Archivio Attivo Arte Contemporanea
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Il Piccolo Orologio
Di Michele Caldarelli

Il corpo umano, pensato come un Piccolo Orologio, specchio ideale e materiale del grande orologio dell'universo, costituisce per noi veicolo privilegiato, quanto unico, della nostra avventura spazio temporale. Piccolo e fragile, quanto mirabilmente congegnato e forte, è un condensato di energia e massa ponderale, oggetto di desiderio e strumento di ascesi, macchina biologica e involucro dell'anima. Ci troviamo di fronte a un enigma o a un mistero? Differenti possono essere i percorsi di indagine finalizzati a risolvere questo interrogativo. Se diamo per fondamentali i puntelli forniti dall'esperienza del concreto e del visibile, notiamo quanto facilmente, ponderalità, opacità e transitorietà possano risultare aspetti negativi e limitativi, legati indissolubilmente alle nostre vicende fisiche, o quanto abbondante, in antitesi a questa osservazione, sia la rosa degli appagamenti sensoriali che proprio dal corpo traiamo. Eppure, prestando attenzione all'attuale convergenza della fisica contemporanea con il pensiero mistico orientale, risulta credibile l'apparente paradosso secondo il quale il corpo stesso sarebbe da considerarsi non più corporeo della sostanza dei nostri pensieri. Se è vera la coincidenza di materia ed energia, il vero corpo risulta puramente mentale e la realtà esterna costituita della stessa materia di cui sono fatti i sogni. Se potessimo osservare nello spazio di un istante tutto l'arco vitale della nostra esistenza ci renderemmo conto che quell'immagine che ci rimanda lo specchio non siamo noi stessi ma una limitatissima porzione di un continuum dinamico che travalica anche i confini della nascita e della morte. Secondo quest'ottica allora la nostra vera corporeità, intesa come materia in divenire, non corrisponde ad alcun modello statico delle membra, quanto piuttosto alla dinamica del loro configurarsi e agire spazio temporale. Il mito di Narciso ben ci addita simbolicamente il rischio di dissolverci nelle parvenze esteriori, sulla superficie delle acque genitrici, dimenticandoci della forza che le informa, vera essenza della nostra identità. D'altronde, rovesciando i termini del paradosso, ci interroghiamo sulla natura fisica di questo vero corpo che, assolutamente incorporeo, nell'esistere, proiettandoci verso l'esterno, pareggia il peso della sofferenza gratificando di piacevolezza la sensorialità. Nel vedere, nel sentire, nel gustare…ogni azione, in modo alterno, ci affatica e ci allevia mentre prendiamo coscienza di noi stessi e della vita e siamo come perennemente coinvolti in un corpo a corpo col mondo e con noi stessi. In questo confronto-riflessione, dobbiamo affinare e applicare le tattiche di combattimento come se ci trovassimo a praticare la più concreta delle discipline sportive. E' buona regola, nella lotta, leggere lo sguardo dell'avversario, apparentemente osservando gli occhi, ma in effetti e fondamentalmente scrutando le sue intenzioni oltre gli stessi. E' come se si altalenassero le reciproche volontà dinamiche in una condizione-luogo di precorporeità prima di sferrare l'attacco. La percezione tattile e delle tensioni muscolari, sopravanza la vista privilegiando paradossalmente, più del pensiero stesso, una concezione interiorizzata dell'identità dell'avversario. Ogni errore può essere fatale e in questo la lotta ricalca, non solo simbolicamente, la nostra condizione esistenziale, all'interno della quale il movimento costituisce progetto di sopravvivenza e la corporeità condizione imprescindibile di attuazione, luogo degli eventi coincidenti. Il corpo tale quale è, involucro evidente, materia in tutta la sua specificità vincolata alla gravità terrestre, si rivela pura epifania, condizione limite e critica di una natura di cui facciamo parte. Se osserviamo la struttura dell'infinitamente piccolo, paragonandola all'immagine teorica dell'universo, anche la più riduttiva incredulità razionale non può che cedere allo stupore e sottoporre a mille interrogativi più di una certezza sulla natura dell'uomo. Ma anche una osservazione a scala reale, con un semplice trucco di esposizione fotografica può introdurci a considerazioni inaspettate. Una indefinita nebulosa ci può difatti restituire in tutta la sua evidenza visiva l'arbitrarietà spaziale del corpo che ripreso in movimento su un solo fotogramma, evidenzia la nostra condizione di continua e progressiva alterità in ogni istante dello scorrere del tempo. Siamo una piccolissima particella di luce persa nel rutilante scenario dell'universo eppure siamo universo noi stessi attraversato continuamente da fiumi di energia. In quale immagine o rappresentazione possiamo dunque individuare la verità del corpo? In quale realtà del vissuto? Come possiamo conciliare l'afflato amoroso per l'avvenenza di una donna con la crudezza di una tavola anatomica? Come possiamo ammirare nella potenza muscolare dell'atleta in azione pensando all'ineluttabilità dell'invecchiamento e della morte? E ancora, ribaltando il punto di vista, come desiderare l'ascesi privandoci dei piaceri dei sensi? Come penetrare i misteri dell'universo dimenticandoci di noi stessi? Dobbiamo vivere la vita con energia o annullarci in essa come persi in una sequenza di immagini impresse su una pellicola cinematografica?
Questi e mille altri interrogativi hanno sicuramente coinvolto e impegnato la creatività degli artisti proposti dalla rassegna, sincronizziamoci allora con lo scandire del Piccolo Orologio; la mostra si prefigge di proporre numerose opere, di maestri e giovani autori, che illustrino e commentino una rosa sufficientemente ampia di problematiche, inerenti alla rappresentazione del corpo umano. Dalla raffigurazione idealizzata alla descrizione della sua organicità, dalla ritrattistica alla reinvenzione astratta, alla onirizzazione surreale… coinvolgendo autori appartenenti a varie aree espressive.

La documentazione relativa alle opere esposte, testi e immagini, verrà riproposta nell'area tematica di riferimento specifico nel nostro sito Internet e verrà successivamente affiancata da interventi interdisciplinari e di riferimento bibliografico a commento e ampliamento delle problematiche.

Michele Caldarelli - maggio 2000


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