Archivio Attivo Arte Contemporanea
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Galleria d'Arte Il Salotto via Carloni 5/c - Como - archivio storico documentativo
mostra numero 740 - dal 28 maggio al 17 giugno 2005

Roberto Frangella
Sociedad Espacio Tiempo
Società Spazio Tempo
 a cura di
Rosabianca Mascetti
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Con la mostra dell’architetto/artista argentino Roberto Frangella, proseguiamo nel ripercorso storico dei primi 40 anni di attività di galleria sottolineando come il rapporto di sinergia fra arte, architettura e design, sia sempre stato per noi oggetto di interesse. Fin dal 1965, e all’interno di una programmazione che conta ormai più di settecento mostre, abbiamo ospitato autori come Lucio Fontana (1968), con i suoi bozzetti per la porta del Duomo di Milano, architetti/designer/artisti come Ugo la Pietra con opere/progetto di Architettura Radicale (1972) o Nanda Vigo (1972), Urano Palma (1978), Pucci De Rossi (1977) e Stefano Padovan (1998) con ampie rassegne di oggetti e progetti d’arredo. Abbiamo anche anticipato (1969) la Biennale di Venezia del ‘76 con le shaped canvas dello scultore/architetto greco M.A. Michaeledes o, nel caso di Attilio Marcolli (1985), famoso per il suo libro “Teoria del campo”, abbiamo allestito la prima rassegna antologica del suo excursus progettuale. Abbiamo anche esposto una selezione di proposte per la risistemazione del centro cittadino di Kassel, provenienti dalla Documenta7 (1983). Non ultimi, ricorderei Mario Radice, nella cui antologica (1980) erano presenti grandi disegni per affresco degli anni ’30, Sergio Dangelo (1984), fondatore con Enrico Baj del Movimento Nucleare, con la sua “Sala disposta per l’attesa dei viaggiatori”, rassegna costellata di mobili e dipinti in pieno spirito surrealista, e infine Filippo Avalle (2004) con le sue “Architetture di luce”, veri e propri progetti/scultura. L’attenzione per la cultura artistica caratterizzata da rapporti di contatto fra l’Italia e l’Argentina ha trovato spesso anch’essa spazio nella nostra programmazione e vorrei ricordare alcuni nomi di artisti, presentati in tal senso come: Lucio Fontana, Salvador Presta, Norberto Cresta, Pedro Fiori, Carmelo Arden Quin, Garcia Rossi o Beatriz Cazzaniga, per citarne solo alcuni sul filo della memoria, oltre alla prima rassegna italiana di arte Madì, movimento fondato a Buenos Aires nel 1946.

E’ questa la volta di Roberto Frangella, “...nelle cui opere - cito la presentazione di Rosabianca Mascetti - non troviamo l’Argentina proposta dagli operatori turistici, ma una puntuale spiegazione della composizione della società in cui vive, fatta di grandi contrasti: da un lato la città, Buenos Aires, la metropoli dalla forte marca europea (ricordiamo che tra i molti barcos , gli emigranti dei bastimenti, vi erano anche i nostri lombardi e vicini ticinesi) e dall’altro, la campagna, la distesa sconfinata della Pampa. Tra i due, in equilibrio precario, un’area di cerniera, spazi degradati, comuni a molte città, quartieri popolari i barrios a cui neanche la musicalità della lingua sa dare una parvenza di accettabilità. Una società organizzata su un vasto territorio che vede la campagna in mano a pochi proprietari terrieri e la città con una forte concentrazione di popolazione (un quarto dell’intera nazione risiede a Buenos Aires) e dove i meno abbienti sono asserviti ai potenti. Una società da cui la globalizzazione e il dinamismo aggressivo dell’economia e del commercio ha cancellato la classe media creando, come in tutta l’America Latina, tanti poveri e pochi ricchi...

Michele Caldarelli maggio 2005

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