Archivio Attivo Arte Contemporanea
http://www.caldarelli.it
|
Il Piccolo Orologio Il corpo umano, pensato come un Piccolo Orologio,
specchio ideale e materiale del grande orologio dell'universo, costituisce
per noi veicolo privilegiato, quanto unico, della nostra avventura spazio
temporale. Piccolo e fragile, quanto mirabilmente congegnato e forte,
è un condensato di energia e massa ponderale, oggetto di desiderio
e strumento di ascesi, macchina biologica e involucro dell'anima. Ci
troviamo di fronte a un enigma o a un mistero? Differenti possono essere
i percorsi di indagine finalizzati a risolvere questo interrogativo.
Se diamo per fondamentali i puntelli forniti dall'esperienza del concreto
e del visibile, notiamo quanto facilmente, ponderalità,
opacità e transitorietà possano risultare aspetti negativi
e limitativi, legati indissolubilmente alle nostre vicende fisiche,
o quanto abbondante, in antitesi a questa osservazione, sia la rosa
degli appagamenti sensoriali che proprio dal corpo traiamo. Eppure,
prestando attenzione all'attuale convergenza della fisica contemporanea
con il pensiero mistico orientale, risulta credibile l'apparente paradosso
secondo il quale il corpo stesso sarebbe da considerarsi non più
corporeo della sostanza dei nostri pensieri. Se è vera
la coincidenza di materia ed energia, il vero corpo risulta puramente
mentale e la realtà esterna costituita della stessa materia di
cui sono fatti i sogni. Se potessimo osservare nello spazio di un istante
tutto l'arco vitale della nostra esistenza ci renderemmo conto che quell'immagine
che ci rimanda lo specchio non siamo noi stessi ma una limitatissima
porzione di un continuum dinamico che travalica anche i confini della
nascita e della morte. Secondo quest'ottica allora la nostra vera
corporeità, intesa come materia in divenire, non corrisponde
ad alcun modello statico delle membra, quanto piuttosto alla dinamica
del loro configurarsi e agire spazio temporale. Il mito di Narciso ben
ci addita simbolicamente il rischio di dissolverci nelle parvenze esteriori,
sulla superficie delle acque genitrici, dimenticandoci della forza che
le informa, vera essenza della nostra identità. D'altronde, rovesciando
i termini del paradosso, ci interroghiamo sulla natura fisica di questo
vero corpo che, assolutamente incorporeo, nell'esistere, proiettandoci
verso l'esterno, pareggia il peso della sofferenza gratificando di piacevolezza
la sensorialità. Nel vedere, nel sentire, nel gustare…ogni azione,
in modo alterno, ci affatica e ci allevia mentre prendiamo coscienza
di noi stessi e della vita e siamo come perennemente coinvolti in un
corpo a corpo col mondo e con noi stessi. In questo confronto-riflessione,
dobbiamo affinare e applicare le tattiche di combattimento come
se ci trovassimo a praticare la più concreta delle discipline
sportive. E' buona regola, nella lotta, leggere lo sguardo dell'avversario,
apparentemente osservando gli occhi, ma in effetti e fondamentalmente
scrutando le sue intenzioni oltre gli stessi. E' come se si altalenassero
le reciproche volontà dinamiche in una condizione-luogo di precorporeità
prima di sferrare l'attacco. La percezione tattile e delle tensioni
muscolari, sopravanza la vista privilegiando paradossalmente, più
del pensiero stesso, una concezione interiorizzata dell'identità
dell'avversario. Ogni errore può essere fatale e in questo la
lotta ricalca, non solo simbolicamente, la nostra condizione esistenziale,
all'interno della quale il movimento costituisce progetto di sopravvivenza
e la corporeità condizione imprescindibile di attuazione, luogo
degli eventi coincidenti. Il corpo tale quale è, involucro evidente,
materia in tutta la sua specificità vincolata alla gravità
terrestre, si rivela pura epifania, condizione limite e critica di una
natura di cui facciamo parte. Se osserviamo la struttura dell'infinitamente
piccolo, paragonandola all'immagine teorica dell'universo, anche la
più riduttiva incredulità razionale non può che
cedere allo stupore e sottoporre a mille interrogativi più di
una certezza sulla natura dell'uomo. Ma anche una osservazione a scala
reale, con un semplice trucco di esposizione fotografica può
introdurci a considerazioni inaspettate. Una indefinita nebulosa ci
può difatti restituire in tutta la sua evidenza visiva l'arbitrarietà
spaziale del corpo che ripreso in movimento su un solo fotogramma, evidenzia
la nostra condizione di continua e progressiva alterità in ogni
istante dello scorrere del tempo. Siamo una piccolissima particella
di luce persa nel rutilante scenario dell'universo eppure siamo universo
noi stessi attraversato continuamente da fiumi di energia. In quale
immagine o rappresentazione possiamo dunque individuare la verità
del corpo? In quale realtà del vissuto? Come possiamo conciliare
l'afflato amoroso per l'avvenenza di una donna con la crudezza di una
tavola anatomica? Come possiamo ammirare nella potenza muscolare dell'atleta
in azione pensando all'ineluttabilità dell'invecchiamento e della
morte? E ancora, ribaltando il punto di vista, come desiderare l'ascesi
privandoci dei piaceri dei sensi? Come penetrare i misteri dell'universo
dimenticandoci di noi stessi? Dobbiamo vivere la vita con energia o
annullarci in essa come persi in una sequenza di immagini impresse su
una pellicola cinematografica? La documentazione relativa alle opere esposte, testi e immagini, verrà riproposta nell'area tematica di riferimento specifico nel nostro sito Internet e verrà successivamente affiancata da interventi interdisciplinari e di riferimento bibliografico a commento e ampliamento delle problematiche. Michele Caldarelli - maggio 2000 |
Il Copyright © relativo ai testi e alle
immagini appartiene ai relativi autori
per informazioni scrivete a miccal@caldarelli.it