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Remo Bianco - Happy
new year - (appropriazione)
1972 - tecnica mista su carta - cm. 25 x
32
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Remo Bianco
(Milano 1922-1988) sviluppa fin da giovanissimo una forte inclinazione
alla vita d'arte. Nel primo dopoguerra, ripresi gli studi d'arte, interrotti
perche richiamato in marina, frequenta Brera e l'ambiente artistico
milanese; in quegli anni conosce De Pisis, Nicola Benois, Aldo Carpi,
Sironi, Carrà, Savino, Soffici e Montale. Ma è nel 1948
che prende l'avvio il percorso artistico di Remo Bianco sia in Italia
che all'estero. Figurativo inizialmente, Bianco ben presto inizia a
sperimentare con varietà effervescente i materiali alternativi
e ad approfondire in più direzioni il proprio sperimentalismo
innato che avrebbe negli anni sempre più caratterizzato la propria
produzione. Utilizza vetro, legno, lamiera, plastica, gesso; indaga
la terza dimensione operando a cavallo fra pittura e scultura in modo
del tutto singolare, scavando, intagliando e sovrapponendo; sono le
opere che lui chiama "3D". Successivamente ad un lungo soggiorno
di studio in America (vi conosce Burri, Klein e Pollock), al proprio
rientro in Italia smembra nei "Collages" le proprie esperienze
segnico-gestuali. In seguito, come naturale sviluppo di questa produzione
nascono i "Tableaux Dorés" che daranno a Bianco la
gratificazione del pieno consenso della critica ufficiale e del pubblico.
Ma il suo spirito di ricerca non trova requie e negandosi ad un facile
successo nella infinita reiterazione di un unico clichè affronta
e approfondisce ancora nuove tecniche. Sono gli anni delle "Impronte
viventi", delle "Performances", delle "Sovrascritture",
delle "Appropriazioni",delle "Sculture calde", e
poi ancora successivamente dell' "Arte sadica", "Arte
masochista", "Arte elementare", dei "Quadri parlanti"
dalla "Gioia di vivere"....
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