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La necessità di una comunicazione efficace
induce a studiare ed oggettivare l’informazione, concentrando l’interesse
sulla natura e la qualità di quei fatti che, in determinate condizioni,
stimolano situazioni percettive specifiche. I presupposti metodologici
con i quali opero si fondano sull’esigenza di assimilare ed utilizzare
razionalmente le cognizioni scientifiche delle svariate discipline per
trasferirle al contesto della creazione plastica di qualsiasi tipo, in
modo da ampliare il repertorio idiomatico con le nozioni fondamentali
degli odierni risultati concettuali.
Il linguaggio plastico bidimensionale di cui mi avvalgo è trattato principalmente
come un complesso analizzabile prodotto dalla interazione di circostanze
e dati differenti, Il fine che mi propongo varia secondo l’archetipo che
desidero. Si è arrivati ad un notevole grado di complessità nell’uso dei
vari elementi significanti (colore, forma, tessuto, ecc.) e delle infinite
possibilità di un loro ragguaglio con la società, la quale comporta logicamente
l’impiego di mezzi automatici più precisi (calcolatori elettronici) che,
a loro volta, introducono una dimensione nuova nel trattamento dell’informazione.
Per l’inizio del seminario Generazione automatica delle forme plastiche
svoltosi nel 1968 al Centro di Calcolo dell’Università di Madrid, ho preparato
un ordinamento mentale suscettibile di essere rapportato in termini manipolabili
con l’aiuto di ordinatori che, di solito, hanno consentito di risolvere
la presentazione grafica di alcune figure rispondenti ai seguenti criteri:
I) approfondire, apportando dati nuovi, la cognizione generale dei fenomeni
percettivi; II) creare immagini razionali ed efficaci dotandole del carattere
e dell’espressività proprie di un elevato livello artistico, basato però
su una logica verificabile; III) per quanto riguarda l’interesse psicologico
e intenzionale, produrre nello spettatore-lettore diversi gradi di tensione
emotiva applicando, secondo la teoria della comunicazione, la maggior
quantità possibile di informazioni, suggerendo forme assolutamente improbabili,
evitando al massimo tutti i processi entropici ascendenti (ossia ogni
ordine prevedibile, ogni eventuale continuità dettata da esperienze già
acquisite), cercando un ordine nuovo ed un appagamento visivo organizzati
con diversi tipi di improbabilità percettiva. L’ambiguità della situazione
visiva così ottenuta fa sì che lo spettatore debba ricostruire mentalmente
il materiale proposto, che debba interpretarlo e quindi la sua partecipazione
diventa effettiva.
Abbiamo compilato una micro - grammatica - generativa elementare che,
mediante permutazioni, sviluppa tutte le possibili varianti della struttura
proposta come elemento modulare di base. Applicando certi criteri di selezione
(per esempio determinate relazioni di simmetria, omologia, ecc.) e tenendo
presenti alcune necessità prestabilite, il numero delle soluzioni è stato
ridotto esclusivamente alle ottime. Tecnicamente il passaggio dalla dimensione
tri-spaziale al piano, o viceversa, si risolve visivamente per mezzo dei
sistemi di proiezione geometrica le cui leggi, se necessario, sono trasformate
in funzione dell’efficacia percettiva.
La materializzazione definitiva dell’opera è progettata per essere realizzata
industrialmente, con la perfezione delle macchine che possono moltiplicarne
il modello. Ragioni ovvie di tipo economico, sistemi di mercato artistico
eccetera, mi obbligano a lavorare in scala ridotta e in modo artigianale,
ma considero queste mie opere come prototipi suscettibili di essere industrializzati
e distribuiti come veicolo di un’informazione originata dall’intento di
investigare la vera essenza della plasticità.
Attualmente continuo a studiare soprattutto la modulazione espressiva
dello spazio e le leggi che determinano la formazione ed il comportamento
dei mezzi di comunicazione plastica, cerco di stabilire i criteri più
rispondenti al processo della teoria generale dello spazio, controllando
gli elementi espressivi, le loro relazioni e i metodi di valutazione con
cui giudichiamo che queste rappresentazioni sono espressive e comunicanti.
José Maria Yturralde - 1971
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