Immagini di un tempo da
leggenda
di: Pierre Restany
A che servono le favole oggi, a che serve l'incontro
fra pittura e poesia in un universo devastato da tutte le barbarie,
da un mondo senza vera speranza umana e soprattutto senza fede profonda
nell'umanità, nei valori umani che fanno di noi degli esseri
responsabili ma soprattutto aperti, aperti alle motivazioni del
cuore, del sentimento e della cosiddetta bellezza? La domanda prende
un senso del tutto particolare in questo momento di grande caos
che viviamo. A che servono le favole, a che serve l'incontro tra
poesia e pittura?
La risposta la troviamo nell'opera di Ercole Pignatelli, uno di
questi fanatici fedeli e devoti nella pittura poetica, e questo
1'ha ben visto Raffaele Carrieri, il suo migliore esegeta, quello
che ha saputo riflettere forse più da vicino il suo cuore
e i suoi sentimenti, pugliese anche lui.
Pignatelli dunque, in un mondo sopraffatto dalla storia, vive nel
ritmo e nel tempo della leggenda. La leggenda non fa storia e infatti
appare molto spesso paralizzata e debole davanti alla crudeltà
della storia. Lo spazio e il tempo della leggenda non hanno il peso
specifico delle azioni umane o disumane.
La visione di Pignatelli è una visione senza gravità,
senza radici pesanti, senza catene paralizzanti, è una visione
libera in quanto liberata dal suo inserimento in una realtà
quotidiana fatta di parametri autoriduttivi. Il mondo può
autodistruggersi, annichilirsi in tutta una serie di azioni bestiali
e selvagge. Ercole Pignatelli continuerà a cantare: le sue
masserie, la sua terra, la sua visione della natura, i suoi nudi,
le sue composizioni visionarie, e questo canto sarà forse
uno degli ultimi rifugi dell'umanità, dell'umanità
bella e sana che viene totalmente sfregiata dai fatti di oggi. Bisogna
valutare la permanenza di questa disponibilità alla poesia
pura in un tempo ove conta ben poco questo tipo di fattori cosiddetti
metafisici, trascendentali, metaforici. Mi viene allora un'altra
domanda ancora più semplice e più riduttiva della
prima. A che servono le metafore, abbiamo sempre bisogno di metafore
per sopravvivere, per aiutarci a vivere nella nostra esistenza quotidiana
così travagliata? Forse, in un mondo ove l'involuzione generalizzata
è un fatto scontato, l'atto totalmente gratuito prende una
strada paradossale, autonoma, stimolata dalla sua sola presenza.
E certo un paradosso vedere oggi questi paesaggi, queste nature
morte poetiche, belle come sono tutte le tentazioni del surreale,
belle anche perché sono senza utilità, senza corrispondenze
pratiche. È forse bello poter vedere ancora oggi il ripetersi
di queste immagini decorative per qualcuno, scenografiche per altri,
surreali per altri ancora, e vedere proprio queste scenografie di
una realtà leggendaria vivere con la propria autonomia di
tempo e di spazio. Tutto è invenzione, tutto è ripetizione
nell'invenzione, tutto dunque fa parte di un reale fabbricato a
uso d'arte, proprio come le opere uscite dalle botteghe rinascimentali.
E talmente sorprendente vedere oggi questo tempo della memoria proiettato
in una mitologia del quotidiano permanente che non possiamo non
soffermarci su queste presenze insolite. Come diceva Raffaele Carrieri,
Pignatelli finisce sempre col sorprenderci. Siamo confrontati a
una realtà sempre rinnovata nella sua mitologia pura. I nudi
di Pignatelli non possono essere che i suoi nudi, come le sue nature
morte, come i suoi paesaggi, al limite poetico di un surreale quasi
naturale nel suo supplemento di verità. La visione di Pignatelli
è nella sua condizione leggendaria un po' più vera
di natura ed è questo supplemento di verità che dà
a quest'opera la più profonda, la più stimolante delle
motivazioni operative. Funziona dunque il discorso di Pignatelli
al limite della leggerezza, al limite dell'impegno poetico, al limite
di una condizione esistenziale e umanista. Umanista, ecco la parola
giusta, è vero. Il discorso di Pignatelli è una chiamata
all'ordine dell'umanesimo.
Sembrano giochi questi elementi di composizione di un ordine metaforico,
infatti valgono ciò che vale la metafora, cioè un
gioco d'immagini, una scommessa sul loro significato, sulla loro
possibilità di farci sognare e così di aiutarci a
vivere. Rimanga aperto il problema: abbiamo realmente bisogno di
essere aiutati nel nostro desiderio di sognare? Sarebbe così
bello poter pensare che la massima libertà umana risiede
nel proprio uso della volontà di sognare. Il sogno dunque
come espressione della libertà fondamentale dell'essere.
Le proposte visive di Pignatelli sollecitano questo tipo di domanda.
Le possiamo negare in questo senso? Allora possiamo considerare
le immagini di Pignatelli come la chiave di una lettura alternativa,
come un bel libro di immagini o un romanzo d'amore. Queste chiavi
spontanee sono elementi liberatori per il nostro stress quotidiano.
Sono supplementi di respiro, come boccate di superossigeno da respirare
quando l'inquinamento diventa davvero minaccioso. Dobbiamo forse
pensare a quest'uso terapeutico della pittura poetica, oggi come
oggi. Sono pochi gli esseri sani. Siamo tutti più o meno
feriti, vulnerabili, inquinati e certamente non ci basta l'aspirina
o la droga per trovare rifugio in qualche paradiso artificiale.
I paradisi artificiali li abbiamo a portata di mano nella pittura
di Pignatelli e certamente non hanno su di noi gli effetti disastrosi
della cocaina e dell'eroina. Ci aiutano però? Sì,
se siamo disposti a stare al gioco: ci danno l'opportunità
di sognare, sono inviti a un sogno che possiamo assumere al ritmo
del presente permanente perché la loro realtà o piuttosto
la loro verità, che è una verità più
vera di natura, è una verità perenne senza preamboli
e senza fine. Pignatelli c'invita a un sogno permanente, a un sogno
presente che si pone come la naturale sostituzione al presente reale
e vale solo in quanto regge questo tipo di sostituzione. Il dialogo
con la pittura di Pignatelli è il risultato di un contratto
morale tra lo spettatore e l'autore. La posta in gara è questo
sogno permanente. La proposta non fa parte di nessun imperialismo
ideologico del pensiero, è solo l'espressione della grande
libertà, di una scommessa su quest'incontro tra la pittura
e la poesia, un incontro vissuto nella permanenza del presente,
e questo presente permanente, la dimensione della leggenda, determina
il tempo-spazio o spazio-tempo delle immagini di Pignatelli. Forse
il giorno in cui verranno a mancare queste immagini di sogno ne
risentiremo l'assenza, un po' come gli ultrasuoni magnetici che
si fanno sentire all'orecchio umano quando sono arrivati alla fine
della loro emissione nello spazio. Se vogliamo sognare tentiamo
di farlo quando è ancora tempo, non troppo tardi.