Alik Cavaliere - Lo studio


"... Nel giugno del 1987 avevo esposto l'opera "Il Pigmalione" in una mostra articolata sul doppio binario di una riflessione e di un tema. Il tema era costituito dal mito di Pigmalione ripercorso su un testo di Jean Jeaques Rousseau. Così sintetizzavo il mio lavoro: "... Rousseau inizia chiamando l'opera dell'artista 'objet', oggetto, e finisce con la più completa identificazione dell'artista con la propria opera nella quale trasfonde a tal punto il suo amore da morire per vivere nell'opera stessa. La trasgressione dell'arte come mestiere, come professione riferita a modelli, l'anelito ad una bellezza o perfezione impossibile, lo specchiarsi nell'opera fino ad esclamare "io, non io, ancora io..." (Rousseau) dimostrano una ricchezza di spunti che rendono il testo ed il mito attuali e preziosi per una riflessione ed una ricerca. Iniziato il lavoro nel 1982 con Vincenzo Ferrari, con due angolazioni diverse in un itinerario/confronto stimolante -sfociato nell'ambizioso tentativo di un progetto a quattro mani - il lavoro si è trasformato negli anni in una riflessione parallela per ognuno di noi: individuale, "privata", ma recitata ad alta voce. Una riflessione, quasi una confessione, fatta a se stessi in primo luogo, scrutandosi attentamente allo specchio senza pudori o reticenze, non solo come racconto, come memoria, non solo ripercorrendo il passato (un passo indietro, tanto di moda oggi). Il trascorso, il ripetersi dei gesti, il riuso dei materiali per un progetto, più progetti che vengono eseguiti con puntiglio - operando fuori da regole imposte, da stili pre-ordinati, da slogan, senza trucchi o effetti speciali, senza materiali "cucinati" - attraverso l'esperienza quotidiana, giorno dopo giorno, nel tentativo di fare, se possibile ... due passi avanti. Uno spazio articolato che diviene labirinto, un tempo che si dilata e l'artista al centro dell'opera, prigioniero, perso.
Ma perché l'opera non resti solo una confessione, invito lo spettatore a percorrere il "mio" (spazio) privato, a farlo diventare luogo per un confronto, una discussione, uno scontro e trasformarlo da eventuale possibile vaniloquio in una esperienza a più voci, pubblica.
Ho, infatti, agito molto spesso come regista, come un assemblatore di storie e racconti cercando di creare dei percorsi, dei labirinti, dove poter incontrare l'eventuale visitatore dell'opera e dove, poi, perderci entrambi...,

da: il Corriere del Ticino, Lugano venerdì 8 febbraio 1985

"Il Pigmalione" particolare

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