Archivio Attivo Arte Contemporanea
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"Come le Nuvole"
una mostra virtuale di opere di
GIAMPIERO REVERBERI
PROGETTO E IDEAZIONE GRAFICA A CURA DI MICHELE CALDARELLI

Museo Civico della Laguna Sud - "San Francesco fuori le mura" - Chioggia (Ve)



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Grazie alla collaborazione con la direzione del Museo Civico della Laguna Sud, e il personale, che hanno gentilmente fornito le riprese fotografiche del Museo, e al Gruppo Culturale “Dondi dall’Orologio”, che ha curato la ricerca tecnica e storica, con questa rassegna prosegue il percorso propositivo "virtuale" del progetto interdisciplinare "Come le Nuvole".
Questo nuovo percorso si affianca alla programmazione tradizionale di mostre e incontri attualmente ancora in via di sviluppo.
"Come le Nuvole", è una rassegna, curata da Michele Caldarelli progettata in progress che ha preso l'avvio come parte di un convegno interdisciplinare tenutosi a Como nel 2012 presso il Polo Regionale del Politecnico di Milano ed è stata presentata successivamete al museo di Villa Carlotta, a Tremezzo (Como), al Palazzo Ducale di Revere, sede del Museo del Po e il Museo di Palazzo Bianco a Genova.
Si tratta di una mostra di opere, dipinti e acquarelli dell'artista Giampiero Reverberi, il cui tema, a partire dalla suggestione delle nuvole, vuole fornire oggetto di riflessione sul mutamento e la metamorfosi come metafora dell'esistenza umana, ma anche come carattere intrinseco dei sistemi complessi in natura e oggetto di studio di discipline come la meteorologia, o la fisica, l'alchimia, l'astronomia, la letteratura e, via dicendo mentre, non ultima, propone una antologia di
racconti insoliti di "navigazione" fra le nuvole.

Contestualizzando la rassegna in Chioggia, in collaborazione con il Gruppo Culturale Dondi dall'Orologio, con un incontro a più voci si andrà ad argomentare a livello interdisciplinare di trasformazione e mutamento collegando storicamente e culturalmente la mostra con il pensiero e le ricerche dei Dondi (Jacopo e Giovanni) riferite allo studio delle maree, alla farmacopea e al progetto dell'astrario e, considerando la natura del museo, con la navigazione e la previsione meteorologica che ad essa si lega.

PER SAPERNE DI PIÚ - LEGGETE
Angelo Frascati
Michele Caldarelli
Aldo Bullo
Giampiero Reverberi


Breve storia del Museo Civico della Laguna Sud - "San Francesco fuori le mura" - Chioggia (Ve)

La città di Chioggia è situata su di una breve penisola tra la laguna, a mezzogiorno di Venezia. Il suo nome deriva da Clodia e secondo la leggenda è stata fondata al tempo dell'imperatore Claudio, nel primo secolo dopo Cristo. Il Museo civico della Laguna Sud "San Francesco fuori le mura" rende omaggio alla cultura, alla tradizione e alla storia della Città, è situato in Campo Marconi, nella zona meridionale della città, a due passi dal centro storico. L'edificio sorge sull'antico impianto di un convento francescano risalente al 1314, poi distrutto rovinosamente durante la guerra di Chioggia (1378 - 1381) e riedificato nel 1434. Nel 1797 chiesa e convento passarono al demanio pubblico, ma la chiesa venne sconsacrata definitivamente nel 1806 e da quel momento in poi l'edificio religioso venne utilizzato in vari modi, l'ultimo dei quali fu una rimessa comunale degli autobus. Nel 1997 infine, grazie ad una ristrutturazione durata ben dieci anni, è stato inaugurato il Museo civico della Laguna Sud "San Francesco fuori le mura" della Città di Chioggia.
L'edificio si presenta all'esterno con facciata a capanna, struttura tipica dello stile romanico-gotico, mentre l'impianto architettonico è articolato in forma quadrangolare. Fino all'Ottocento il lato orientale del Museo si concludeva con due absidi che vennero demolite purtroppo durante la dominazione francese. Nella parte Sud invece è ancora visibile la struttura dell'antico chiostro ora adibito a giardino. All'interno si trova in ottimo stato una amplissima cisterna di forma rettangolare con copertura a botte che fungeva da riserva idrica per il convento. Nel 1994 l'interno della chiesa fu completamente restaurato adibendolo al percorso museale articolato su tre piani secondo un criterio storico-cronologico. Il museo si propone quale scopo principale di sviluppare scientificamente e didatticamente il percorso dell'evoluzione storico-ambientale e sociale del territorio tramite il comune denominatore rappresentato dall'acqua.




Chioggia nel medioevo

Nel medioevo, fino al 1379, quando fu saccheggiata dai genovesi, Chioggia era una città ricca e popolosa essendo la maggior produttrice di sale dell’epoca. Per tale motivo, nel 1110, la sede vescovile fu trasferita a Chioggia da Malamocco. Era la città più popolosa del Dogado veneziano, dopo Venezia.
Il suo territorio comprendeva la zona insulare (Clugia maior, l’odierna Chioggia) e quella litoranea (Clugia minor, l’odierna Sottomarina)

Jacopo Dondi dall’Orologio

Nacque probabilmente a Bologna, intorno al 1293, da Isabella e da Isacco, medico e probabilmente suo maestro d’arti mediche e di scienze. Per tradizione il Comune di Chioggia ricercava i suoi medici ‘‘condotti’’ in Emilia, non a Padova, e un "Iacobus de Bononia" (Jacopo da Bologna), nel 1310, a 17 anni, era già stato valutato per l'incarico, ma troppo giovane per ottenerlo. Jacopo nel 1313 ripresentò la sua domanda e venne nominato, sia pure in subordine ad un medico con più esperienza, Paolo Argenta. Questi rinunciò all’incarico e Jacopo, il 26 dicembre 1313, (a solo vent’anni!) venne assunto come medico salariato dal Comune di Chioggia, a 250 lire annue. Intorno al 1327 sposò Zaccarota, figlia di Daniele Centrago, membro di una delle più antiche, nobili e potenti famiglie di Chioggia. Dal matrimonio nacquero otto figli: Gabriele (circa 1328), Giovanni (circa 1330), Isacco (circa 1332), Benedetto, Ludovico (1345), Daniele (1347), Maria, e Lucia. Secondo la tradizione di famiglia Gabriele e Giovanni furono avviati all'arte medica nella scuola del padre. (torna al testo)

La Scuola Medica Clodiense

A Gabriele e Giovanni si affiancarono altri allievi provenienti da vari centri veneti: Giovanni da Venezia, Iacopino da Vicenza, Rocco da Belluno. Ne fecero parte anche i clodiensi Giovanni Fasolo, Bonfilio Fasolo, Niccolò Manfredi, Niccolò Giustinian e Niccolò da Chioggia, futuro maestro di arti e medicina a Padova. Chioggia, per secoli continuò a formare medici illustri. Cesare Scacco, ad esempio, era medico condotto chirurgo in Città, quando, nel 1575 fu chiamato a Londra dalla Regina Elisabetta I, afflitta da una lunga malattia. Visti gli ottimi risultati della cura e la grande esperienza del medico, Elisabetta I gli chiese di rimanere alla corte inglese. La Regina inviò, il 7 luglio 1576, al Doge di Venezia, Alvise Mocenigo, una lettera per pregarlo di tutelare gli interessi, a Chioggia, di Cesare Scacco. Jacopo nel 1342, si trasferì con la sua famiglia a Padova (Gabriele rimase a Chioggia e prese il posto del padre), su invito di Ubertino da Carrara, Signore di Padova. L’invito aveva il fine di rilanciare la facoltà medica patavina, dopo la morte in prigione di Pietro d'Abano, accusato di eresia ed ateismo. Ubertino da Carrara aveva certamente conosciuto Jacopo Dondi durante il suo esilio a Chioggia, nel 1325. Jacopo nel 1344 installò un Orologio Astronomico, sulla torre principale della Reggia dei Carraresi. <<In un tempo in cui il cannocchiale ancora non era stato inventato e la vita era regolata dai fenomeni celesti conosciuti. Sole, Luna, 5 pianeti e le stelle, che si vedevano ad occhio nudo, li ritroviamo nell’Orologio. La Terra al centro, le stelle fisse, Sole, Luna e pianeti che si muovono all’interno di una fascia di cielo con le dodici costellazioni dello Zodiaco… Sul quadrante, parte centrale, troviamo le linee che lo percorrono da una parte all’altra, con simboli geometrici come quadrati e triangoli che le individuano. Sono le congiunzioni planetarie, le opposizioni, i trini e quant’altro l’astrologia di allora prevedeva come fondamentale per poter stendere l’oroscopo>> (da ‘‘Il Bo Live, Università di Padova’’, modificato).

Nel 1355 Jacopo pubblicò l’Aggregator medicamentorum, seu de medicinis simplicibus”, opera che si divide in dieci trattati. I primi due e parte del terzo riguardano le virtutes delle medicine "semplici", cioè delle sostanze vegetali, minerali e animali impiegate singolarmente; il terzo elenca le prescrizioni di "semplici" e "composti" per ogni malattia delle singole parti del corpo "a capite usque ad pedes"; il quarto studia l'azione dei farmaci sugli humores; il quinto tratta delle febbri e delle altre "egritudines universales" non comprese nella classificazione "a capite ad pedes"; dal sesto all’ottavo sono trattati i temi specialistici della cosmesi, della chirurgia e dell'azione di veleni e contravveleni; il nono è dedicato alla veterinaria, all’igiene, all’alimentazione e alla merceologia; l'ultimo trattato consiste nelle tavole di concordanze. L’Aggregator fu uno strumento insostituibile per secoli, per medici e speziali. Nella metà del 400 Michele Savonarola ne attestava la diffusione in Italia e in Germania; edizioni furono realizzate a Strasburgo, intorno al 1470, e a Venezia nel 1481. L’opera fu ripresa e ristampata a Venezia da Tommaso e Giovanni Maria Giunta nel 1542 e 1576. Parziali ristampe furono curate a Zurigo nel 1555 e a Francoforte nel 1610. L’Aggregator, fu, dunque, un trattato di medicina che fu ristampato per 255 anni ed usato per molti anni ancora! (torna al testo)


Sempre nel 1355 Jacopo pubblicò De Fluxu et refluxu maris. De diversis motibus aque maris opiniones Jacobi de Dondis, patavij civis”. Il trattato è conosciuto brevemente come "De Fluxu et refluxu maris’’. L’unica copia del manoscritto originale è conservata nella Biblioteca Ambrosiana di Milano (N 334 SUP). Una ristampa dell’opera, curata da Aldo Bullo, esperto di astronomia e meccanica medioevale, è stata stampata, nel 2010, dalla Editrice Nuova Scintilla di Chioggia. Nell'opera di Jacopo Dondi le cause delle maree sono fatte risalire chiaramente a Sole e Luna ed alle loro rispettive posizioni (congiunzioni e quadrature), rispetto alla Terra, dimostrando come gli effetti dei due corpi celesti si sommino nel primo caso e si sottraggano reciprocamente nel secondo. Altre cause perturbatrici delle maree venivano segnalate, come la variabilità intrinseca dell'acqua, la situazione geo-topografica, l'influenza di Venere e Giove, le condizioni atmosferiche, la latitudine, le correnti marine. <<Jacopo Dondi si segnala per avere scritto un vero trattato sul flusso e riflusso del mare fondato su osservazioni personali e per avere emesso una spiegazione che contrasta con tutte le altre di cui è piena la storia di questi secoli…>> (R. Almagià, ‘‘La dottrina della marea nell'antichità classica e nel medioevo.’’ 1905). Non possiamo escludere che “De Fluxu et refluxu Maris” non fu solo il frutto delle osservazioni fatte da Jacopo camminando lungo i canali della città, ma anche una rielaborazione di antiche teorie di Parmènide di Elea (circa 510 a.C.-544 a.C.), di Posidonio di Rodi (circa 135-50 a.C.), di Claudio Tolomeo (100-175 circa), Galeno di Pergamo (129-201 circa) ed altri. La cosiddetta teoria “luni-solare” del Dondi, nel Rinascimento, fu ripresa dalla scuola padovana che la diffuse in tutta Europa anche grazie all'avvento della stampa. Il “De fluxu” diventò per lungo tempo un testo d’insegnamento nell’Università di Padova e di altre città europee. L’opera di Jacopo venne ripresa da molti scienziati, italiani e stranieri, tra i quali: Federico Crisogono da Zara 1495, Giovanni Luigi da Parma 1524, Gabriele Trifone 1544, Ludovico Boccadiferro 1482, Annibale Raimondi 1505, Francesco Patrizi 1587, Kaspar Peucer 1593, Marc'Antonio de Dominis 1624. Jacopo Dondi non solo fu l'unico, tra gli scienziati del tempo, ad elaborare, senza strumenti adeguati, la teoria “luni-solare”, ma nei secoli successivi, Leonardo e Galileo, non compresero l’influenza del Sole e della Luna sul moto delle maree. Leonardo da Vinci (1452–1519), infatti, scrisse, nel “Codice Atlantico”: <<La luna non po movere il mare ch’ella moverebbe i laghi... il flusso e reflusso del mare è causato dal corso de’ fiumi>>. Giovanni Keplero (1571-1630) mostrò di sapere che causa delle maree è una forza di attrazione simile a quella esercitata dalla Luna e dal Sole. Questa attrazione, quasi magnetica, non svolge, tuttavia, alcun ruolo nell’astronomia kepleriana e non è mai ricordata da Keplero nelle sue opere scientifiche. Nel ‘‘Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” Galileo Galilei (1564-1642): scrisse <<mi meraviglio del Keplero … che aveva in mano i moti attribuiti alla Terra, abbia poi dato orecchio ed assenso a predominî della Luna sopra l’acqua, ed a proprietà occulte, e simili fanciullezze…>>. Jacopo Dondi dall’Orologio segnò un solco tra le teorie antiche e quella scientifica moderna. Le sue osservazioni furono confermate e precisate dagli studi su modelli matematici effettuati da Isacco Newton (1642-1727), Daniel Bernoulli (1700-1782) e Pierre-Simon Laplace (1749-1827). Fino ad arrivare agli studi recenti. (torna al testo)

Jacopo nel 1355 pubblicò anche il “Tractatus de causa salsedinis aquarum et modo conficiendi sal artificiale ex aquis Thermalibus Euganeis”, dove descrisse un metodo di estrazione del sale, in due fasi, dalle acque naturalmente calde delle Terme Euganee. Fu il primo studio sulle Terme Euganee. In seguito a questa pubblicazione la famiglia Dondi fu autorizzata ad estrarre il sale dalle acque termali delle Terme Euganee. Sicuramente Jacopo applicò le conoscenze maturate a Chioggia, città di saline.

Jacopo Dondi dall’Orologio, letterato

Iacopo Dondi scrisse anche opere di interesse letterario, come una cronaca di Venezia dalla fondazione al secolo XII e le "expositiones vocabulorum’’ <<un dizionario di lingua latina, allestito a Chioggia nel 1324, che dà conto delle differenze e analogie fra esso e la produzione coeva>> (Claudio Pelucani, Studi Di Filologia Italiana, 2003, n°61, pag. 15 – 38).

Jacopo morì a Padova tra il 29 aprile e il 26 maggio 1359 e fu sepolto in un'arca nel muro esterno del Battistero di Padova. La tomba è oggi perduta. Jacopo Dondi dall’Orologio fu un protagonista dell'evoluzione della scienza padovana, dal magistero di Pietro d'Abano alle più complesse articolazioni disciplinari del primo Umanesimo. Dell'Aponense condivise la visione generale dell'inscindibile nesso tra medicina e astrologia. Allo studio della medicina e dell'astrologia e alle ricerche di fisica terrestre Jacopo Dondi, in più, unì due elementi culturali nuovi: l'esercizio della cronachistica e l'interesse per la grammatica. Contribuì, così, ad impostare lo stretto legame tra scienza e lettere che caratterizzò la cultura padovana dal primo Umanesimo in poi.

Giovanni Dondi dall’Orologio

Secondogenito di Jacopo, nacque a Chioggia intorno al 1330, seguì la famiglia nel trasferimento a Padova dopo il 1342 e seguì le orme paterne. Intorno all’agosto 1354 conseguì la laurea in medicina nella Scuola del padre. Sempre nel 1354 cominciò anche il suo insegnamento nello Studio padovano (Università) e divenne membro del Collegio dei dottori in arti e medicina. Nel 1359-60 insegnò anche l'astrologia. Il 12 febbraio 1361 fu inoltre abilitato all'insegnamento della logica. Insegnò anche a Pavia e Firenze. Dal 9 novembre 1368 fino a tutto il 1369 era a Padova, incaricato della riforma degli statuti universitari. (torna al testo)

Il capolavoro di Giovanni fu l’Astrarium, complesso orologio astronomico che costituì una delle più importanti macchine di tutti i tempi. Fu ultimato intorno al 1364 dopo sedici anni di lavoro. Giovanni afferma di aver ideato la sua macchina per dimostrare la giustezza della descrizione dei moti dei corpi celesti di Aristotele ed Avicenna, e, precisa, di essersi attenuto alla ‘‘Theorica planetarum’’ di Campano da Novara, testo della seconda metà del Duecento, che costituì la prima esposizione occidentale del sistema tolemaico. L’Astrarium è, contemporaneamente, una macchina astronomica perfetta, un misuratore del tempo ed un calcolatore analogico. Favorì la costruzione di nuovi orologi pubblici per palazzi e chiese permettendo di leggere senza calcoli i movimenti dei corpi celesti. Capolavoro dell'orologeria planetaria, l'Astrarium non era meno elaborato e sorprendente dal punto di vista tecnico. Giovanni Dondi eseguì personalmente e descrisse ogni fase della sua realizzazione: forgiò, sembra in sole leghe di rame, 297 pezzi, 107 dei quali erano ruote variamente dentate e pignoni. L'Astrario, ricostruito secondo le istruzioni di Giovanni Dondi, si presenta come una torre a sette facce, alto circa 85 cm, largo circa 70, ed è mosso da un orologio collocato nella parte inferiore della struttura. Il quadrante, la cosiddetta "Sfera Oraria", mostra le ore secondo una suddivisione in 24. Sette quadranti, posti nella parte superiore della struttura, rappresentano i movimenti dei pianeti allora conosciuti (Marte, Mercurio, Venere, Giove, Saturno), del "Primo Mobile” (Sole), che descrive il moto delle stelle fisse, e della Luna. Inferiormente si trova un ulteriore quadrante che riporta la posizione del nostro satellite rispetto a quella del Sole e permette di calcolare le date delle eclissi. Al centro della struttura una grande ruota svolge la funzione di calendario riportando, sul bordo esterno, i giorni di ciascun mese dell'anno. Per ogni giorno sono indicati l'ora dell'alba e del tramonto (alla latitudine di Padova), la "lettera domenicale" che determina la successione dei giorni della settimana e il nome dei santi e la data delle feste fisse della Chiesa. La lettura del giorno si effettua attraverso un'apposita feritoia laterale. Nel medioevo nessun atto importante della vita, affari, cerimonie, viaggi, guerre e altro ancora, veniva intrapreso, senza congiunzioni favorevoli. L’Astrario permetteva di calcolare quando poteva essere questo periodo favorevole. L’Astrario di Giovanni fu usato per secoli dai potenti. Carlo V, re dei Romani, nel 1529 ricevette a Bologna la corona Imperiale da Papa Clemente VII. In quella occasione Francesco II Sforza, duca di Milano, gli donò il meraviglioso Astrario di Giovanni de Dondi che possedeva. L’Imperatore rimase affascinato dall’eccezionale oggetto, che fece ricostruire dal suo ingegnere civile Giannello Torresani. (Tratto da Marino Viganò, Storia in rete n° 39, 2009). Giovanni lasciò dell’Astrario una dettagliata descrizione illustrata con disegni: il “Tractatus astrarii o Planetarium”. Una edizione del Tractatus è stata tradotta e curata da Aldo Bullo. Ne esistono alcune copie. Una è conservata nel Palazzo del Bò dell’Università di Padova. Un’altra copia, realizzata nell'Istituto Cavanis di Chioggia, dal Gruppo Astrario, coordinato da Aldo Bullo, è esposta nel Museo di Chioggia. La ricostruzione digitale, fatta dall’ing. Laura Guida, è visibile nel Museo Civico di Chioggia accanto alla copia dell’Astrario stesso. (torna al testo)

Giovanni Dondi dall’Orologio e Francesco Petrarca

Durante il secondo periodo padovano Giovanni divenne il medico curante ed uno degli amici più cari di Francesco Petrarca, che dal 1370 si era stabilito ad Arquà, vicino Padova. Ostile ai medici fino all’invettiva, Petrarca osteggiò anche i consigli terapeutici del Dondi, ma apprezzò moltissimo la sua amicizia e la sua cultura. Petrarca chiamava Dondi ‘‘Medicorum Princeps’’ e ‘‘Ingegno eccelso che avrebbe toccato le stelle’’. Giovanni Dondi confidò all’amico poeta le sue pene d'amore nel sonetto "Io non so ben s'io volia quel ch'io volio…”. Petrarca rispose col suo sonetto CCXLIV. “Il mal mi preme et mi spaventa il peggio…”.  Nel suo testamento Petrarca dispose per l’amico chioggiotto un lascito di cinquanta ducati destinati all’acquisto di un anello d'oro. In qualità di medico Giovanni constatò il decesso di Petrarca, il 19 luglio 1374.

Giovanni morì ad Abbiategrasso il 19 ottobre 1388 e fu sepolto a Milano in S. Eustorgio. Solo più tardi il corpo fu trasportato a Padova e sepolto nel muro esterno del battistero, accanto all'arca del padre.

[...] Aldo Bullo ci ha narrato del suo primo approccio all'opera di Dondi [“Tractatus astrarii o Planetarium”, NdR] avvenuto alla fine degli anni 70, del suo impegno di studio, e delle successive fasi con Romeo Voltolina e con il Gruppo Astrario per realizzare una copia, la più fedele possibile, dell'Astrario. Poi, la conversazione si è allargata in riflessioni sui protagonisti della scienza e sulle loro concezioni, constatando che la grandezza di Dondi dall’Orologio è quasi sconosciuta al grande pubblico ed è appena noto di nome nelle due città della sua famiglia, come se fosse una semplice gloria locale. [...] Si è presentato il problema di precisare il contributo dato da Giovanni Dondi alla scienza, in ordine a due questioni: - L'Astrario aveva scopi pratici o il suo progetto aveva finalità scientifiche? - L'Astrario è stato solo un progresso della tecnica oppure ha anche influito sulla formazione del metodo scientifico? A parte lo scopo della regolazione dei momenti del culto, è ovvio pensare che l'Astrario fosse d'ausilio per l'astrologia giudiziaria, ma di questo non c'è riferimento esplicito nel Proemio del Tractatus. [...] Questo silenzio di Giovanni Dondi richiede una spiegazione, perché è simile a quello di Giovanni da Nono che, descrivendo nel 1340 il palazzo della Ragione [di Padova, NdR] affrescato da Giotto, non pone i dipinti in relazione alle dottrine astrologiche di Pietro d'Abano, contrariamente alla interpretazione tradizionale e consolidata. Non si può dubitare che le vicende e la condanna ecclesiastica subita da Pietro d'Abano abbiano segnato l'animo di questi due personaggi. A Dondi sarà sembrato stridente porre tutto il suo ingegno al servizio dell'astrologia scientifica di Pietro d'Abano, condannata dalla Chiesa, e, nello stresso tempo, elevare ringraziamenti per l'assistenza divina ricevuta. Tuttavia, sarebbe da vedere un accenno velato agli astrologi nel passo del Proemio del Tractatus in cui si riferisce a coloro che trascurano i fondamenti della scienza astronomica e che di conseguenza nei propri giudizi e sentenze fanno leva su fondamenti incerti e non propri. Il discorso cade dunque sulle concezioni scientifiche del tempo. Pietro d'Abano ha avuto un ruolo primario nella fondazione di una astrologia che si presumeva scientifica, fondata sugli insegnamenti di Aristotele e di Tolomeo e capace di cogliere il senso e il segno delle influenze degli astri sull'uomo. Sostanzialmente, la reazione intransigente della Chiesa mirava a stroncare il tentativo di legittimare sul piano scientifico il desiderio di prevedere un futuro determinato dalle leggi assolute dei moti celesti. In questi frangenti, Dondi cerca una via d'uscita. Invece di operare come Pietro d'Abano sul piano puramente teorico, si propone di mostrare la possibilità di funzionamento del sistema astronomico tolemaico sul piano meccanico, costruendo una macchina che riproduca tale sistema. Se la teoria tolemaica è tanto complessa da giustificare le incomprensioni e i fraintendimenti, una macchina funzionante potrà fornirle una prova convincente. [...]. (Carlo Frison, estratto da articolo in "Bollettino del Gruppo Astrofili di Padova", n. 24 (2003), poi da lui stesso revisionato.)

Per saperne di più sul trattato, e sulla ricostruzione dell'Astrario, presente nel museo,
consigliamo la lettura della riproduzione anastatica del "Tractatus Astrarii"
e della traduzione del manoscritto condotta da Aldo Bullo ed Think ADV e Nuova Scintilla 2003

Per saperne di più su "Come le Nuvole" visitate le pagine dedicate alla storia e al percorso della rassegna

Per saperne di più sul Museo Civico della Laguna Sud visitate il sito ufficiale

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© I testi e le immagini relativi agli spazi museali sono di proprietà del Museo Civico della Laguna Sud della città di Chioggia
© I testi relativi alla narrazione tecnica e storica dei Dondi dell’Orologio sono di proprietà del Gruppo Culturale Dondi dall'Orologio.
Ne è fatto divieto il riutilizzo con altri mezzi da parte di terzi.

Si ringraziano per la collaborazione che ha permesso la realizzazione di queste pagine:
Avv. Elena Zennaro - Assessore alla cultura del Comune di Chioggia
Dott.ssa Daniela Ballarin - Dirigente
Dott.ssa Cristina Penzo - Funzionaria

e per la consulenza storica e tecnica del Gruppo Culturale Dondi dall'Orologio:
Aldo Bullo, esperto di astronomia e meccanica medioevale 
Angelo Frascati, Medico Chirurgo, presidente del gruppo

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