Archivio Attivo Arte Contemporanea http://www.caldarelli.it
![]() |
|
Manlio Rho "La
ragione della natura"
di: Michele Caldarelli
Non è attraverso una visione"idealistica" quanto
piuttosto strumentale dell'arte che è possibile una corretta lettura
delle opere di Manlio Rho. Risponde a marcata evidenza il perdurare dell"imprinting"
formativo che egli ricevette negli anni giovanili dall'educazione artistica.
Questa non fu di tipo regolare e accademico; agli iniziali studi di carattere
commerciale, alla scuola tecnica e all'istituto tecnico, seguì la frequenza
ai corsi dell'lstituto Carducci. Mirati all'insegnamento e allo sviluppo delle
arti applicate, in quegli anni tali corsi seguivano l'esempio delle teorie di
William Morris e delle sue "Arts and Crafts", propugnando la diffusione
di un'arte popolare. Come Luciano Caramel già osservava nel catalogo
della mostra retrospettiva edito dal Politecnico di Milano nel 1966: "la
pittura e la scultura, al Carducci non erano viste come fine a se stesse, ma
in un più ampio quadro di educazione estetica. E quindi naturale che
il giovane Rho sia rimasto colpito da quelle esigenze di concretezza che, se
non gli impedivano di eseguire opere convenzionali, dovettero fino da allora
svegliare la sua diffidenza per una interpretazione dell'arte come sfogo lirico,
come romantica espressione trasfiguratrice o addirittura come edonismo estetizzante.
In altre parole proprio là dove ebbe il primo contatto con la pittura
si trovò a vivere tra esperienze che presupponevano il mondo del lavoro
ed il progresso tecnico, che insomma non solo non si contrapponevano, ma neppure
Si isolavano da quella "cultura" scientifica che era ordinariamente
estranea alla formazione degli artisti". Stimolo e, nel tempo, risultante
della sua visione dell'arte che andava maturando, furono anche le amicizie che
strinse e mantenne con personaggi delI'industria tessile (L. Guggiari, R. Mulazzi,
De Benedetti) o del mondo universitario come l'ing. A. Dell'Acqua della sezione
fisico-matematica del Politecnico di Milano; fondamentali e fin troppo noti
furono i rapporti con G. Terragni, M. Radice, A. Galli, C. Badiali. Ma fu l'attività,
prima di segreteria e poi di insegnamento presso il "Setificio", che
lo avvicinò ad un sempre maggior approfondimento delle problematiche
e delle possibilità "dell'arte industriale", anche attraverso
la consultazione delI'archivio dello stesso istituto (ricco di testi italiani
e stranieri di non facile reperimento) e le relazioni con l'industria serica.
Nel '29 interruppe anche la carriera amministrativa entrando, come capo reparto
stampa, nella tessitura "Aliverti e Stecchini". Una spaccatura andava
sempre più aprendosi fra il suo produrre artistico, di carattere tradizionale,
e il crescente interesse per le tecniche artistiche applicabili alla produzione
della seta. Lo interessavano ad esempio le prove dei francesi che avevano estratto
la "cartella" dei colori dei principali artisti di varie epoche e
si era abbonato a "L'Officiel de la couleur" (1928-33) che pubblicava
i risultati di quegli esperimenti. Ma sarebbe stata l'attenzione per l'attività
della Bauhaus a dare la spinta decisiva per un totale passaggio di Rho all'arte
non figurativa nel 1933. Egli acquistò l'intera serie di "Bauhaus
Bucher" che sempre conservò come conservò, nella propria
pittura, I'impronta pragmatico-positiva in essi contenuta. Si avvicinò
con interesse anche al Neoplasticismo e a Mondrian in particolare ma senza mai
farsi attrarre dailo spiritualismo metafisico che, per contro, avrebbe coinvolto
in quegli anni molti artisti. E'difatti prescindendo dalle sovrastrutture teosofiche
che si può comprendere il fascino esercitato su Rho dal pittore olandese,
innegabile precedente di parte delle sue sperimentazioni. Il puro rapporto di
forme, il loro configurarsi armonico sul piano della tela era quanto interessava
e ammirava Rho nelle opere di Mondrian, mantenendosi a debita distanza dagli
slanci lirici e dai riferimenti naturalistici suggeriti dal Cubismo e dal Futurismo.
Ma se di "natura" vogliamo parlare e non di naturalismo epidermico,
si può ben vedere come questa, cacciata dalla porta, rientri dalla finestra.
Abbandonato qualsiasi riferimento descrittivo a favore di una pura esperienza
formale, un nuovo senso della "natura" più profondo e vero,
certamente più direttamente esperibile e non mediabile dall'ideale, si
fa strada, si insedia come guida e materia del suo fare artistico. La virtù
delle proporzioni sta nella qualità dinamica del rapporto giocato dalle
parti, nel movimento generato dall'insieme delle tensioni, dall'organicità
pulsante dell'opera. L'arte, strumento-stimolo fisiologico, nega se stessa come
valore assoluto a favore dell'uomo; la pretestualità dell'immagine iconica
lascia il passo alla proprietà della forma, alla danza delle tracce e
dei colori: non già sulla superficie dell'opera, dove giacciono obiettivamente
inerti e puramente contigui, ma, attraverso l'occhio, nella mente. La lezione
kandinskiana è fondamentale specie dove Rho si allontana dal rigorismo
neoplastico per avvicinarsi alle opere apparentemente più libere ma,
in effetti, partecipi unicamente di un ordine configurativo più complesso.
Come ne fornisce ormai molti esempli l'applicazione della geometria frattale,
in computer graphic, nel riprodurre paesaggi ed elementi naturali o, come suggerisce
la struttura stessa di accrescimento di animali e vegetali oppure, ancora, il
fascino strutturale degli "attrattori caotici" insospettata ragione
causale nell'ambito delle ricerche sui moti aleatori dei fluidi: è evidente
che, ponendo un parallelo di attualità, sistemi organizztivi complessi,
"caotici" appunto e non "casuali", derivano la propria genesi
e sviluppo da sistemi armonici semplicissimi. La "ragione della natura"
elemento di progressione infinita che vitalizza le forme supponendo l'intelligenza
evolutiva; se analizzassimo ipoteticamente la moglie di Lot trasformata in statua
di sale, si potrebbe difatti valutare come il sistema cristallino risultante,
benchè più ordinato, non sarebbe certo più apprezzabile
o intelligente della signora Lot. La natura utilizza il "caos" in
modo costruttivo, sfruttando l'amplificazione delle piccole fluttuazioni, permette
ai sistemi naturali di accedere alla novità. Dal punto di vista intellettuale,
creativo, il caos riesce inoltre a spiegare, nuovo meccanismo, le possibilità
di esistenza del libero arbitrio in un mondo sorretto da rigide leggi deterministiche.
Nomenclatura sinestesica: suoni, armonie, toni e timbri sottolineano bene in
che modo la qualità e gradevolezza delle forme come i loro rapporti siano
in effetti giocati dal "rumore" del nostro cervello al lavoro e da
una piacevole ginnastica dell'occhio. Nell'esercizio delI'attenzione, osservando
ad esempio un dipinto, I'occhio non è mai completamente immobile. L'idea
dell'immagine osservata, ribaltata e completamente a fuoco sulla retina, come
accade sul piano della pellicola fotografica, è dal punto di vista fisiologico
errata. Se si volesse ricostruire la qualità della percezione retinica,
il modello risultante sarebbe costituito da una serie di anelli concentrici
a definizione gradualmente variabile, imprecisa nei margini e perfettamente
a fuoco solo in una piccolissima zona centrale corrispondente alla superficie
foveale che copre solo 1spuntinatura delle foto: qui i punti luminosi, dettagli
elementari causati dalla polvere, paiono misteriosamente moltiplicarsidurante
l'operazione che, gradualmente, maschera via via quelli più evidenti
e sposta la nostra attenzione sui più piccoli, prima aparentemente invisibili.
Questo esempio forse non è uno dei più calzanti e suggestivi,
ma resta pur tuttavia un parallelo elementare al fatto, dimostrabile sperimentalmente,
che l'occhio vaga andando e venendo dai vari particolari e linee fondamentali
dell'immagine, distruggendo l'idea dei rapporti statici e fornendo una griglia
di lettura ben diversa, nella configurazione, dall'immagine che l'ha generata.
Tali movimenti, non rettilinei ma arcuati, di varia ampiezza e frequenza, generano
matasse, reti di traiettorie seguendo l'organizzarsi, nell'occhio dello spettatore,
di un vero e proprio pensiero visivo. Il riferimento all'attività della
dinamica percettiva credo possa definirsi il comun denominatore delle esperienze
pittoriche di Rho, "ragione naturale" del loro differenziarsi alI'interno
di una ricerca artistica priva di fratture o svolte che le si potrebbero attribuire.
I guazzi riprodotti in questo volumetto hanno costituito per Rho elemento di
sperimentazione che probabilmente avrebbe sviluppato. Si pongono difatti, con
simili e rare altre opere pittoriche, a connotazione ribaltata dei dipinti più
noti. Parrebbero, in un certo senso, grafico intelligente di come l'occhio potrebbe
osservare certe sue tele organizzate su modulazioni ortogonali; da un lato "appunto"
della danza dell'occhio, dall'altro "approccio sinestesico" alla stessa,
mediato dal gesto, principe indiscusso e non correggibile che ha steso e ordinato
la pasta monocroma dei guazzi in intrecci, scansioni e textures.
© Il copyright relativo alle immagini delle opere e ai testi appartiene ai rispettivi autori. Per contattarli o per informazioni sul loro lavoro potete scrivere all'indirizzo: miccal@caldarelli.it
|
|
|
|