Archivio Attivo Arte Contemporanea
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Sette Angeli

"Dunque, vediamo..." ricercando il bandolo narrativo di Germano Bordoli, tentando di scovare una recondita cifra simbolica che possa restituirci sicura interpretazione, o ricomporre in logica sequenza, questi sette angeli, mi sono immerso in misurazioni, comparazioni, classificazioni... ottenendo riluttanza esplicativa dalle opere come dall'autore. "Si certo..." mi spiega Bordoli più serafico dei serafini "...mi ero letto un libro sul tema ma i miei angeli non ne sono frutto razionale né mistico...". Eppure io ho continuato a lungo ad elencarmi mentalmente tutti, o quasi, gli elementi significativi, osservando se i soggetti fossero o meno ritratti scalzi, provvisti di ali, in piedi, seduti, con una particolare postura delle mani, corporei o diafani... Qualcuno è caratterizzato da orpelli, semplici quanto suggestivi, altri è accompagnato da animali singolari, per natura o collocazione, come dei pesci volanti, un elefante che ruzzola nel vento, un uccellino in frac, un coleottero e non sono da meno le piante o gli oggetti inanimati che ora paiono qualcosa che dopo poco, prendendo vita, non sembrano più. Se in questa breve serie di dipinti c'è dunque corrispondenza numerica con i sette ordini angelici elencati dallo Pseudo Dionigi l'Aeropagita, in Bordoli non vi è, nella medesima misura, nulla di intenzionalmente teorico. Il nostro pittore non è autore di una macchina simbolica con precisi rimandi di significato, immagine, numero o altro; non è un razionalizzatore mistico quanto piuttosto un costruttore di enigmi, un surrealista, credo, tout court, che nell'inspiegabile, nell'indefinibile, trova terreno per coltivare una sua più che privata visione del mondo. A tutti gli effetti c'è però il tratto fondamentale della natura angelica che realmente affascina Germano Bordoli. Queste entità puramente spirituali, messaggeri divini il cui numero delle legioni, come si esprime lo Pseudodionigi, sfugge per noi ad ogni misura; transitano instancabilmente attraverso quell'area della geografia celeste collocabile fra il mondo fisico della nostra esistenza terrena e l'area suprema del Paradiso. Penetrando la sfera della fisicità umana acquisiscono parvenze corporee nel medesimo modo in cui, mutatis mutandis, lo spirito umano tende spiritualmente a realizzare la trasformazione del visibile nell'invisibile. Gli angeli di Bordoli, in effetti, più che aleggiare come figure distinte nell'atmosfera che sovrasta la sottostante area antropica, partecipano della natura dell'aria mentre la loro figura si stempera con dolcezza nel mondo sublunare ed è proprio in questo che Germano pone la propria cifra espressiva indicandoci non tanto la verificabile esistenza di entità altre, quanto piuttosto la possibilità, in modo anche giocoso, di tendere ad un superamento della nostra personale apparente fisicità.

Michele Caldarelli, agosto 2003

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