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Ferdinando Chevrier - antologia critica Come, proprio a proposito di Ferdinando Chevrier, ha
osservato Alberto Veca, "un tentativo di interpretazione della 'costanza'
di una espressione sacrifica giocoforza un atteggiamento di messa a
punto storica, e quindi di collocazione e di giustificazione". Neppure,
tuttavia, necessariamente lo contrasta. E può, anzi, finire col
facilitarlo, soprattutto quando, come appunto in Chevrier, assai stretti
sono i rapporti tra linguaggio individuale e contesto culturale. Luciano Caramel 1980 "...Partendo dalla elementare intuizione cromatica, poi le forme spesso si organizzano in più vaste composizioni che tendono a divenire a loro volta vere e proprie costruzioni artistiche, si giunge cioè ad oggettivare il non oggettivo, si arriva a riportare la pittura non oggettiva ad una oggettività ben maggiore di quella della consueta pittura astratta... La pittura concreta viene così a situarsi al termine del lungo travaglio di disgregamento e di dissoluzione dei valori tradizionali che è stato vissuto da un secolo a questa parte...". Gillo Dorfles 1950 "...Nigro e Chevrier hanno ancora camminato per la via della purezza figurativa, verso miraggi di armonie di spazi, di linee, di colori, in un disperato amore per la forma pura...". Franco Russoli 1950 "...Chevrier o della 'liquida malinconia'". Le sue composizioni sono sempre sul piano di una visione precisa anche se raccolta in un continuo dilemma d'invenzioni e di ricerche. Similitudini o analogie del subcosciente. L'arte dello Chevrier ci appare l'emblema più calzante di questa enunciazione. E la 'liquida malinconia' ha la sua ragione di essere se osservate le sue tele. Un abbandono poeticissimo che sembra attendere il turno di una nuova resurrezione (e formale e di contenuto) come sempre in lui avviene. Marcello Lanoi 1958 "...In questi dipinti, al di là di un riferimento esterno e formale, è una lucida ed inquieta brutalità che è ben toscana. Un senso di sincerità che potrà dare ottimi frutti. Si veda, appunto, come si faccia acre e diretta la figurazione pittorica di un movimento organico di materie primordiali, che cercano forma nelle pitture di Chevrier; un crepitare di lapilli nello spazio, una colata lavica...". Franco Russoli 1964 "...Alcune opere esposte al 'Salotto'. di Como sono degne della massima considerazione, specialmente quelle più semplici ed essenziali nella loro composizione. Anche i colori sono legati fra loro da un'armonia che si sposa felicemente con quella costruttiva. Ho sott'occhio una monografia e mi pare che le sue opere più significative siano le prime della monografia stessa e quelle più recenti. In questi momenti di estrema confusione di idee, di esperimenti pseudoscientifici, di parole incomprensibili, di spiegazioni che vanno rilette dieci volte per tentare di capire ciò che è impossibile capire, un artista che si esprime con chiarezza va segnalato con sollievo". Mario Radice 1978 |
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