare, nell'Archivio Storico del Museo di Chioggia, centinaia di documenti medioevali per trovare notizie sull'orologio della Torre di S. Andrea e trova la prova di quello che sospettava. L’orologio è antecedente al 26 febbraio 1386: è l’orologio da torre più antico al mondo! Nel 2004 avvia il progetto del Museo Torre dell'Orologio fino ad arrivare alla sua inaugurazione il 16 settembre 2006. Nel 2007 pubblica l'Equatorium Planetarum di Campano da Novara: Edizione critica del testo latino con introduzione e note di Tiziana Bascelli e William R. Shea; traduzione di Aldo Bullo Nel 2010 pubblica la traduzione del De Fluxu et refluxu maris di Jacopo Dondi dall’Orologio. Nel 2012 coinvolge il suo amico medico di famiglia, Angelo Frascati, nell’organizzazione del VII° Centenario Dondiano, che ricade nel 2013. Insieme al dott. Frascati crea dapprima il “Comitato per le celebrazioni Dondiane” e poi “Il gruppo Culturale Dondi dall’Orologio” del quale Aldo Bullo è membro e consulente storico e tecnico. Nel 2013, insieme ad Angelo Frascati, organizza decine di eventi, con ospiti e studiosi locali, nazionali ed internazionali, durante le Celebrazioni Dondiane. Dal 2013, Aldo Bullo, continua la sua infaticabile attività di divulgatore, soprattutto nelle scuole, della storia Medioevale di Chioggia, delle opere dei Dondi dall’Orologio, dell’Orologio della Torre di S. Andrea.
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Il Gruppo Culturale Dondi dall’Orologio: Il 26 dicembre 2013 sono ricorsi settecento anni dalla nomina di Jacopo Dondi dall’Orologio a medico del comunità di Chioggia. L’orologio della Torre di S.Andrea a Chioggia: Lunghe ricerche d’archivio, condotte da Aldo Bullo, definiscono questo orologio da torre, situato nella millenaria torre, come il più antico del mondo, essendovi notizie relative alla sua presenza già il 26 febbraio 1386. Sconosciuto ne è l’autore, ma forti indizi conducono a pensare che possa essere attribuibile a Jacopo e/o Giovanni Dondi dall’Orologio. Queste sono, in larghe linee, le ragioni che hanno spinto Aldo Bullo e Angelo Frascati a creare nel 2012 il “Comitato delle Celebrazioni Dondiane”. Il Comitato ha riunito vecchi e nuovi estimatori e studiosi del genio Dondiano per tributare un dovuto riconoscimento all'opera culturale e scientifica che, da Chioggia, la famiglia Dondi ha saputo generare nel XIV secolo, periodo in cui hanno spiccato il volo la ricerca e lo studio per le scienze, che hanno cambiato la vita degli uomini. Durante gran parte del 2013 si sono svolti a Chioggia decine di eventi di studio, di dibattito, spettacoli e mostre che hanno analizzato e celebrato la figura e l’opera di Jacopo e Giovanni Dondi dall’Orologio. Nel 2014, terminate le celebrazioni dondiane del 2013, il “Comitato Celebrazioni Dondiane” cessa la sua attività. Aldo Bullo e Angelo Frascati creano “Il gruppo Culturale Dondi dall’Orologio” del quale Frascati è Presidente e Bullo è Consulente storico e tecnico. Il Gruppo ha come obiettivo di continuare gli studi e divulgare con relazioni, mostre, articoli e quant’altro: le figure e l’opera di Jacopo e Giovanni Dondi dall’Orologio; l’Orologio della Torre di S. Andrea a Chioggia.
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Renzo Baldoni, docente emerito di Tecnologia, già Sindaco del Comune di Pennabilli, già Presidente del Parco Interregionale del “Sasso Simone e Simoncello”, fondatore del Museo di Informatica e Storia del Calcolo, è fondatore e attuale direttore scientifico di Mateureka - Museo del Calcolo. Vincitore nel 2009 del premio “Apifarfalle” della Provincia di Pesaro-Urbino, nel 2014 del premio nazionale “Montefeltro” per la sezione “Cultura e Scienze” dell’Università degli studi di Urbino, ha ottenuto, nel 2016, la benemerenza civica dall’Amministrazione Comunale di Pennabilli. Suoi libri pubblicati sono: “Nel caso che”, “Storia del calcolo”, “Mateureka”, “Matematica Antica”. Ha al proprio attivo oltre 70 articoli scientifici e didattici pubblicati su riviste o atti di convegni, la collana “Dalla fatica al piacere di contare” e la cura di oltre 40 mostre. Come insegnante, ha dedicato sé stesso ed i propri studi alla divulgazione di temi scientifici e culturali rivolta soprattutto ai giovani ed ha fatto di Mateureka, museo del Calcolo da lui fondato, un motore di cultura e un sito di eccellenza per la divulgazione matematica”.
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Il Museo del Po di Revere di proprietà comunale, fondato nel 1983 ha come tema centrale il fiume, il suo territorio e le sue genti. Ospita undici sale ricche di testimonianze della storia del fiume, degli animali che lo popolano e della storia delle sue genti. Dopo l’ingresso con bookshop, le sale sono suddivise in: il castello e il suo committente, la sala multimediale, la preistoria e la protostoria, dai Romani all’Umanesimo, Revere nel XX secolo, le imbarcazioni e la navigazione, i ponti di barche sul Po, i mulini natanti e gli opifici idraulici, il territorio di Revere nella cartografia antica e moderna, la caccia e la pesca nel territorio, l’avifauna e la fauna, il Premio Revere. Parte integrante del museo è anche il Fontinalia Museum - Miti e Simboli delle Acque: una raccolta permanente composta da un centinaio di opere d’arte e avente come tema conduttore il significato (antropologico-culturale) che gli uomini hanno attribuito all’elemento acqua, servendosi dei linguaggi del simbolo, della metafora, del mito, della leggenda e della fiaba.
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Rodolfo Signorini è nato il 27 gennaio 1941 a Gabbiana di Marcaria (Mantova). Si è laureato in Lettere Classiche presso l'Università di Bologna. Ha insegnato storia, italiano, latino negli istituti superiori di Mantova. Storico del periodo umanistico-rinascimentale, ha dedicato le ricerche ad Andrea Mantegna, Teofilo Folengo, Giulio Romano, Vittorino da Feltre. Tutta nuova la sua lettura storica della "Camera Dipinta", detta "degli Sposi", del Mantegna. Nel 1976 ha illustrato la "Camera Dipinta" a Copenaghen, presente la regina di Danimarca, Margrethe, e la regina madre, Ingrid. Nel 2006 ha presentato la personalità e l'opera del Mantegna presso l'Auditorium del Metropolitan Museum di New York. Ha tenuto conferenze a Londra, Atene, Salonicco, Vienna, Strasburgo, Parigi, Bonn, Koblenz, Colonia, Sampietroburgo, Philadelphia, Bucarest. Ha curato la mostra "A casa del Mantegna" tenutasi nel 2006 nella dimora dell'artista. Consigliere della Fondazione d'Arco di Mantova. Socio ordinario della Classe di Lettere ed Arti e bibliotecario dell'Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova. Socio corrispondente dell’Accademia dei Sepolti di Volterra. Membro del Comitato Scientifico dei "Quaderni Folenghiani". Presidente del Comitato Mantovano della Società Dante Alighieri. Attualmente sta per pubblicare l'edizione critica della "Cronaca" di Mantova di Andrea da Schivenoglia.
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Nel filmato dedicato a Cristoforo Colombo si argomenta, per immagini, di nuovi mondi e di esplorazioni, considerando le stelle e il cosmo, già soggetto eccellente di Cosmogonie, come guida dei primi navigatori quanto poi tema letterario e ormai territorio di esplorazione di progetti astronautici. Dall’immaginazione periegetica all'invenzione utopica di nuovi mondi, dalle ipotesi esplorative, alle visite onirico/estatiche alla luna e ad altri corpi celesti, le più inaspettate fantasie prendono vita in virtuale dialogo grazie a questa carrellata di immagini, tratte da antichi testi e raccolte in omaggio alla figura di Cristoforo Colombo. Alla sua capacità immaginativa e al suo coraggio è debitore ogni esploratore mentre fanno eco misteriosa una grande quantità di racconti di viaggio reali o romanzati... sogni, visioni...
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La presenza di Cosmogonie a Grizzana Morandi vuole porsi come omaggio alla visione olistica dell'uomo coltivata da Cesare Mattei. Il castello, che ospita la mostra, comunemente definito Rocchetta Mattei, restaurato e riaperto al pubblico il 9 agosto 2015 dopo lungo periodo di abbandono (Grazie all’accordo tra la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, il Comune di Grizzana Morandi, l’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese e la Città Metropolitana e con la preziosa collaborazione delle associazioni locali) deve il suo nome al Conte Cesare Mattei (1809-1886) che lo fece edificare sulle rovine di una antica costruzione risalente al XIII secolo, la Rocca di Savignano. La struttura del castello, riflesso tangibile della sua ampia e diversificata cultura, fu modificata più volte dal Conte che la rese un labirinto di torri, scalinate monumentali, sale di ricevimento, camere private che richiamano stili diversi, dal medievale al moresco, dal liberty al gotico. Qui, manifestando una visione olistica, di stampo rinascimentale, dell'essere umano in sinergia col cosmo e la natura, Cesare Mattei si appassionò all'astronomia, al magnetismo e alle scienze mediche con particolare attenzione per l'omeopatia. Seppure non laureato (operò sempre alla presenza di un medico), sfruttando sapientemente i mezzi dei quali disponeva e la buona affermazione che l’omeopatia andava registrando nell’Italia della seconda metà del secolo, riuscì a mettere a punto e valorizzare in breve tempo un nuovo, personale metodo terapeutico. Lo chiamò elettromeopatia e consisteva in una sorta di mescolanza di omeopatia, fitoterapia, alchimia e magnetismo.
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Vincenzo Guarracino, poeta, critico letterario e d’arte, traduttore, è nato a Ceraso (SA) nel 1948. Ha pubblicato, in poesia, le raccolte Gli gnomi del verso (1979), Dieci inverni (1989), Grilli e spilli (1998), Una visione elementare (2005); Nel nome del Padre (2008); Baladas (2007); Ballate di attese e di nulla (2010). Per la saggistica, ha pubblicato Guida alla lettura di Verga (1986), Guida alla lettura di Leopardi (1987 e 1998) e inoltre le edizioni critiche di opere di Giovanni Verga (I Malavoglia, 1989, Mastro-don Gesualdo, 1990, Novelle, 1991) e di Giacomo Leopardi (Diario del primo amore e altre prose autobiografiche, 1998). Oltre ciò, l’antologia Leopardi, 1991, e l’edizione dell’autografo comasco dell’Appressamento della morte, 1993 e 1998. Ha inoltre curato il carteggio Leopardi-Ranieri (Addio, anima mia, 2003 e 2016), il romanzo di Antonio Ranieri, Ginevra o l’orfana della Nunziata (2006), le novelle milanesi di Verga Per le vie, 2008, Libro delle preghiere muliebri di Vittorio Imbriani (2009) e Amori di Carlo Dossi (2010). Nel 2010, ha pubblicato una biografia di Antonio Ranieri, Un nome venerato e caro. La vera storia di Antonio Ranieri oltre il mito del sodalizio con Leopardi. Ha curato le traduzioni dei Lirici greci (1991; nuova edizione 2009), dei Poeti latini (1993), dei Carmi di Catullo (1986 e 2005), dei Versi aurei di Pitagora (1988 e 2005), dei versi latini di A.Rimbaud, Tu vates eris (1988), dei Canti Spirituali di Ildegarda di Bingen (1996), del Poema sulla Natura di Parmenide (2006), La favola di Amore e Psiche di Apuleio (2016) e l’antologia Poeti latini cristiani dei primi secoli (2017). Ha curato inoltre le antologie Infinito Leopardi (testi di poeti contemporanei, 1999), Il verso all’infinito. L’idillio leopardiano e i poeti italiani alla fine del Millennio (1999), Interminati spazi sovrumani silenzi. Un infinito commento: critici, filosofi e scrittori alla ricerca dell’Infinito di Leopardi (2001), l’antologia Caro Giacomo. Poeti e Pittori per Giacomo Leopardi (1998) e Giacomo Leopardi. Canti e Pensieri (2005) e Un ‘imbroglio di versi” molto serio. Due inediti puerili di Giacomo Leopardi (2013). Nel 2009, ha curato una antologia della poesia leopardiana, L’infinito e altri canti (2009), che nel 2011 è uscita in Spagna, col titolo El infinito y otros cantos, e in Colombia nel 2017. Ancora in Spagna è uscita l’antologia Giovanni Pascoli. Poesia esencial (2012). Ha curato le antologie: Poeti a Como (2002), L’AltroLario (2004), Ditelo con i fiori. Poeti e poesie nei giardini dell’anima (2004) e Parliamo dei fiori (2005), La vita stanca. Antologia della poesia italiana sul “male di vivere” (2013), L’amore dalla A alla Z. I poeti contemporanei e il sentimento amoroso (2015) e Lunario di desideri (2019). Assieme a Monica Molteni, ha curato l’antologia Pane&Poesia. 70 ricette a base di pane e 70 poesie di poeti contemporanei (2015). Ha inoltre curato l’antologia delle poesie di Roberto Sanesi L’incendio di Milano (1995) e Dieci poemetti dello stesso autore (2009). Nel 2010 ha curato l’antologia delle poesie dell’artista Agostino Bonalumi, Alter Ego. Recentemente, ha curato l’edizione completa delle poesie di Loredana Cilione (Poesie, 2019). Per la critica d’arte, si è occupato dell’opera, tra gli altri, di Luca Crippa (Castelli di carta. Tra disegni, collages e polimaterici di Luca Crippa, 2002), di Giorgio Larocchi (Sulle tracce di un “disegno perduto”. Giorgio Larocchi pittore, 2007), di Mario Benedetti (In un regno notturno e labirintico, 2008), di Cristiana Isoleri (Il percorso nell’arte di Cristiana Isoleri, 2018) e di Claudio Granaroli (Paragrafi per Claudio Granaroli, 2019). È autore di una monografia sul regista e drammaturgo Bernardo Malacrida (Il teatro tra passione e missione, 2008) e su Antonio Spallino. Uomo, amministratore, sportivo, intellettuale (2013). Ha inoltre pubblicato il saggio biografico-critico Roberto Sanesi. Un poeta del secolo scorso (2017, Premio Microeditoria di Qualità 2018) e Tutto o niente. Analisi critica dell’opera di Curzia Ferrari (2017). Collabora, come critico letterario e d’arte, a quotidiani e periodici.
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Luigi Castelli è psicologo e psicoterapeuta sistemico. Oltre alla pratica clinica svolge attività di consulenza e formazione per aziende, pubblica amministrazione e terzo settore adottando l’approccio della ricerca-intervento con particolare attenzione agli aspetti psico-sociali dei contesti lavorativi e di apprendimento. È consulente e formatore di Unindustria Servizi di Como ed esperto in mediazione familiare.Tra i progetti attuali, nell’ambito della rete di coordinamento provinciale per la promozione di azioni integrate contro la violenza sulle donne, lo “Spazio per gli uomini che vogliono cambiare” destinato agli uomini che agiscono comportamenti violenti nelle relazioni affettive.
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Valeria Zanini, tecnologo dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Padova, è curatrice del Museo La Specola e responsabile del patrimonio storico dell’Osservatorio stesso, del quale cura la conservazione, tutela e valorizzazione. Laureata in astronomia, svolge ricerche storico-scientifiche inerenti l’astronomia padovana e i suoi strumenti. Dal 2015 è docente a contratto, a titolo gratuito, per l'insegnamento di Storia dell’Astronomia presso l’Università degli Studi di Padova. Dal 2010 al 2015 è stata responsabile nazionale del Servizio Musei dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica).
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Maria Daniela Lunghi, Nata nel 1951 a Calliano (AT), si è laureata in Storia dell’Arte presso l’Università degli Studi di Genova e specializzata presso il Centro Internazionale per lo Studio dei Tessuti Antichi (C.I.E.TA) di Lione. Ha fondato e diretto, sino al 1998, la Civica Tessilteca con sede nella Galleria di Palazzo Bianco a Genova della quale è attualmente direttore onorario. Ha scritto oltre 60 saggi e tenuto conferenze sui tessuti ed i merletti fra cui “Macramè - L’arte del pizzo a nodi nei paesi mediterranei”, Genova 1987 e numerosi articoli per riviste specializzate. Come fiber- artist ha partecipato a tre edizioni (2000, 2001, 2002) del Miniartextiles di Como e nel 2013 alla mostra “I tessuti del mare” alla Galleria ‘Il Grechetto’ di Genova. Tra le esposizioni di tessuti e merletti antichi da lei curate, è da ricordare “Fili di Liguria” 2010 , Abbazia di San Fruttuoso di Camogli per il FAI Liguria. Nel 2011 ha collaborato all’esposizione “Donne e fiori nel mezzaro genovese - Una collezione privata” alla Galleria Marina dell’Areoporto di Genova. Ha partecipato a due edizioni della manifestazione “ Il Kashmir a Genova” tenutesi al Palazzo Ducale nel 2012 e 2013. Nel 2019 ha partecipato al convegno sul 50° anniversario dello sbarco sulla Luna a Como. Ultime pubblicazioni: “Magici intrecci – merletti meccanici italiani”, presentazione di A.Caputo, introduzione D.Davanzo Poli, Aracne Editrice, Roma 2015 - “Giorgione, La Tempesta”, Europa Edizioni, Roma 2015 - “Giorgione Rivelato ”di L.Buso e M.D.Lunghi, ed. Grafica Antigua, Treviso, 2016 - “Il fascino della varietà, la collezione tessile di Marisa Grimaudo”, a cura di L.Pessa.M. D.Lunghi, G.Campanella. ed. Sagep, Genova 2018 - “Il Macramé oggi:prezioso intreccio di fili e di idee.” in “Macramé e margarete a palazzo” cat.mostra a Cura di M.L.Tonello, Castelgomberto (Vicenza), 2018.
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