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Manipolazioni

Considerazionio sul proprio lavoro
Di Laura Fumagalli - Agosto 2000

In questi lavori ad acquerello il supporto su cui viene steso il colore è una carta insolita: delle vecchie lettere. Dove le tracce che queste carte conservano non sono solo, come ovvio, quelle lasciate dalla penna di chi scriveva, ma sono anche le pieghe fatte nell'infilarle nella busta, sono i sigilli e altre indizi di riconoscimento, sono anche le macchie più o meno visibili dell'unto delle dita o di una tazzina di caffè rovesciata. Una microstoria i cui segni sono assunti nel momento in cui queste lettere servono da supporto per una nuova creazione: ma dove la calligrafia minuta, le pieghe, i sigilli, le macchie non sono considerati per il loro valore letterario o storico o testimoniale, ma quali pretesti segnici, trame, per una composizione pittorica. Sono possibili tracciati compositivi. Nel momento in cui su questi fogli viene steso il colore essi perdono il loro significato originario per divenire elementi della composizione.
Non solo, ma è nella specificità stessa della tecnica dell'acquerello di esaltare nel valore della trasparenza la qualità della superficie: ed è proprio per trasparenza che affiorano dall'antico supporto cartaceo delle ineguaglianze, delle irregolarità, dei modi diversi di assorbire il colore. Reazioni chimiche che alterano di volta in volta la tonalità del colore, in un voluto equilibrio di velature mai regolari confrontate con campiture dal denso colore opaco.
Il gioco della manipolazione è compiuto: quella lettera diviene il luogo dove quei gesti compiuti allora, lo scrivere, il piegare, si affiancano ai gesti compiuti oggi, stendere il colore col pennello, per fondersi in un'unica rappresentazione.


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