Enrico Aureli
Testi critici
Note biografiche
Testi critici
Enrico Aureli afferma che nelle sue opere ma, più in generale, nelle opere di ogni artista si
dovrebbe riconoscere, abbastanza agevolmente, uno stile peculiare, al di là delle sperimentazioni e dalle varianti tecniche; poi, però, ci rassicura che la sua ispirazione non è programmaticamente controllata, ed anzi si alimenta degli umori, degli stati d'animo che lui vive in un dato periodo; dopodiché ci precisa che la sua pittura non è estemporanea, giacché è preceduta dall'indispensabile riflessione intorno ad uno spunto che ha colto, magari per caso, nell'ambiente circostante. Basterebbero già queste asserzioni ad indicare che la pittura di Aureli s'incentra su un binomio: "cervello - ventre" dice lui; a noi invece il compito di annotare che la progressione ideale, ma anche propriamente cronologica, del suo lavoro è sempre ben definita, e si ripete dando vita ad operare che costituiscono i momenti di varie sequenze: ecco allora "Le foglie", "Le mele", "Le pere" ecc. Dapprincipio il Nostro traccia un profilo del particolare naturalistico che lo ha colpito, compiacendosi di ingigantirlo ponendolo in primissimo piano (con esiti vagamente pop-artistici) ed evidenziando la sinuosità, un po' voluttuosa, dei contorni; però, invece di campire l'interno delle sagome, traccia onde di colore, simili a linee di forza, che si allargano verso l'esterno: ricerca insomma la linea a lui più congeniale per situarla poi nel contesto più adatto. Nelle opere successive, della stessa sequenza, si distacca sempre più dalla trasfigurazione dell'oggetto
naturalistico, e lo dissolve infine in una trama di colori: I'esito pare allora quasi espressionistico, ma si tratta di un espressionismo sui generis: non vi è alcuna violenza gestuale, né foga, benché Aureli citi spesso il nome di Emil Nolde: il suo gesto, che si esplicita nel tracciare lunghi filamenti o tozzi segmenti di colore, è pur sempre calibrato a tutt'altro che indifferente ai risultati: non vi è quindi un'etica del gesto dirompente e risoluto, bensì una poetica del gesto misurato e lucido sebbene traspaia qua e là la tensione di chi è indeciso se continuare a padroneggiarsi o lasciarsi andare.
Enrico Aureli rimane, così, in bilico tra figurazione ed estrazione: non sa o non vuole emanciparsi dagli spunti naturalistici, poiché trova che sia rassicurante prendere le mosse da un oggetto, quasi banale, desunto dall'esperienza quotidiana; nel contempo, però, vorrebbe trascendere la figurazione e attingere l'astrazione pura, coltivata nel chiuso del suo studio e risolta in esercizi di tratteggio versicolore su uno sfondo denso e stratificato, esercizi che riflettono gusto e rigore stilistico, e che divengono un po' più movimentati quando al Nostro balenano in mente le opere - e il modo di realizzarle - di Pollock e Vedova.
Aureli rifiuta la pittura en plein air, perché la pittura rimane per lui un fatto essenzialmente interiore: anche se si ispira, apparentemente, al mondo naturale, trasporta sul foglio non immagini di natura vivida, ma relique di natura morta (frutti, organi vegetali, ortaggi) o schemi di paesaggi, per poi seppellirli sotto una trama o un insieme di pennellate unidirezionali. Ed anzi, a volte, vorrebbe non dover cercar più una occasione contingente per far pittura, e sogna allora di tramutarsi nell'atto stesso del dipingere, tant'è che sperimenta particolari medium, come i pennarelli, che gli consentono di tracciare ghirigori senza più riflettere né interrompersi: in fondo, per Aureli, "I'artista esiste perché fa: non dice cosa debba o voglia fare nel e per il mondo, sta al mondo per dare un senso a quello che fa" (G.C. Argan).
Federico Passaro, Genova, marzo 1990
La prima impressione che si riceve osservando le opere di Enrico Aureli è la sua capacità di ri-generazione e ri-creazione del problema pittorico in nuove differenti soluzioni pur mantenendo costante l'attenzione su un medesimo soggetto. Quello che risulta è una continua espansione delle possibilità del gioco espressivo. Il tema dominante della attuale ricerca sono le mani. Una forma dinamica e complessa che dal punto di vista figurativo consente di varcare, con un breve scarto, la soglia dell'astrazione. Ed anche la sua tecnica (sempre acrilico) si immerge nell'atmosfera dei suoi soggetti. Così a volte il tratto è nervoso, scattante, svelto; a volte il gioco è impostato sui toni puri; fasce di colori si intersecano su fondi monocromi o appena mossi, liberando sulla tela un cromatismo intenso ed emozionante.
Dipingere diventa per Enrico Aureli la rivelazione di una sincera forza creativa, che come una fiamma ha una durata, un'inizio ed una fine. Egli infatti è artista che dice tutto ciò che ha da dire fino all'esaurirsi di questa energia, dopodichè, se non ha più niente da dire, tace. Artista sperimentatore, Enrico Aureli, viene da lunghe ricerche sull'astrazione e, in particolare, da studi sul dinamismo del segno inteso come vibrazione luminosa che riflette differenti stati d'animo.
La mano è una frammento del corpo ma fa corpo a sè, ed è autonomamente espressivo. Le "mani" di Aureli, danzano nello spazio inscrivendo tensioni. Il loro utilizzo è si un pretesto
per articolare un linguaggio formale astratto, informale figurativo assieme, ma è anche un lasciarsi andare ad una sfera simbolica. La mano è una sintesi umana del maschile e del femminile, è passiva quando contiene, attiva quando tiene, serve da arma e da strumento. Sappiamo poi che in genere nelle arti plastiche, in pittura come nella scultura, le posizioni delle mani e delle dita sono il simbolo di atteggiamenti interiori.
Le mani comunicano: sono il gesto. La mano è qualcosa di specificatamente umano.
Dal punto di vista pittorico la mano risulta un soggetto che agevolmente consente ad Enrico Aureli di fondere astrazione e figurazione.
La sua iniziativa pittorica si configura nel segno cromatico che appare in rapidi guizzi. Il tratteggio ha un forte effetto motorio oppure ha stesure più meditate e ragionate e si manifesta sempre con un'acuta tensione comunicativa; il colore si presenta come linea fluente e come diagramma di forza psicologica: I'opera di Aureli si svolge sul principio dinamico visivo dell'obliquità. Le mani risultano innervate da sottili fasce cromatiche, attraversate da rapide traiettorie di energia. Fondi neri o turchesi, freddi o caldi slanciano l'immagine conferendo ad essa forza e luminosità.
Milano, maggio 1994, Stefania Carrozzini
ENRICO AURELI è costantemente in bilico tra figurazione e poetica informale. La sua è una continua ricerca, dove le forme gli vengono miracolosamente incontro, con costanti nuovi ritmi. La sua inquietudine lo trasporta sempre verso lidi inesplorati. Ama il colore che sia segno narrante. Per lui è importante l'armonia della forma e i risultati ottici. Il senso della realtà lo porta a sottolineare solo forme reali.
Paolo Levi
Forma e colore 1991
Note biografiche
mostre personali
82 Centro d'Arte Rizzolino. I
83 Gelerie 93 Besancon Francia.
84 Centro d'Arte Rizzolino.
85 Studio aperto.
86 Banque Nationale de Paris.
86 Milano San Felice.
89 Stresa.
90 Galleria il Brandale Savona.
90 Stresa.
90 Centro Arte e Lavoro.
90 Primo Premio a Arte 90
93 Expo-Art Verona.
94 Galleria 9 Colonne, Piacenza
ENRICO AURELI vive e lavora a Milano. Ha svolto studi di disegno a Brera e affresco con il Prof. Bertazzoni alla scuola degli Artefici del Castello oltre a seguire stage di perfezionamento con l'americano Prof. Vincent Ceglia. Espone dal 1982.
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