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Arte Contemporanea
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| Gabriella Belli - Annamaria Marchionne Remo Bianco - I tableaux dorés |
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Nel 1955 Remo Bianco, negli Stati Uniti, conosce Jackson Pollock ed entra quindi in diretto contatto con l'action painting americana. Da questo incontro prende avvio la fase delle tele "gestuali" di Bianco, realizzate con la tecnica del dripping (il colore viene fatto sgocciolare direttamente sulla tela). Dopo questa prima fase Bianco procede a ritagliare la tela in piccoli quadrati, ricomposti successivamente su nuovo supporto secondo uno schema di ripartizione aritmica della superficie. Da queste prime esperienze prenderanno vita i tableaux dorés, dove non solo scompare la ripartizione aritmica della superficie in favore di una geometrica spartizione spaziale, ma anche il processo del dripping viene sostituito da un collage di foglia d'oro o d'argento su un fondo trattato ad olio o smalto. I tableaux dorés, esposti per la prima volta con grande successo a Milano nel 1957, costituiscono nella vasta produzione di Bianco il momento più propriamente pittorico. Per un artista votato allo sperimentalismo, come di fatto è Remo Bianco, la presenza costante - a partire dal '57 - nella sua produzione di questi tableaux, destinati anche a continue riutilizzazioni sia nel ciclo delle appropriazioni che in quello delle occasioni perdute e della gioia di vivere, sembra corrispondere non solo alla necessità di attribuirsi un marchio personale di immediata identificazione ("anche l'arte ha bisogno della sua bandiera" - scriverà infatti Bianco nel '77) ma anche ad una sorta di "compromesso pittorico" dove trovano pacificazione, entro i materiali tradizionali della pittura, le istanze ideologico-culturali che sorreggono l'intera sua produzione. A ben guardare, infatti, l'operazione di misurazione razionale dello spazio che dà vita alla "griglia quadrettata" dei tableaux sembra discendere direttamente dalla concezione classica dell'armonia mundi, mentre le tessere assemblate con il collage, pur subendo il ritmo di questa struttura architettonica, sono prodotti di un'opposta concezione che discende nella prima fase dal gesto autonomo ed incontrollato del dripping fino a cristallizzarsi in questi elementi corrosi e accartocciati, luccicanti quel tanto che serve a determinare una profondità prospettica, in una sorta di neoromanticismo pittorico.
The tableaux dorés
In 1955, in the United States, Remo Bianco met Jackson Pollock and thus came into direct contact with American "action painting". This encounter initiated the phase of Bianco's "gestural" canvases, done with the technique of dripping (the colour, in fact, was made to drip directly on to the canvas). After this first phase, Bianco went on to cut the canvas into small squares and recomposed them on a new support according to an arhythmic division of the surface. These first experiments led the way to the tableaux dorés, where not only was the arhythmic division of the surface replaced with a geometric spatial arrangement but the dripping process was also replaced by a collage of gold or silver leaf on a background treated with oil or enamel. The tableaux dorés, shown for the first time with great success in Milan in 1957, represent the most truly pictorial moment in his vast production. For an artist devoted to experimentalism like Remo Bianco, the constant presence of these tableaux in his production - beginning in '57 - also destined for continuous reuse in both the appropriations cycle and the missed opportunities and joy of living cycle, seems to reflect not only the author's need to attribute an easily-recognizable personal trademark ("even art needs its flag", wrote Bianco in '77) but also a sort of "pictorial compromise" wherein the ideological-cultural aspirations which support his entire production are pacified within the bounds of traditional painting materials. From a closer look, in fact, the operation of rational space measurement which creates the "checkered grill" of the tableaux seems to descend directly from the classical concept of armonia mundi, while the tesseras assembled by collage, though subject to the rhythm of this architectural structure, are products of an opposing concept which descends from the first phase of the autonomous and uncontrolled action of dripping until it crystalizes into these corroded, shriveled elements, glittering just enough to produce perspective depth, in a sort of pictorial neoromanticism.
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