Alik Cavaliere - Lo studio


"... il cambiamento più profondo al quale ho assistito, e partecipato, in questo campo, è costituito dal "decentramento dell'arte". Nel mio ormai lungo percorso ho visto passare e cadere, in rapidissima successione, il mito dell'arte come chiave di lettura del mondo, come qualcosa di "altro", come strumento immediato di comunicazione, come informazione a breve termine e uso, come merce, come quotidianità.
Oggi mi pare di assistere ad una piccola tregua nelle successioni; l'arte si è assestata nei "surroundings", nei dintorni. Se la mia lettura è, sia pure parzialmente, plausibile, dirò che personalmente non mi dispiace: l'arte non è più né al centro, né isolata, ma ci circonda, ci avviluppa, ci giunge con un rumore forse più attutito e diffuso, ma da più innumerevoli, talora imprevedibili parti... L'artista è all'interno di una situazione dove si trova ad agire, in piccola parte, quale "operatore culturale" e ad essere contemporaneamente un semplice spettatore, un comune mortale.
Per operare e sopravvivere, come persona culturalmente coinvolta, dovrà - da primo attore in trance, quale spesso si trovava ad essere - mutarsi in un soggetto partecipe ed attento, subendo inevitabili errori, ripensamenti; dove "l'errore" potrà essere riscattato solo dall'ampiezza delle analisi, dalla valutazione dell'opera e del gesto compiuto, dall'attenzione nella partecipazione... una stimolante trasformazione, dove la libertà, individuale sarà "giocata" sulla libertà di pensiero ed il singolo pensante costituirà da solo una permanente rivoluzione culturale, "inarrestabile...

da: il Corriere del Ticino, Lugano venerdì 8 febbraio 1985

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