Giampiero Reverberi - antologia critica




“ E’ un piacere immenso, quasi fisico, lo stendere i colori sulla tela; tirarli al massimo, velatura dopo velatura, e descrivere così le proprie emozioni, il proprio “blues” interiore quasi a cercare, in questo scavo corporeo, il colore dell’anima. Ore ed ore a manipolare le stesure dei colori, ampie campiture ad immaginare mondi apparentemente lontanissimi, orizzonti galattici ma totalmente radicati nelle nostre menti. Giorni e giorni a grattare, lisciare, togliere ed aggiungere colore; l’acqua che lava la superficie della tela ed amalgama i colori creandone di nuovi. E poi, come d’incanto, i colori trovano il loro posto, la loro giusta sistemazione. Tutto ritrova il suo ordine, come se il quadro fosse nato in quell’unico preciso istante e non partorito dopo faticose successive stratificazioni. Finalmente, il proprio pensiero, la propria musica interiore, possono trovare rifugio nella tela, che diviene così un mondo magico e visionario ma in qualche modo corporeo e reale, bello anche d’abitare. “

Giampiero Reverberi


Giampiero Reverberi è pittore e poeta; dove sia il confine tra queste sue capacità espressive è difficile dirlo. Dichiara di dipingere da sempre, così come da sempre coltiva la passione per la poesia, affinata nel tempo per cultura e tecnica. Poesia e arte sono spazi in cui l'autore "musica" i suoi pensieri e con il pennello "solfeggia" note di colore dando loro la giusta intonazione e lettura. Poesia e arte sono perfettamente in sintonia tra loro e altrettanto decisamente indipendenti l'una dall'altra, non c'è coincidenza così come la sua pittura non è interpretabile come rappresentazione astratta o immaginazione poetica perché più vicina al concetto di Kandinsky per cui "il colore è un mezzo per esercitare sull'anima un'influenza diretta". "Mondi lontanissimi" il libro d'artista a tiratura limitata, che dà anche il titolo a tutta una serie di opere su carta e tela, ne è una prova. Ogni pezzo, interamente acquarellato a mano ha una sua propria autonomia. L'opera non funge da chiosa o commento alle poesie ma ne è preludio musicale, partitura cromatica. Una limpida alba, un cielo terso diurno o un caldo tramonto sono luoghi dell'incanto. Il fascino che emanano è dato dalla percezione che abbiamo dei colori. Colori non reali in verità perché è l'atmosfera che si frappone tra luce e noi che fa la differenza. Un'atmosfera più o meno carica di particelle solide, piccole gocce d'acqua o cristalli di ghiaccio, pulviscolo o residui di un'eruzione vulcanica... compone una miscela sempre diversa e pertanto ogni tramonto, alba o cielo terso potranno apparire, giorno per giorno, simili ma diversi. Allo stesso modo nascono i "fogli di sogni" - così come Giampiero Reverberi definisce le sue carte - realizzati dopo aver intrapreso il periglioso viaggio di introspezione, dopo aver "aperto il cuore", "tolto il guscio", "scavato fino all'anima", "disintegrato i pensieri" per arrivare "Giù/dove tempo e spazio sono il nulla/e mi ritrovo/bambino, vecchio/donna, aria, idea/forse luce". Poi, in un periglioso percorso a ritroso, risale passando, più o meno faticosamente, attraverso il "pulviscolo" delle incomprensioni, del dolore, della gioia, della speranza e di tutte le mille turbolenze che la vita porta con sé per creare nuove albe silenziose, cieli tersi dalle lunghe pause e tramonti carichi di vibrazioni. Reverberi ricompone su carta o tela "il cammino del tempo" lavando, e amalgamando con acqua, chine e colori su colori, dando corpo all'aria, dando sostanza all'invisibile con masse luminose di verde, giallo, blu, rosso o con un soffice magma di nuvole tenui che sembrano uscite dallo strappo di un affresco del Settecento. Si abbandona alla fisicità del lavoro, alla manipolazione delle stesure cromatiche conscio dei rischi che si corrono perdendo il controllo anche su una piccola goccia d'acqua, quella stessa goccia che sonde robotizzate strenuamente cercano su pianeti lontanissimi nella speranza di ritrovare tracce di vita passata o speranza per una "nostra" futura. Una piccola differenza che può creare il caos o avviare nuove aspettative, aprire nuovi orizzonti, e lo fa lavorando silenziosamente in un "luogo" impercettibile all'occhio ma reale e concreto, come certe piccole piante che si fanno largo in un esiguo spazio, lungo una fessura di un muro o tra ciottoli fitti di un vialetto, innescando una improvvisa reazione a catena, espandendosi in una esuberante cupola di foglie e fiori. Reverberi si abbandona al proprio pensiero, alla propria musica interiore per trovare loro "rifugio nella tela che diventa un mondo magico e visionario ma in qualche modo corporeo e reale, bello anche da abitare" e lo fa con la stessa poesia con cui il romantico e silenzioso viaggiatore, dipinto da Caspar David Friedrich, si abbandona agli spettacoli affascinanti della natura, al loro ampio respiro, all'impossibilità di percepirne i confini con un senso di impotenza davanti a tanta bellezza che si trasforma in un sentimento di partecipazione al mistero della vita.

"Mondi lontanissimi" Rosabianca Mascetti


...” Quella di Reverberi è una pittura che segue i ritmi della poesia, flussi di intuizioni che si riprendono di quadro in quadro e si ritrovano, nel disegno complessivo, in un progetto interiore...”
“ Certo, volendo si possono ritrovare i tratti di evocazioni cromatiche, si può tentare di individuare un discorso che rimarrebbe però soggettivo, tutto di chi guarda. Un po' come per la musica, o la poesia, che si sviluppano secondo ritmi e metriche precisabili in termini persino matematici, ma che alla fine si rivolgono solo e unicamente alla dimensione interiore. E solo qui è possibile raccoglierli sino a formare un senso compiuto. “ .... 

dal catalogo “Platone e il ragno” di Dalmazio Ambrosioni


Ocra, rossi, verdi, blu… in infiniti passaggi tonali giocano un ruolo fondamentale e definitivo nella pittura di Giampiero Reverberi. Generano nubi, presenze mutevoli di un cielo interiore la cui estensione abbraccia le totalità del suo estro creativo superando l'esperienza razionale del mondo. Quanto appare sulla tela, al termine della stesura fisica dei pigmenti, non corrisponde ad alcunché di reale, tangibile, se non ad un senso di sospensione che si fa strada nella sfera della nostra immaginazione mutando in qualcosa di, via via, sempre più corporeo. Se ci abbandoniamo a questa sensazione, riusciamo a prefigurarci come tangibile la sostanza di cui sono fatti i sogni, ad individuare in essa la matrice del quotidiano. Quel quotidiano che, per Reverberi, è per certo parte del sogno e di questa convinzione, anzi di questa ragione di vita ci contagia con delicata ma determinata energia. In queste tele recenti, va ricordato, confluisce l'esperienza intermedia della realizzazione di una considerevole quantità di acquerelli, spesso utilizzati da Reverberi in controcanto a suoi scritti poetici, ora pubblicati in agili volumi, ora vergati in preziosi libri d'artista, ora semplicemente alternati a parete come singolare scacchiera. I suoi dipinti, si può dire, fanno dunque eco al fluire della scrittura, alla modulazione della parola come atto generativo in quella dimensione mitica dove spazio e tempo coincidono e tutto deve ancora avvenire. Se con Reverberi e grazie ai suoi dipinti riusciremo a pensare a noi stessi come nuvola fra le nuvole o, spingendoci ancora più in la, come vento che le muove e, in questo agire, intravvedere appena il segreto della nostra esistenza, potremo ringraziarlo per la sua fatica d'artista, da lui spesa per indicarci la strada, dell'esperienza conoscitiva interiore, che lui stesso sta percorrendo.

Michele Caldarelli, ottobre 2002


“Il colore - ha scritto Matisse - è una liberazione. Forse ancor più del disegno”. Continuando nella metafora già affrontata con la pittura acrilica di Giampiero Reverberi, potrei dire che in queste chine acquarellate è uscito, ha lasciato la sicurezza della tela del ragno. Ha archiviato quell’architettura naturale, istintiva e raffinatissima per passare dalla figurazione allo spazio. Per immergersi in esso e, sul piano espressivo, per liberarlo da forme e geometrie mentali, per quanto aeree fossero. Lo spazio è l’opposto sul piano concettuale della tela del ragno; è l’infinito contrapposto al limite. Reverberi ha invertito l’ordine dei rapporti. Siccome la sua espressività è sostenuta da un robusto impianto teorico, Reverberi deve aver tenuto conto anche di Kandinskji, che del resto è uno di suoi costanti riferimenti: “Il colore è un mezzo di esercitare sull’anima un’influenza diretta”. Come i tasti di un pianoforte. Non voglio dire che questo pittore-poeta sia anche un musicista. Comunque la musicalità e il ritmo sono frecce del suo arco. Significa che il colore, questo particolare utilizzo dei colori, segue uno spartito, per quanto ampio. Lo intuisce mentre erompe, mentre si impossessa del foglio con l’avviluppo delle tonalità e delle sfumature, con l’incontro di misure diverse. Il cromatismo nasce dal nero di china, somma di tutti i colori, e agisce - questo sì – in modo misterioso, seguendo regole non codificate, appunto libere, asciugando morbidamente sui fogli di Fabriano anche le possibili contraddizioni di termini.
Carta, acqua e china. Il resto nasce da una perizia che è figlia dell’esperienza, dell’esercizio, ma ancor più della volontà di libertà. Il risultato più probante di questo cromatismo indotto consiste nella luce, anzi nella luminosità. Che è l’effetto della luce che si adagia e, illuminando, permea di sé lo spazio.
La luce – lo insegna Platone – è al fondo una condizione dell’essere, ed è in altro modo quanto significato da Kandinskji. La luce è l’effetto del martelletto sui tasti del pianoforte e rende esplicito, dentro l’anima, quello che formalmente è misterioso. Al punto che aiuta a individuare nessi, rapporti, incontri ed anche sovrapposizioni, da cui poi nascono tanto la condivisione quanto l’incipiente accenno di riconoscibilità figurativa, quel tanto per aprire al caso e soddisfare l’occhio. E far capire che il colore nello spazio è liberamente l’inizio di qualcosa, di un processo in cui si può specchiare anche la dimensione delle sensazioni e delle emozioni. E, in punta di piedi, anche lo spazio ove s’insedia quel territorio razionale che non ha bisogno di strade predeterminate. Dove le indicazioni di percorso nascono da fattori impalpabili e non misurabili. Appunto come in poesia.

dal catalogo "Territori di colore" di Dalmazio Ambrosioni



In Reverberi vi è un senso evidente della costruzione del quadro, un camminare per parabole strutturali, una volontá di afferrare una dimensione perfettibile per il conseguimento dell' assoluto. È un temperamento tutto a sé, scattante, formicolante di macchie ottenute a guizzi, micro indicazioni di pigmenti, colori sospesi nello spazio, aggredenti nel richiamo della loro vitalistica autonomia. È artista raffinato, alieno da ogni faciloneria e da ogni spregiudicatezza. Elabora la materia pittorica con preziosità e riesce ad infondere, nella sua opera, quel senso di serialità (sia nell' arte visiva che in quella poetica) che testimonia il suo dichiarato impegno. La sua opera, in un certo qual modo, cosmologica, è germe per un mondo obbediente ad ogni sollecitazione del pensiero. Questi suoi quadri, o fatti dinamici-spaziali, aprono prospettive che sono un preciso programma da far supporre che la ricerca del Reverberi abbia trovato un suo segreto: una sottile sintesi delle forme o delle non forme, del colore e del movimento. È un artista di colto intelletto, in pittura e poesia, di coltivata intelligenza che non si fa irretire alla suggestione di un linguaggio che sa essere sorgivo, ma anche originale alla comparazione. Un linguaggio di flessibilità ad ogni movenza dello stato d' animo, obbediente ad ogni sollecitazione del pensiero. " Il punto - ci dice Reverberi - è non fermarsi mai di cercare, sbagliando, s' intende, ma continuare".

Nani Razetti


Schizzo : "Tracciare una linea/su di un foglio/un alto/un basso/la terra/il cielo/la vita/il sogno". È quello che in fondo sembra "tracciare" anche nella sua pittura: sempre astratta, rivolta ai colori forti, soprattutto con un uso preponderante del rosso, che è il colore del fuoco; un rosso come spruzzato, qualche volta espressamente "gettato", quasi buttato là, per dire o fermare determinate sensazioni, quasi sempre filtrate : particelle microscopiche di un cosmo infinito. E gli acrilici, diversamente dagli acquarelli, hanno titoli che testimoniano quanto detto: Geografia Umana, Tracce, Yavan, La mia notte, La traccia rossa della luna (che è stampata come un sigillo). E che ci sia lo studio dello spazio, della dinamicità, lo si puó anche vedere nella posizione in cui i quadri sono stati appesi: alcuni infatti vengono ad assumere la forma del rombo. Queste "esplosioni" di colori sono talvolta percorse anche da graffiti: rappresentazione gestuale di sensazioni interne. Naturalmente molto diversi sono gli acquarelli: i colori qui sono magari gli stessi, ma indubbiamente, per l' effetto stesso del materiale, il risultato è diverso: tutto è dolce e delicato, un arcobaleno di colore, ora più geometrico, ora invece più sinuoso (almeno in un caso si può pensare alla fragilità leggera della farfalla); il tutto comunque improntato alla ricerca tecnica, che non va scissa da quella interiore.

Mariangela Agliati


Non è certo facile procedere con la pittura concentrandosi solo sul colore, abbandonare la forma, le cose. Pochi sono i pittori che affrontano questo linguaggio, questa indagine. Occorre anche un carattere predisposto, un carattere che ha necessità introspettive, il desiderio di spazi meditativi per mettersi meglio in rapporto con le proprie energie, per avventurarsi nel puro mondo del colore e farne un esercizio di quotidiana esplorazione.
Un rapporto per cui la realtà, il pensare alle cose visibili, lascia il margine ad una pittura priva di strutture d'appoggio che diviene specchio per l'anima, per il soggetto. La ricerca di Reverberi si muove attraverso un percorso espressivo che va dalle tele ai piccoli appunti pittorici, ai numerosi acquerelli; è un vocabolario nitido e rigoroso che racconta visivamente l'estensione del colore, le magie dei rossi, dei blu, dei verdi.
Il suo modo di operare si allontana sempre di più dal desiderio narrativo per abbandonarsi al monocromo. Le superfici appaiono come fitte costellazioni ispirate direttamente alla casualità della tavolozza, alle trame inconsuete prodotte dai pigmenti materici. Per cui il colore, nella sua pittura, si fa largo offrendosi sempre più libero e aperto allo sguardo attraverso un respiro luminoso: le masse nebulose, il "caos" verranno controllate fino a restringere il loro campo d'azione solamente alla cornice.
Ad intrigare Reverberi è la possibilità di individuare una corporeità dello spazio; in questa direzione scopre un pullulare di microrganismi che sottendono tutto un formicolante mondo che preme ai confini della forma.
La trasfigurazione lenta e meditata del cromatismo è consentita dalla predisposizione all'ascolto delle vibrazioni e delle pulsazioni che nascono immaginandosi lo spazio non più come vuoto, ma come pieno. Una materia e un colore inusuale che ci fanno pensare agli elementi primari della natura, terra, aria, fuoco, acqua, alle masse di materia in via di definizione, ai loro processi fisici, da atmosfere liquide a distese gassose, a materie solide. Si potrebbe pensare ad una "cosmogonia" della pittura a cui corrisponde un consapevole processo di azzeramento dell'immagine, delle convenzioni visive.
L'autenticità del lavoro di Reverberi sta nella volontà di rendere immediata e diretta questa sensazione di primigeneità dello stato delle cose. Ecco che allora il colore, protagonista con tutta la sua densità e gradualità organica. rimarrà reale e fantastico, intimista e realista.

Stefania Carrozzini (FLASH ART - Ottobre 1996)


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