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II Libro dei Codici

L'opera è costituita da due grandi tavole dall'aspetto interamente ramato, collegate fra loro a cerniera a formare una sorta di libro, "il libro dei codici" appunto, che può essere richiuso e legato come gli antichi incunaboli. La forma delle tavole rimanda, con una sottile venatura ironica, a quella che l'iconografia sacra ci ha tramandato essere appartenuta alle tavole della legge affidate da Dio a Mosè. Sulla tavola di sinistra è inciso, come in un'iscrizione rupestre, un alfabeto costituito da segni elementari, che ne1l'intenzione dell'autore- vuole rappresentare una sorta di ritrovamento archeologico riferito a qualche antica civiltà scomparsa; in realtà si tratta di una regola di scrittura totalmente inventata dall'artista e ricavata componendo a coppie i segmenti che costituiscono i lati, gli assi e le diagonali maggiori e intermedie del quadrato, che si vede inciso, come una sorta di paradigma, alla sommità della tavola. Sulla tavola di destra campeggia invece il codice sintattico del terzo millennio, che fa da contraltare simbolico e formale a quello arcaico, costituito da circuito stampati elettronici annegati nella superficie e da un compact disc dall'aspetto iridescente, situato in posizione simmetrica rispetto a quella del quadrato, in cui l'autore immagina siano scritte le regole delle declinazioni linguistiche (in senso lato) odierne. La scultura si completa con una struttura costituita da due forme piramidali rese solidali tra loro tramite la base, anch'essa di finitura ramata e posizionata ai piedi delle tavole, che secondo l'autore potrebbe simboleggiare la logica, che sottende la stesura di qualsiasi alfabeto umano. Il senso dell'opera, al di là della lettura in chiave formale che l'autore predilige, può essere riassunto nel concetto di persistenza della regola nella comunicazione come uno dei fondamenti della stessa civiltà.

Paolo Barlusconi, ottobre 2000


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