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NOTE BIOGRAFICHE
Bruno Bordoli è nato nel 1943
a Porlezza ( Como) . Dopo aver conseguito l’abilitazione magistrale,
si è dedicato allo studio della storia dell’arte e all’assidua frequentazione di musei e mostre
d’arte, acquisendo in particolare
conoscenza e coscienza della
tradizione visiva propria della
cultura europea. Risale all’anno 1965
la consapevolezza del suo bisogno interiore che lo spinge da
autodidatta e , per scelta, estraneo ad ogni tipo di accademismo
o di corrente, all’utopica istanza
d’indagare il mistero, non privo di fascino, delle possibilità cognitive
ed irrazionali che sono fondamento inalienabile dell’interiorità che ogni essere
esprime relazionandosi con l’ambiente e con gli altri interlocutori:
indagine che realizza principalmente mediante la pittura ad olio su tela, nel rispetto
della tradizione e dell’opera degli artisti della grande arte visiva
europea.
Espone assiduamente le sue opere
in mostre personali e collettive a partire dal 1967.
Fino ai primi anni Settanta la
sua pittura è caratterizzata da un linguaggio che
oscilla tra l’espressionismo
figurale, con l’uso della deformazione e della cromia innaturale, e
l’espressionismo astratto la
cui iconografia attinge a sentimenti, emozioni, all’inconscio
lasciando ampia libertà d’azione al gesto. I soggetti quindi (prevalentemente
la figura umana) non assumono
forme e colori canonici in quanto manca l’interesse per la verosimiglianza
dell’immagine rappresentata, ma divengono veicolo per l’esplorazione della dimensione più profonda ed allusiva dell’io. Successivamente fino alla fine del medesimo decennio la sua pittura
si evolve stilisticamente con
il progressivo abbandono di ogni riferimento
alla percezione visiva esterna e con l’adozione di due linee
espressive fondamentali dell’esperienza dell’avanguardia pittorica del
Novecento, quali l’astrazione geometrica ed il gesto creativo.
Nascono opere che, con la contrapposizione
e convivenza di campi a moduli razionali
(il quadrato) ed informali (action painting) nonché con la progressiva riduzione dei colori, fino al
monocromo, rimandano a tensioni e simboli di lacerazioni individuali
e collettive irrisolte.
Tra le mostre personali allestite nel periodo di cui sopra si citano quelle tenute a Como presso la galleria “Il Salotto” del 1970; a
Milano galleria “Pater” del 1971
e galleria “Il giorno” del 1973; a Torino galleria “Triade” sempre nel
1973; a Firenze galleria “Pic-pus” nel 1974
e a Cantù galleria “Pianella” nel 1977.
Conclusa l’esperienza geometrico-gestuale, nel corso degli anni Ottanta
Bordoli si riavvicina ad una pittura di immagini desunte dalla realtà visiva del mondo
esterno le quali però con la
progressiva forzatura di forme e colori, perdono la funzione di resa
del reale per evidenziare la rivisitazione soggettiva della realtà.
Ambiguità, oscillazione tra registrazione oggettiva ed impulso irrazionale,
tra coscienza e disfacimento della forma, tra rimandi al simbolo, all’inesprimibile
, all’opinabile ( si pensi all’opera di Ensor, di Munch, di Nolde, di
Bacon, alla veemenza dell’aggressività
dei contemporanei neo-selvaggi dell’area tedesca e alla pulsione eclettica ed enigmatica degli esponenti
della transavanguardia italiana) sono
le linee guida che segnano il lavoro di questo periodo , documentato da diverse personali tra le quali : galleria “Mosaico” ,
Chiasso 1980 ; galleria “ Studio 10” , Chur
1984 ; galleria “Falaschiarte”,
Passariano (Udine) 1986.
A partire dagli anni Novanta la pittura di Bordoli manifesta in modo sempre più urgente una sorta di misticismo
laico reso stilisticamente mediante la contrapposizione e contaminazione
di contenuti e forme, tra visioni
desunte dall’esperienza sensibile e visioni generate dall’altrove soggettivo,extrasensoriale
e segreto, di cui ogni individuo è misteriosamente dotato. Sembra che
la via del boemo Alfred Kubin lo solleciti e lo ispiri a dar forme e
colori ad immagini di confine che contaminano e trasformano gli elementi
del visivo esterno in ricognizione di percorsi dell’oscuro, dell’impalpabile,
del non evidente, propri della coscienza individuale. Inoltre,mediante
l’accorpamento tematico delle opere
in cicli o serie ,tende
ad indagare e percorrere storie svincolate dal principio
di linearità e coerenza storica e formale con immagini discontinue, disturbate e disturbanti, che divengono allusive a stati
mentali instabili ed a volte
dolorosamente e consapevolmente autoreferenziali,e che altresì
spingono autore e osservatore ad una visione “altra” a guardare qualcosa
d’invisibile che è contemporaneamente entro l’immagine e oltre l’immagine
stessa.
Documentano il periodo le mostre personali tenute a Parma galleria “Studio 78” nel 1991 , a
Trieste galleria “ Art Light Hall” nel 1994; a Lugano galleria “Eos” nel 1996; a Lausanne galleria
“Shakan” e a Como galleria civica
“S. Pietro in Atrio” nel 1997; a Vaglio-Lugano galleria “La casa” nel 1999; a Magliaso-Lugano galleria
“Officinaarte” nel 2004 ; a Lugano Facoltà di teologia dell’università nel 2008; a Ceraso (Salerno)
Centro studi “Ebner” nel 2009; ad Ivrea
Museo della Carale nel 2010, a Milano galleria Accademia Contemporanea
nel 2011.
Tiene inoltre esposizioni personali e collettive a cura e con testi
di Philippe Daverio al Museo “Pagani” di Castellanza nel 2002; presso
la galleria “ Blanchaert” di Milano nel 2003 e 2007;”Sul filo della
lana” Museo del territorio biellese a
Biella nel 2005; “57° Premio Michetti- Laboratorio Italia” a Francavilla al Mare e “XII biennale d’Arte
sacra” Museo Stauros a Isola
del Gran Sasso nel 2006; “ Mai dire Mao- servire il pop”
fiera di Parma a Parma e “ Ultime Ultime Cene “ galleria credito Valtellinese Chiostro delle Stelline nel 2007 a Milano ; al Museo Diocesano di Milano
nel 2009.
Limitatamente alla seconda metà degli anni Settanta, si dedica anche al collage, dando vita ad un gruppo di opere nelle quali gli elementi
visivi, mutuati da fotografie pubblicate su riviste di grande consumo,
vengono “ corretti” e “compensati” con altri elementi noti o improbabili che decontestualizzano l’immagine
stessa modificandone il contenuto originario e conferendole contenuti
ambigui, irrazionali. Illogici ed ironici.
I lavori su carta (matita, china, tempera, incisione , olio, tecniche
miste), che da oltre un quarantennio
accompagnano negli esiti le opere su tela e ne costituiscono
elemento di analisi e studio dei temi di volta in volta trattati, rendono
altresì conto di autonomia e di diversità di accenti e di soluzioni
formali, divenendo di volta in volta luogo per un’espressione vivida
e liberata che porta l’urgenza della realizzazione verso accentuate
visionarie allusioni.
Sempre su carta , con cadenza regolare dal 1972, realizza un rilevante
corpus di lavori con i quali
commenta visivamente opere letterarie scelte in base ai suoi
interessi; tra queste in anni
recenti: 2004 M. Kimball “E allora siamo andati via”; 2006 D.
Alighieri “La divina commedia – Inferno”; 2007 C. Collodi
“ Le avventure di Pinocchio” ; 2008
A. Kubin “L’altra parte” ; 2009 A. Strindberg “Tschandala”
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Dal 2010 ha tuttora in corso l’interpretazione pittorica dei libri della Bibbia
– Antico Testamento.
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