Gianni Secomandi


"OC 7654 ammasso stellare aperto..."
1977 tecnica mista cm. 30 x 30
GIANNI SECOMANDI (1926-1982)
nato a Vercurago (Bergamo) dove ha vissuto e lavorato. Frequenta l'Accademia "Carrara" di Bergamo con Achille Funi.
Ha tenuto numerose personali in Italia e all'estero: New Vision Centre Gallery, Londra; Armony Gallery, New York; Galerie Kasper, Losanna; Art Centrum, Bratislava, Zilina, Brno e Praga. Ha ricevuto il "Prix du Public", Rassegna Internazionale Peinture Abstraite 1962 Galerie Kasper, Losanna e Premio Juan Miro 1967, Barcellona. Presente con il Gruppo Numero di Fiamma Vigo di Firenze nelle più importanti rassegne d'arte d'avanguardia.
Sue opere si trovano in collezioni sia in Europa che in America. Nel 1966 l'artista è invitato alla "III Mostra d'Arte Contemporanea" di Palazzo Reale a Milano.
"Gianni Secomandi"
(di Piero V. Vocris - in D'Ars nr. 93 luglio 1980)

"Oltre la soglia dello specchio, per Secomandi esistono nuovi mondi, un cosmo intero nel quale "strutture germinali " entrano a far parte di uno spazio che si sviluppa specularmente in dimensioni macro-microcosmiche: arguisce pulsioni, presenze sottili e con un gesto tradotto immediatamente in segni iconici ne annota le tracce. Spazio e tempo sono coordinate essenziali dell'opera di Secomandi. [...] Il momento dell'azione poetico-pittorica è logoiconica per lui (computa la data, le ore, i minuti e i secondi dell'evento), è un'estasi psichica altrettanto tesa quanto lo spazio orientato entro cui avviene, per sintonia, il rivelato. Solo un'opera e precisamento quell'opera, dice, può essere eseguita in un determinato momento e luogo. Secomandi si autoinveste di qualità demiurgiche quando, concentrando la luce solare attraverso la lente, riproduce quelle bruciature che saranno poi le sue stelle posizionate con precise postille alfa-numeriche. Spesso unisce con bruciature lamine metalliche a carte da disegno che occupano due zone differenti del dipinto pur sovrappondendosi lungo un orizzonte di giunzione. [...] Secomandi tramite le immagini cosmiche e con gli specchi proietta il sè interiore nel cosmo, rivelando in sè stesso una dimensione che trascende l'individualità consueta del corpo biogenetico.E in questo pervenire conoscitivo di una ricerca apparentemente in due direzioni opposte si disvela all'essere "l'altro da sè" nelle matrici più profonde dell'esistenza".