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Jacqueline Kiang
di: Michele Caldarelli

Jacqueline Kiang riesce a coniugare differenti tecniche artistiche sempre con raffinatezza ed eleganza, raggiungendo una grande coerenza espressiva. Ogni sua opera ne riporta una sintesi e, nel contempo, costituisce "appunto di viaggio" che dall'esperienza transculturale trae ispirazione.
Nata a New York, la nostra artista attualmente vive a Parigi, dopo aver soggiornato a lungo in Italia e ad Alessandria d'Egitto, e in questi giorni presenta al Museo Epper di Ascona una sua ampia rassegna dalla quale emerge anche un grande amore per la letteratura e la poesia.
Utilizzando la xilografia come l'acquaforte, l'olio come l'acquerello e il collage, ne sintetizza e contamina i generi realizzando opere uniche. Costruisce l'immagine a più colori, imprimendo a mano ogni passaggio, sovrapponendo carte, stendendo il colore, imprimendo, con delle piccole lastre in rame o zinco incise e sottoposte alla pressione del torchio, delle immagini prive di colore ma a bassorilievo nello spessore del foglio. Ogni composizione è frutto di un rigoroso impianto progettuale e si conclude solo con l'apposizione di un testo, un brano poetico, un pensiero.
Non è certo stato un caso che la mostra sia stata presentata da Delfina Provenzali e sicuramente è stato meritato il premio Guy Levis Mano per l'illustrazione della poesia.
Ogni opera costituisce pagina di un "diario" e ogni "diario" si pone come fascicolo di una fluttuante storia del pensiero poetico, intessuta di musica e danza, traccia tangibile di una visione universale e luogo di registrazione di accadimenti, sensazioni.
Jacqueline Kiang potrebbe definirsi una "ricercatrice" dell'ispirazione poetica in funzione della sua volontà di penetrarne la matrice e tracciarne una mappa universale; se fosse una astrofisica, probabilmente, si dedicherebbe allo studio dei cosiddetti "wormholes", quei passaggi spazio temporali che perforano la "superficie" dell'universo visibile.
Molti sono gli autori, coinvolti dalle citazioni della Kiang e che lei stessa ben conosce essendo tra l'altro una raffinata traduttrice, e certamente questa è una delle poche mostre da vedere e leggere contemporaneamente.

Michele Caldarelli

Testo pubblicato in occasione della personale di Jacqueline Kiang
tenutasi al Museo Epper di Ascona nel mese di ottobre 2000


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