Alik Cavaliere - Lo studio


La riflessione, primavera 1981, via Bocconi.

Devo cambiare studio e traggo necessariamente l'occasione per un bilancio. Bilancio fatto a tavolino - sfogliando e rileggendo l'ultimo quaderno stampato. Non riesco da mesi a fare un bilancio parallelo nello studio, all'interno di uno spazio vissuto e amato per oltre vent'anni: lo studio mi appare già abbandonato e sembra ostilmente respingermi verso altri spazi. Quali?
Ho cercato di costruire una scultura spettacolo prevalentemente agendo sullo spazio, frantumandolo nell'immagine, per consentire allo spettatore di muoversi all'interno dell'opera/scultura e ponendolo "potenzialmente" in condizione di produrre avvenimenti; in pratica, cercando di coinvolgerlo, per forzare la frettolosa disattenzione di un pubblico abituato da troppa informazione culturale a non vedere, a non gestire liberamente il proprio "spazio" mentale...
Nel mio operare sullo/nello spazio mi sono trovato ad affrontare il rapporto tempo/spazio (sia pure in modo relativamente arbitrario)...
Ho inteso rompere il rapporto con la statuaria celebrativa, ufficiale, monumentale (e quando per l'uso privato e la sua piccola dimensione rischiava di mantenere un carattere celebrativo, assoluto, pretenzioso, penso mi abbia aiutato l'ironia, introdotta attraverso qualche elemento che smitizzasse l'opera, consentendo un lieve distacco, un attimo di più disincantato approccio)...
Ho cercato di cogliere gli stimoli e il senso della profonda trasformazione in atto nel passaggio da privato a pubblico, l'influenza che le mutate condizioni determinano sul mio, sul nostro lavoro e, con forse eccessiva ostinata insistenza, mi sono posto un duplice problema: l'uso di una produzione culturale a destinazione collettiva e il delicato rapporto di una difesa dell'apporto "privato", determinante all'interno dei continui condizionamenti di prorompenti avvenimenti pubblici cui il singolo non può (e non deve) sottrarsi...
Non ho mai, almeno fino a ora (cinquantacinque anni di scultore), eretto birilli - astratti o figurativi - in luoghi deputati...; ho evitato di allinearmi in gruppo su tesi, ipotesi prefabbricate o confezionate a posteriori, resistendo all'incantesimo di sentirmi confortato e protetto, di trovare sicurezza in voci amiche, per inoltrarmi in un percorso più incerto... (dove, tuttavia, quando le voci che mi giungevano avevano il dolce fascino delle sirene, non ho esitato ad appropriarmi di tutto ciò che mi stimolava, anche imitando e copiando ''l'altrui'', senza inopportuni pudori...); ho percorso vie traverse, intersecanti, tangenti, parallele per cercare un dialogo, un colloquio, non per far giungere un mio piccolo messaggio solitario (a chi quando?)...; ho "giocato" creando ambiguità tra racconto e tema, tra l'opera e lo spettatore, anche attraverso l'uso di "soggetti "letterari", decadenti, banali dalla lacrima facile, dalla comprensione immediata" usata come pretesto per sculture...; ho praticato il "falso" come metodo, tra snaturamento e tautologia, nella speranza di riuscire a cogliere ciò che mi sembrava intravvedere, attraverso una mediazione - uno "specchio" - che mi permettesse di scorgere un reale non toccabile, non misurabile, non percorribile...
Ora mi ritrovo in studio solo con la mia "finzione" e mi sembra di aver perso persino il colloquio con le mie sculture... mi appaiono sterili la grammatica, la sintassi, il vocabolario usato, già divenuti schema, regola, genere... e le stesse "rotture" mi tornano come boomerang; le dissacrazioni o prevaricazioni praticate mi appaiono ibernate e l'ironia fuggita; qui, adesso non scorgo intorno a me una emblematicità sufficiente per un continuo recupero e neanche tra le ombre uno spettatore curioso...
Esco, traverso a occhi chiusi il giardino incantato, alla ricerca di una strada che mi appaia possibile, di uno spazio diverso... di un nuovo studio...

>>> continua >>>

Torna | Prosegui

Archivio Attivo Arte Contemporanea - http://www.caldarelli.it
Il Copyright © relativo ai testi e alle immagini appartiene ai relativi autori. Per informazioni scrivete a miccal@caldarelli.it