L'ALBA DI
MARLON
di: Isidoro Caldarelli
"Amicizia, amore, attesa, aria, alba...la lettera A torna
in tutte le parole che per me hanno un significato" -disse
Marlon- " Non capisco come non te ne sia accorto prima".
Queste parole riecheggiarono nelle mie orecchie per i due giorni successivi.
Come avevo potuto soprassedere di fronte ad una tale evidenza.
Mi sentivo come se avessi percorso una strada lunga quattro mesi e
mi fossi preoccupato unicamente di osservare le mie scarpe lucenti.
Le stagioni passavano, le persone cambiavano ed io continuavo imperterrito
nella contemplazione delle mie calzature italiane da cinquecento dollari.
"Parlare dell'amore mi fa star bene...è dell'attesa che mi preoccupo.
Aspettare che qualcosa accada mi fa paura, non so cosa potrebbe capitare.
Magari nel frattempo muoio".
I pensieri di Marlon si facevano sempre più tristi, quasi cupi. La
malattia non lo aiutava in questo senso ed io mi sentivo inutile.
Incoraggiarlo era per me impossibile; il suo autolesionismo mi allontanava
sempre più da lui. Delle volte era Marlon a separare i nostri intenti
ma il più delle volte ero io a non comprenderlo. Questa mia avversione
nei confronti della sua rinuncia a vivere mi indeboliva giorno dopo
giorno.
"Amore...attesa. Perché devono essere così strettamente legati
tra loro. Sarebbe bello, a questo punto, poter amare l'attesa ma forse
sarebbe solo un bel gioco di parole".
Oggi era lucido e pungente, affilava i discorsi per poi rivolgerli
contro di me. Avevo studiato per comprendere questi meccanismi ma
devo aver rimosso tutto ciò che ho appreso.
Ad ogni modo ero affascinato da Marlon. La sua anima era limpida ma
lui si impegnava per intorbidirla. Come avvolto da una stretta coperta
fatta con le sue mani, Marlon mi fissava intensamente con i suoi occhi
scuri.
"L'aria, invece, mi piace".
L'aria. Elemento principe di vita. La caducità del suo corpo gli imponeva
di esserne attaccato. Ma poi capii che non era questo il suo pensiero.
L'aria gli aveva permesso di conoscere il suo primo ed unico amore,
lo aveva fatto appassionare alle piccole cose, gli aveva permesso
di vedere quanto di bello gli stava attorno. Marlon era tutto quello
che sarei voluto essere io; un uomo felice del suo passato.
Quello fu il nostro ultimo incontro. Le sue condizioni peggiorarono
ed io lo piansi a lungo. Avrei voluto conoscerlo prima per poter sapere
di più sulla sua esperienza durante la guerra, per potergli parlare
di me. La mia posizione mi ha impedito di fare tutto questo ma quel
poco che ho potuto vedere di lui mi ha coinvolto ed emozionato.
Qualche tempo dopo mi arrivò una lettera da parte della sorella. Mi
diceva che Marlon avrebbe voluto darmela di persona e si scusava per
il ritardo con il quale mi era pervenuta.
4 Dicembre 1995.
"Caro amico,
scrivo perché temo di scordare quello che voglio dirti al nostro incontro
di domani; la mia memoria non è più quella di un tempo.
L'alba è l'ultima parola e voglio dirti il perché. Mancavano poche
ore al mio congedo, la guerra era finita ed io stavo seduto sul pontile
in attesa del mio ritorno a casa. Il sole si eresse sul mare e i suoi
raggi mi scaldarono la pelle infreddolita dalla lunga notte. Il mio
pensiero corse verso casa, aprì la porta d'ingresso, strinse forte
mia moglie e le giurò amore eterno. Quell'alba mi regalò una nuova
vita".
La lettera si concludeva così. La rilessi centinaia di volte poi
uscii di casa. La mia alba mi stava aspettando.
Isidoro Caldarelli
è nato a Como nel 1982. Frequenta la facoltà di lettere e filosofia.
Ha pubblicato Ventuno tra pensieri ed immagini nel mese più freddo
del cuore (Dialogolibri 2004), L’esistenza di un attimo
(Minima Poetica
2004 - con un’opera di: Bruno Bordoli) La luce di marzo – piccola
storia d’amore (Minima
Poetica 2005 - con un’opera di Massimo Ballabio). Come sceneggiatore
ha realizzato il film I giorni di febbraio e Limen (Hope
Movement 2005 - regia di Alessandro Bionda).