Alik Cavaliere - Lo studio


La memoria

... Penso che ogni artista è abituato a dare le risposte quotidianamente attraverso i sogni, i desideri, le difficoltà alle quali lo sottopone il proprio lavoro, e che tali risposte siano soggette a certezze presto abbandonate, a cambiamenti inevitabili, ad affermazioni contraddittorie.
Penso che un artista - a differenza di un politico, di un amministratore, di un insegnante o di un impiegato - dia sempre risposte "private" e sempre indissolubilmente legate al lavoro ed alla ricerca che sta elaborando; risposte apparentemente chiare, ma che spesso a lui stesso ritornano come interrogativi che hanno valore parziale, in ogni caso non, possono essere assolutamente supporto; alla comprensione dell'opera dell'artista che sola, non difesa e protetta da tesi od ipotesi, deve dare emozione, suggestione o repulsione, spazio per nuove idee. (Risposte destinate ad essere recepite da altri singoli anche se, in taluni casi, è possibile che i singoli siano così numerosi da apparire collettività).
... Le enormi trasformazioni storiche, economiche, sociali, tecniche, scientifiche del costume, attraverso le quali siamo passati hanno condizionato tutti noi; il condizionamento - degli eventi dei quali siamo stati protagonisti, attivi, o passivi - ha inciso ed è stato determinante sulle motivazioni e sulle scelte, soprattutto per chi ha alle spalle più anni...di lavoro.
... Ho usato la parola inglese surroundings perché, con più precisione, riassume il senso delle "cose circostanti" e l'ho usata per quella parte del mio lavoro che, intendeva sottolineare l'influenza dei fattori esterni, concomitanti, casuali o prevedebili, rendendoli spesso determinanti per l'opera stessa (soprattutto, nello sforzo di lavorare fondendo i termini di spazio e di tempo, sia con l'estensione e la dilatazione degli elementi usati, sia con "esempi" inseriti nel più consueto quotidiano).
Devo dire che tutto il lavoro è spesso rimasto con un valore di ipotesi, talora con opere da prendere e riusare per "altro".
Mi sono anche divertito a ritagliare qualche spezzone isolato e frammentario dai lavori eseguiti per studio e a buttarli nel mercato quali oggetti d'arte verificando la moda del collezionismo dei "reperti"...
Ho sempre usato i materiali come un regista, come un "trovarobe" teatrale come un narratore di storie e racconti lavorando sulla memoria, cercando di creare dei percorsi, dei labirinti dove potermi incontrare con l'eventuale visitatore/spettatore per poi perderci entrambi all'interno dell'opera stessa, oltre che psicologicamente anche fisicamente nella pluralità delle angolazioni o nei grovigli della materia o delle indicazioni suggerite.
... In quarant'anni ho usato, le stoffe, il legno, la carta, le parole, l'acqua (più volte), la luce, la fotografia, i metalli (e nel campo dei metalli: ferro, bronzo, acciaio, rame, argento, ottone, alluminio piombo, ghisa, similoro e anche l'oro ma molto poco in quanto altri miti ho inseguito mescolando i materiali nei miei crogiuoli), la porcellana, la ceramica, la terracotta, la terra refrattaria, gli ingobbi, il vetro, lo specchio, la plastica (e nel campo delle materie plastiche: poliestere, poliuretano, polimetilmetacrilato, polivinilcloruro) il marmo (graniti arenarie, beole, lavagna), materiali lucidi e opachi, oggetti trovati, recuperati saldando, fondendo, sbalzando, assemblando;

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