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MARTIAL RAYSSE

a cura di:
Dominique Stella
testi di:
Francesco Guicciardi
Dominique Stella
Didier Semin
Martial Raysse
Petronio
Ed. Galleria Gruppo
Credito Valtelline
Refettorio delle Stelline
Milano 2000
95 pp. 21x28 cm
ill. b/n e col.
lingua: italiano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In occasione dell'inizio del nuovo Millennio la Galleria del Credito Valtellinese, nella propria sede espositiva milanese del Refettorio delle Stelline, in collaborazione con l'Associazione degli Istituti Culturali Europei a Milano, ha programmato una serie di mostre che si rifanno al concetto di cenacolo, inteso nel senso di luogo fisico e sprituale d'incontro e osmosi tra artisti. Scelta non casuale, ispirata anche dalla vicinanza tra le sedi del Gruppo del Credito Valtellinese, del Centre Culturel Français e il Refettorio di Santa Maria delle Grazie di Milano dove si trova il celebre affresco "L'Ultima Cena" di Leonardo da Vinci. Un programma di mostre che sia d'augurio per una Unione Europea non solo a livello economico ma anche culturale. In questo contesto la Galleria del Credito Valtellinese ha presentato una mostra di opere di Martial Raysse, (31 marzo - 20 maggio 2000), proseguendo nel suo impegno di proporre tendenze innovative e di ricerca dell'arte contemporanea . L'artista francese Martial Raysse (Golfe Juan-Vallauris 1936) è stato negli anni sessanta uno dei firmatari del manifesto del Nouveau Réalisme con Yves Klein, Pierre Restany, Arman, Dufrène, Hains, Tinguely e Villeglé. Col tempo si distaccherà dal Nouveau Réalisme per acquisire una propria autonomia. Ricerca pittorica, impegno sociale e politico si fonderanno in un tutt'uno nell'opera di Martial Raysse, portandolo a riconoscimenti internazionali, come rappresentare la Francia alla Biennale di Venezia del 1966 e ad esporre nei più prestigiosi musei del mondo.
"Nei miei quadri racconto una storia in tutta libertà - ama ricordare Raysse - la pittura deve rendere intelligibile il mondo, non può ridursi al gioco delle forme tra di loro... Si potrebbe definire la pittura come un insieme di immagini che ha la funzione di intervenire nella psiche degli individui. Tutte queste immagini hanno un significato profondo e i vari elementi che le compongono concorrono a questo significato. Ci vogliono simboli e archetipi perché il quadro racconti una storia. Tutto deve essere significante fino al più piccolo particolare. (...) Tutti i veri quadri sono simbolici... Il fine della pittura è di cogliere in modo sensibile una realtà immateriale. Sümbolon, in greco, è uh segno di riconoscimento: in un quadro si trovano moltissimi segni da riconoscere. L'emozione prodotta dalla sensibilità e dall'abilità del pittore, non deve mirare a suscitare nell'osservatore l'eco di un certo fantasma, ma lo deve riportare alla mente come vivo. In altre parole deve far vivere l'evidenza che esiste sempre un sapere superiore, che è bene conoscere. ...". (R.M.)

 


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