Alik Cavaliere - Lo studio


mi ha sempre affascinato il colore ed ho ceduto alla tentazione di dipingere, usando smalti, oli, tempere, acquerelli, acrilici, pastelli, gessetti, collage; sempre, quando ne ho avuto la possibilità, ho praticato l'incisione tra lito, serigrafia, puntasecca, acquaforte, acquatinta... e, ancora, il suono, il rumore, il silenzio e il vuoto...; l'elettricità con motori e marchingegni, progettando, ma non privandomi mai del piacere di operare ripercorrendo tradizioni (o abitudini) artistiche e artigiane.
Ho usato le mie mani e quelle degli amici (ho lavorato con Scanavino, Ferrari, Tadini, Piccoli, Sangregorio, e altri artisti) per eseguire opere insieme.
Credo di aver fatto scultura sempre per necessità espressive, comunicative, estetiche, di linguaggio (talora trasgredendo le tecniche), salvandomi, mi auguro, dal diventare un buon professionista produttore di beni artistici.
Operando in maniera così "dispersiva", spero di aver evitato di diventare uno specialista di un "genere", e non mi trovo quindi lo studio trasformato in un vasto deposito di "oggetti" artistici ben confezionati e riposti in scaffali pronti per la vendita, a futuro prezzo programmato.

da: "Il disegno", Milano, 1987

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