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ANDRE KERTESZ
Lo specchio della vita

a cura di:
Pierre Borhan
Federico Motta Editore
Milano 1998
367 pp. 25x31 cm.
ISBN 88-7179-137-1

"André Kertész (Budapest 1894-New York 1985) è stato uno dei massimi interpreti della realtà del suo tempo, reporter per le più importanti testate internazionali, ma anche maestro per molti fotografi, come Henri Cartier-Bresson, che da lui hanno imparato ad usare il mezzo fotografico in modo naturale, rigoroso, privilegiando il racconto a scapito degli effetti speciali. Kertész in ungherese significa "giardiniere" e come un giardiniere l'artista coltivava la sua passione per la fotografia, fin dai primi scatti del 1912, con riserbo, pudore, discrezione. Con le stesse qualità si muoveva nel mondo, sempre riflettendo nel suo lavoro quel realismo ungherese che lo legava a prediligere la rappresentazione della vita, quella popolare della sua patria o delle grandi capitali, ma discreta e profonda, dando massimo risalto ai valori umani. Sapiente in lui l'inquadratura, meditata, studiata, preferendo negli spaccati di città, una visione dall'alto che gli permetteva di creare il giusto campo in cui contrapporre alle geometrie delle architetture la presenza dell'uomo, in una ricerca malinconica e intima di poesia nella vita di tutti i giorni."
(Testo tratto da Kertész il giardiniere della fotografia di Rosabianca Mascetti pubblicato dal quotidiano "Corriere di Como" il 26 settembre 2000)
Il volume "André Kertész: lo specchio della vita" a cura di Pierre Borhan comprende sei sezioni: il periodo ungherese (1894-1925), il periodo francese (1925-1936), le Distorsioni (1933), il periodo americano (1936-1962), il periodo internazionale (1963-1985) e le fotografie a colori. Un percorso documentato dagli interventi di Lászlo Beke, Dominique Baqué, Jane Livingston e Pierre Borhan. Il volume raccoglie 355 fotografie scelte dal fondo Kertész di cui 81 inedite. Sempre in collaborazione con la Donazione Kertész, la Galleria Gottardo di Lugano ha presentato (dal 20 settembre al 18 novembre 2000) una raffinata selezione di 100 foto in bianco e nero, pagine di grande atmosfera dell'Ungheria degli anni Venti, la Parigi del Trenta, i ritratti e una serie di distorsioni del 1933, sorta di anamorfosi di nudi femminili con le quali Kertész gioca con l'elasticità del corpo e l'immaterialità del suo riflesso. La donazione, fatta da André Kertész allo Stato Francese, comprende 100.000 negativi in bianco e nero, 15.000 diapositive a colori, la corrispondenza dell'autore e diversi documenti che dal 1984 sono gestiti dalla Mission du patrimoine photographique presso il Ministero della Cultura e della Comunicazione francese.


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