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MARINO MARINI
"Cavalli e cavalieri"

a cura di:
Marco Meneguzzo
fotografie di:
Aurelio Amendola
Skira Editore
Milano 1997
247 pp. 25x29 cm
ill. b/n e col.
lingua: ital/ingl
ISBN 88-8118-258-0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il volume, a cura di Marco Meneguzzo, tratta ampiamente uno dei temi che hanno reso famosa l'opera di Marino Marini in tutto il mondo i cavalli e i cavalieri . Marino Marini (Pistoia 1901-Viareggio 1980) iniziò a lavorare al tema negli anni Trenta, in un clima storico italiano in cui si tendeva a istituzionalizzare il rapporto tra regime e romanità, tra stato e classicità e in cui il concetto di monumento giocava la sua parte. Il tema del cavallo e del cavalieri è uno dei più usati nella statuaria tradizionale e quando in scultura si parla di una statua equestre si pensa di rimando ad un monumento. Un tema difficile dunque da affrontare, un soggetto strausato che esercitò sempre e comunque una grande suggestione su Marino Marini tanto che i suoi cavalli e cavalieri possono rappresentare la sintesi di tutti i cavalli e cavalieri prodotti nella storia della scultura. In un'intervista rilasciata nel 1959 l'artista ricordava: "All'inizio della mia carriera, avevo prer caso, affittato uno studio che apparteneva ai proprietari di un maneggio. Avevo così occasione di disegnare e di modellare cavalli ogni giorno. Ma a quell'epoca essi erano ancora lontani dall'ispirarmi una visione soggettiva ed apocalittica. D'altra parte, la mia opera, sino alla fine del fascismo e della guerra, era rimasta classica, moderata e realistica". La matrice classica a quell'epoca gli veniva dagli studi e dall'eredità della sua città natale, dalla statuaria etrusca, dai monumenti romanici e gotici, ma sarà dagli anni '50 in poi che i suoi cavalli e cavalieri, concepiti come strumenti, goniometri o compassi, uniti simbioticamente, visualizzano una condizione di terrore. Cadute, cavalli imbizzarriti o con la testa nella polvere e le zampe anteriori piegate , cavalieri inarcati o nell'atto di cadere, non celebrano certo la vittoria di un eroe ma solo tragicità, il crepuscolo, la disfatta. "Se voi considerate le mie statue di cavalieri degli ultimi anni, una dopo l'altra vedrete che il cavaliere diventa ogni volta meno abile nel dominare il suo cavallo e che l'animale si irrigidisce in una paura sempre più selvaggia, invece di impennarsi. Credo molto seriamente che stiamo andando verso la fine di un mondo".


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