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Massimo Ballabio - Senza titolo
2005 - radica di olmo, carta giapponese, bamboo e grafite - cm. 32 x 32

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Impressione
di Ernesto Frigerio

Passo in rassegna le opere di Massimo Ballabio.
Sono nel suo laboratorio.
Vengo colpito e trascinato, letteralmente impressionato come un foglio di carta assorbe l'inchiostro della stampa.
Mi ha colpito la varietà delle scelte.
Rivedo le forme morbide, tonde, forme chiuse, di dieci anni fa, per arrivare alle linee spezzate dell'ultima opera. Nel mezzo la scultura intitolata "Il non finito": una forma ancora tonda ma non conclusa, che lascia aperto uno spiraglio. Rivedo le forme mobili-inmmobili di "Luoghi" più volte riprese anche in piccole dimensioni e disponibili alla manipolazione. E poi le pagine di fili di luce e di testo: sulla superficie bianca di marmo sono posati dei segni materiali lineari. C'è una varietà anche nell'uso dei materiali: le diverse essenze di legno, le pietre, i materiali artificiali (l'acrilico e finanche il petrolio greggio).
Questa sapienza della materia rimanda alla ricchezza dell'homo faber, dell'uomo che esercita e sperimenta il gusto e la padronanza della manipolazione. Che cosa fa uno scultore, dopotutto.
Toglie dalla materia quello che è superfluo per far emergere la forma. È dunque essenziale che sappia trattare la materia per compiere la sua opera di astrazione. Che cosa pensa uno scultore quando le mani lavorano: non so.
Pensa alla vita che ci è data, ai suoi limiti, ai suoi slanci. A questo mondo gravido di bruttezze e cattiverie, meschinità e ingiustizie. Pensa alla cultura e ai suoi linguaggi e alle sue tradizioni. Pensa al futuro e al fatto che siamo sospesi e proiettati.
Non so se questo valga per tutti. Quando vedo le opere di Massimo Ballabio mi piace pensare che questo valga per lui.

Canzo, 15 novembre 2000

Massimo Ballabio è nato a Erba (Como) nel 1952. Vive e lavora a Castelmarte (Como). Ha realizzato diverse sculture per spazi pubblici in Giappone, Spagna, Svizzera, Francia, Stati Uniti, Germania e Italia.

 

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