Archivio Attivo Arte Contemporanea
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Lino Saltini - note biografiche Lino Saltini, artista di origine toscana, il cognome lo attesta, ma nato a Milano nel 1908 da padre fiorentino e madre milanese, scelse di trasferirsi e lavorare a Grandate presso Como, lontano dallo spasmo frenetico della metropoli, immerso nel verde silenzioso della Brianza. Di natura "ribelle" la sua adolescenza fu irrequieta e tormentata. Frequentò saltuariamente scuole diurne e serali diplomandosi prima all'Accademia di Brera, poi alla Scuola Superiore di Architettura di Valle Giulia a Roma. Sviluppò la professione passando da un'esperienza all'altra: dall'affresco alla vetrata, alla ceramica, alla scenografia, alla grafica, al disegno industriale, all'edilizia e all'arredamento. Una lunga esperienza lavorativa basata sul concetto che le pratiche e le conoscenze delle arti minori siano indispensabili al corredo di un artista. Per otto anni insegnò in varie scuole e in continuazione coltivò il filone maestro... quello dell'Arte con l'A maiuscola. Uomo di cultura, dedicò molto del suo tempo alle scienze matematiche e alla filosofia. Iniziò giovanissimo la sua partecipazione a mostre collettive in Italia e all'estero: frequenti le sue peregrinazioni e i suoi viaggi oltre confine. La sua prima personale fu nel 1931, a 23 anni, a Genova alla Galleria Giovani Artisti di via XX Settembre con quaranta opere, inaugurate alla presenza dell'allora Ministro dell'Educazione Nazionale e presentate in catalogo da Raffaele Carrieri. Ne ebbe successo di stampa, di critica e acquisto ufficiale di un'opera per la Galleria d'Arte Moderna della città. L'attività operativa di Saltini si può dividere in tre periodi. Il primo inizia dal 1930 e termina nel 1944 con una personale a Como. Le sue opere figurative furono tutte acquistate da amatori e collezionisti e i consensi della critica avallarono le speranze della vigilia. Il secondo periodo va dal 1944 al 1965nel quale egli cerca, con sincerità, di dipanare un'intricatissima matassa creatasi nel suo subcosciente. Sente la pressione delle "nuove correnti", è alla ricerca di un'estetica più aderente alla realtà del suo tempo e persegue il suo rinnovamento culturale. Centinaia e centinaia di disegni, di studi, viaggi, letture, discussioni. Quasi vent'anni dura questa sua fase di "introspezione attiva" che lo allontana dalle manifestazioni d'arte. Sarà solo nel 1965 alla galleria Bollag di Zurigo che finalmente si ripresenterà con un gruppo di opere, cui seguirono nel 1966 la personale alla Woodstock Gallery di Londra dove le sue dinamicissime "Girandole" suscitano vivo interesse fra gli amatori e la critica. Fatto particolare e curioso fu che era dal 1944 che Saltini non metteva in vendita né un suo quadro né un suo disegno e, in quell'occasione a Londra piuttosto che cedere alcune opere richieste da acquirenti, pagò alla galleria una penale in danaro, controversia arbitrata dall'Istituto Italiano di Cultura all'Estero. Saltini fu anche un distruttore inflessibile delle sue opere. Il suo desiderio era di lasciare alla sua morte solo pochissimi lavori che per la loro completezza e validità riassumessero il frutto migliore di una esistenza di lavoro e di traguardi raggiunti dalla sua disinteressata dedizione all'arte. Il suo nome è citato in giornali, riviste, libri, enciclopedie e pubblicazioni d'arte di tutto il mondo e di lui hanno parlato i critici più qualificati. Gallerie, raccolte, collezionisti e amatori possiedono suoi importanti lavori anteriori al 1944. Fu accademico di merito e membro di varie associazioni culturali nazionali e internazionali. Morì nel 1993 nella sua amata Brianza dove aveva scelto di lavorare e vivere. |
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