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Prefazione alla raccolta di poesie di Giampiero Reverberi
"Graffiti" edizioni Ulivo 2000

di: Giancarlo Montorfano

È un'onda continua/il nostro abbraccio/l'abbandono del tempo/per un fluire eterno. Vi è in questi versi filosofici di Giampiero Reverberi una tensione irrisolta tra l'aspirazione all'Eterno e la manifestazione del tempo. E questa espressione assume l'aspetto rigoroso di una ricerca lineare che nasce dal contrasto tra il momento, l'istante e l'auspicio del suo superamento. Non si tratta però di una dialettica di tipo hegeliano, dove la riflessione sul qui ed ora passa dalla Fenomenologia dello Spirito alla Scienza della Logica, dall'attimo fuggente di una coscienza individuale alla consapevole Autocoscienza, che è l'Idea, lo Spirito del mondo, l'Assoluto. Ne si tratta di una dialettica di tipo kierkegaardiano, dove la conoscenza, anche nel campo etico, procede per salti, dall'angoscia della situazione esistenziale fino alla ricerca di un Dio. La poetica di Reverberi nasce dalla ricerca di una superiore unità, dall'intuizione artistica, dalla presa di coscienza leopardiana dell'esistenza di un ordine senza fine, come di un dolce annullamento in un mare infinito, di estraniamento dell'onda continua in un fluire eterno. Se il flusso del tempo non è un dato oggettivo che prescinda dai nostri strumenti di calcolo, la consapevolezza del suo scorrere nasce e si sviluppa a stretto contatto con la memoria, l'altro da se che viene ricondotto agli estremi di una lucida interiorità. Si dipanano così i pensieri nello spazio, come per un'irriflessa incisione della visione che non stempera le negatività: l'urlo del tuo sguardo/è una ferita nel cielo/l'ombra scura, perduta/ d'una palpebra abbassata. La dimensione esistenziale si riscatta in catulliane evocazioni liriche: sono un ladro di baci/e di carezze di braci/ardenti, impervi sentieri/di labbra sconosciute. La pulsione erotica si risolve subito nel canto d'un immenso deliquio interiore: come un rabdomante/nel deserto dell'anima/alla disperata ricerca/di una goccia d'amore. E qui torna la percezione leopardiana dell' Infinito. Tutto è come un fiume/questo eterno scorrere/incalzante senza soste/un andare verso la morte scrive Reverberi , che subito dopo chiosa il suo poemetto, con la chiara percezione di una finitezza che si rinnova, si rigenera all'infinito: ma dove il fiume muore/nasce il mare, la fine/è lo sgorgare continuo/di una sorgente infinita. Qui si risolve anche la nostra vita, come il Naufragio della Speranza, di Kaspar David Friedrich, un noto quadro dell'epoca romantica: tutto ciò che avremmo voluto essere e non siamo stati, sopra un vascello fantasma che corre lontano.


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