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IL MUSEO DELL’AERONAUTICA GIANNI CAPRONI DI TRENTO
e la collezione d'arte contenuta nella pinacoteca del museo
testimonianza di: Maria Fede Caproni


Al crepuscolo ho conosciuto alcuni dei giovani leoni del secondo futurismo. Cosa era rimasto in loro del periodo delle provocazioni sfrenate anti-borghesi? Nel 1945 avevano voltato pagine e si erano rifugiati nell'anonimato; pochi si convertirono alle fredde linee dell'astrattismo. Poi la rinascita: le mostre, le conferenze, i collezionisti in caccia delle loro opere d'epoca. I riflettori accesi fecero sì che l'attività di duplicazione di quadri degli anni Trenta si facesse frenetica. Uno di loro aveva creato le fotocopie ritoccate a pennarello!
Li ho ascoltati con divertimento e affetto. De Pero[1] veniva a Milano nel '40 con i cuscini con 4 teste di Caproni da porsi sulle poltrone disegnate dall'arch. Castiglioni al Museo di Taliedo. La mamma trovava i prezzi carissimi ma papà li comprava ugualmente perché era "trentino". Gauro Ambrosi faceva i ritratti a tutta la famiglia - ma aveva dimenticato il Futurismo per seguire i gusti di mia mamma - morì di carbonchio. Ricordo il suo carattere gentile e mitissimo.
Tato [2] lavorava per l'Ala Littoria ma dipingeva anche quadri con aerei Caproni - la mamma aveva sussurrato una volta che era famoso per le foto di nudi delle amanti dei gerarchi.
Gambini [3] era veramente un simpatico furbissimo ometto. Riceveva nel suo studio e per comperare una sua opera ti faceva tornare mostrandosi ogni volta più difficile e strambo.
Mino Delle Site: [4] grande maestro, preciso come un nordico, originale nelle sue sintesi, disponibile per scherzi e poesie lette in clima conviviale..
Enzo Benedetto [5] aveva il dono di andare d'accordo con tutti; il suo giornale è la storia vera dei futuristi abbandonati, il suo archivio (donato a Roma) è il tesoro di tristezze e aspirazioni confidate ad un amico. Nei suoi lavori polimaterici fatti in India era vicino a Burri.
Osvaldo Peruzzi [6] - aveva il nitore di un ingegnere - la sua mostra al Palazzo dei Diamanti è stata mirabile.
Di Bosso: [7] un gran signore gentile con opere straordinarie come quella del Col. Pezzi record d'h. "l'uomo stratosferico" chiuso nel suo scafandro - 1938.
Tullio Crali [8] il più sanguigno, pieno di fuoco e tecnicamente insuperabile ha continuato a cercare soluzioni innovative, era futurista con tutto il suo essere.
Ricas [9] ha avuto la sua bella personale a Milano; con quadri veramente interessanti  - anche dopo la separazione da Munari [10].
Infine Barbara. [11] Poche sue opere sono rimaste dei primordi ma sono indimenticabili. Pilota di aliante Zöhglin essa aveva volato senza aver nulla davanti a sé tranne la barra di comando - e nel dipinto ha descritto questa meravigliosa visione del terreno erboso come se fosse un uccello lei stessa. E' la sola che resterà nella storia del volo con tanta realtà interpretativa.
Naturalmente ho frequentato anche i parenti, per esempio Sironi aveva una figlia Aglae, splendida. Difendeva le opere autentiche contro le valanghe di falsi. E' stata sensibile, colta e generosa pur avendo avuto una vita estremamente difficile!
La visita che più mi ha impressionato è stata quella al "Soldo" la villa di Margherita Sarfatti. Sedeva dietro ad una scrivania e i Boccioni, i Sironi, i Balla partivano dal terreno al soffitto. Un fascino inesausto che mi ha lasciato muta quando ci ha letto (come una nonna) la poesia scritta per il nipote Roberto, il nostro amico morto in un incidente. Una donna della storia - aveva saputo parlare e infiammare gli artisti più grandi del Novecento; li aveva fatti conoscere nel mondo!
Il mio maestro all'Accademia è stato Ferruccio Ferrazzi [12] che lasciò presto l'esperienza futurista - forse perché era troppo ferrigno e affascinato dall'encausto pompeiano che gli aveva rivelato il mondo antico con velature e raffinatezze intimiste; diceva che ogni periodo si esaurisce e si deve andare oltre.

Note biografiche relative all’autore

(N.d.R.) A questi ricordi di Maria Fede Caproni aggiungiamo note, testi e link alle fonti più interessanti disponibili in rete per consentire un approfondimento delle informazioni a chi volesse saperne di più relativamente agli autori citati oltre che alla storia del museo Gianni Caproni.

Origini del Museo dell'aeronautica Gianni Caproni
(fonte delle notizie http://www.museocaproni.it )

Le origini del museo risalgono al 1929, quando Gianni Caproni e la moglie contessa Timina Caproni Guasti, aprirono il primo museo aziendale italiano per conservare le tradizioni della propria azienda e dell'aviazione italiana. Agli aerei Caproni del periodo pionieristico vennero così affiancandosi le prime raccolte di documenti e libri, mentre dal mecenatismo verso i pittori futuristi prese corpo una pinacoteca sul volo di estremo interesse e valore. La qualità della pinacoteca del Museo Caproni è di rilievo internazionale, con particolare attenzione alla tecnica futurista. Molti di questi pittori erano amici di Gianni Caproni, spesso ospitati in casa, e a lui lasciavano le loro opere, come ad esempio Alfredo Gauro Ambrosi (Roma 1901 - Verona 1945), del quale il Museo Caproni ha una grande collezione; solo per nominarne altri pensiamo a Balla, Tato, Depero, Bonazza; di grande rilievo l'amicizia personale con Gabriele D'annunzio che per Caproni creò il motto "Senza Cozzar Dirocco". Nel 1934 Gianni Caproni fece parte del comitato organizzatore dell'Esposizione dell'Aeronautica Italiana, tenutasi a Milano, dove inviò quattro apparecchi del suo museo: il Ca. 1, il biplano Ca. 6 dalle caratteristiche ali a doppia curvatura, il monoplano Ca. 18 e il bombardiere Ca. 36M. Il trimotore venne modificato per l'occasione con le insegne del celebre esemplare "Asso di Picche", usato durante la prima guerra mondiale da Pagliano, Gori e D'Annunzio. L'Esposizione ebbe successo, tanto che alla chiusura Mussolini diede ordine che la Regia Aeronautica trasferisse il proprio Museo Storico dalla Reggia di Caserta dov'era ospitato nei locali dell'Accademia, a Milano. Qui, assieme al materiale promesso dalle industrie e dai privati, la collezione avrebbe dovuto confluire in un Museo Nazionale Aeronautico. Tramontata questa ipotesi, il Museo Caproni rimase l'unica istituzione in Italia in grado di configurarsi come "museo generale dell'aviazione". Sino alla metà degli anni Trenta i cimeli erano accantonati nelle officine, in mezzo agli aerei in revisione e riparazione. Ben presto però l'importanza e la quantità del materiale raccolto resero necessaria la realizzazione di una struttura museale permanente. Nel 1940, in questo spazio, trovavano posto i Caproni Ca. l, Ca. 6, Caproni Bristol, Ca. 18, Ca. 20, Ca. 22, Ca. 36M, Ca. 42, Ca. 53, elementi del Ca. 60, l'Ansaldo SVA 5 n° 11777 di Gino Allegri, il CNA Eta, la fusoliera del Fokker D. VIII, tre Gabardini (due monoplani, tra cui uno idro e un biplano G.51), le fusoliere di un Macchi-Nieuport 29 e di un Roland VIb, un troncone di Siemens Schuckert D.IV, tre navicelle di dirigibili, la ricostruzione dell'aliante di Leonardo, più un numero non quantificabile di modelli, motori, eliche e reperti vari. La seconda guerra mondiale compromette una parte della collezione. L'unico esemplare esistente del grande bombardiere triplano Ca. 42, fu bruciato dalle maestranze durante l'occupazione di Taliedo. Scomparvero inoltre le fusoliere di Nieuport 29 e Roland VIb e il CNA Eta. Dopo la pausa imposta dai duri anni del dopoguerra il Museo riprese l'attività con la parte documentaria a Roma e i velivoli a Venegono Superiore. La vitalità del museo si dovette in quegli anni alla fondatrice, Timina Caproni di Taliedo. Negli anni '60 il Museo Caproni riapre una sezione espositiva nella vecchia fabbrica di Vizzola Ticino. Qui, in un ambiente reso particolarmente suggestivo dai capannoni originali della Prima Guerra Mondiale, furono rimontati i velivoli meglio conservati ed effettuati alcuni interventi conservativi. La presenza a Vizzola Ticino di una pista di volo in erba di circa 600 metri rese possibile negli anni successivi l'arrivo in volo di numerosi apparecchi donati al Museo, in perfette condizioni al termine della propria carriera volativa, tra cui l'Avia FL.3 e il Macchi MB. 308. Tramite l'impegno di Giovanni e di Maria Fede Caproni fu così acquisita una collezione molto rappresentativa dell'aviazione italiana. Nel 1988 la famiglia Caproni strinse un accordo con la Provincia autonoma di Trento, che si impegnava a restaurare la collezione e a realizzare accanto all'aeroporto di Trento una struttura museale intitolata "Museo dell'Aeronautica Gianni Caproni". Nel 1989 ebbe inizio il complesso lavoro di restauro dei velivoli della collezione affidato alla ditta Masterfly di Rovereto. Un tipico esempio di difficoltà è il Breda 19, unico esemplare esistente del celebre biplano acrobatico degli anni Trenta. Il suo restauro, eseguito partendo da una fusoliera e alcune semiali di incerta origine, ha richiesto la ricostruzione di molte parti mancanti. Benché agli aerei del Museo Caproni non sia più richiesto di volare, l'obiettivo del restauro è stato di ripristinarne tutti i dettagli tecnici, compatibilmente con la reperibilità delle parti e i limiti di spesa. In diversi casi si sono potuti anche far funzionare i motori, i freni, i comandi di volo e altri impianti di bordo. Si sono avute inoltre le convenzioni con l'Aeronautica Militare Italiana, il Museo Storico della Guerra di Rovereto, in base alle quali sono stati affidati al Museo Caproni vari velivoli tra i quali, nel luglio 1993, il raro trimotore Savoia Marchetti SM79 recuperato in Libano dal 2° Gruppo Manutenzione Velivoli di Guidonia dell'Aeronautica Militare. Tali acquisizioni, nonché la disponibilità presso la famiglia Caproni di ulteriori velivoli storici, rendono necessari ulteriori spazi espositivi e di magazzino per contenere l'intera raccolta di circa cinquanta velivoli.

Gianni Caproni
(fonte delle notizie: http://www.museocaproni.it )

Gianni Caproni Nato ad Arco nel 1886, Gianni Caproni studiò ingegneria a Monaco di Baviera e Liegi. Nel 1909 Caproni costruì ad Arco il suo primo aereo a motore, il biplano Caproni Ca1, spinto da un motore Miller da 25 cavalli. Trasferito in Italia per i collaudi e portato in volo a Vizzola Ticino il 27 maggio 1910, il Cal si danneggiò in atterraggio. Con l'appoggio del maggiore Giulio Douhet, comandante del Battaglione Aviatori, Caproni si dedicò nel 1913 alla progettazione di un bombardiere trimotore biplano, ampiamente usato nella prima guerra mondiale nei modelli Ca. 33-36. Negli anni tra le due guerre, Caproni realizzò un'ampia gamma di aerei, dal gigantesco bombardiere esamotore Ca. 9 (1930) al piccolo biplano da addestramento Ca. 100 (1928). Nel 1938 il Ca. 161bis portò a 17.083 m. il record mondiale di altezza, tuttora imbattuto per aerei con motore a pistoni. Nel corso degli anni Caproni espanse il suo gruppo anche in altri settori industriali, tra cui quello motoristico, con l'acquisizione di Isotta Fraschini e Carraro. Titolare di oltre 160 brevetti, nel 1940 Caproni fu nominato Conte di Taliedo. Nonostante la voglia di proseguire l'attività aeronautica, culminata nel prototipo del quadriposto Ca. 193, il secondo dopoguerra portò a un drastico ridimensionamento del gruppo industriale. Gianni Caproni scomparve nel 1957. La Caproni Vizzola, ultimo ramo in attività del settore aeronautica, fu acquisita nel 1983 dall'Augusta. L'interesse per Gianni Caproni e i suoi aerei è sempre stato altissimo anche all'estero. Per ricordare il centesimo anniversario della nascita del pioniere trentino, nel 1986 il prestigioso National Air and Space Museum di Washington espose nel padiglione "Early Flight" il monoplano Ca9, modelli, disegni, cimeli, medaglie vinte da apparecchi Caproni e una serie di pannelli illustrativi. Rientrato in Italia nel 1988, il Ca.9 è oggi esposto a Trento.

Note

[1]Fortunato De Pero (fonte delle notizie: http://www.depero.it ) nato nel 1892 a Fondo, in cima alla Val di Non (anche se verrebbe da dire "in fondo"...), all'epoca nei territori meridionali dell'Impero Austro-Ungarico, ancora giovanissimo dopo un breve soggiorno a Merano si trasferisce a Rovereto. Per il giovane Depero sarà un passo importante, proprio perché a Rovereto opera la Scuola Reale Elisabettina, una sorta di istituto superiore ad indirizzo di arti applicate, un genere allora molto diffuso in tutto l'impero, ma l'unico in regione. In quel tempo, frequentano quello stesso istituto un gruppo di giovani che in seguito diverranno quasi tutti dei protagonisti dell'arte e della cultura italiana di questo secolo: Luigi Bonazza, Tullio Garbari, Giorgio Wenter Marini, Giovanni Tonini, Giovanni Tiella, Fausto Melotti, Luciano Baldessari, Gianni Caproni, Lionello Fiumi, Carlo Cainelli e appunto Fortunato Depero [...] Nel 1908 Depero tenta l'ammissione all'Accademia di Belle Arti di Vienna, ma viene respinto e, nel 1910, va allora a Torino dove lavora come garzone-decoratore all'Esposizione Internazionale [...]

[2] Tato (nome d'arte di Guglielmo Sansoni - Bologna 1896 - Roma 1974) fu pittore, incisore e fotografo futurista. Rientrato a Bologna al termine del servizio militare, durante il quale aveva stretto amicizia con Boccioni, Russolo e Sironi, aveva fondato e poi diretto il primo gruppo futurisata emiliano. Il 16 settembre 1920 virtualmente morì e rinacque come futurista inscenando un finto funerale, con tanto di bara, carro funebre, fiori e corteo. Conosciuto Marinetti a Milano nel 1920, nel 1922 organizzò la prima mostra Futurista al teatro Modernissimo. Dal 1926 al 1950 partecipò alle Biennali di Venezia e a tutte le mostre futuriste europee e mondiali. Firmò assieme a Filippo Tommaso Marinetti, nel 1930, il Manifesto della Fotografia Futurista, che verrà accluso al numero de Il Futurismo datato 11 gennaio 1931. Nel 1931 organizzò a Roma, nella "Camerata degli artisti", la prima mostra di Aeropittura e ne firmò il manifesto con Balla, Benedetta, Depero, Dottori, Fillia, Marinetti, Prampolini e Somenzi. Affrescò gli aeroporti di Siracusa, Tripoli e Guidonia... creò plastici decorativi nei padiglioni aviatori alle fiere di Milano, Tripoli e Parigi.

[3] Ivanhoe Gambini, Busto Arsizio 1904 - 1992, già dal 1918 venne attratto dalle acrobazie delle "macchine volanti" compiute dal futurista-aviatore Fedele Azari nel campo di aviazione di Busto Arsizio. Si avvicinò al futurismo nel 1928, a seguito dell'incontro con Bruno Munari. L'anno seguente, insieme a Munari, Merli, Andreoni, fondò il Gruppo Radiofuturista Lombardo, ispirato alle opere letterarie di Mario Merli. Espose le sue prime opere con il gruppo futurista nel 1929 e successivamente partecipò alle Biennali di Venezia del 1930, 1934 e 1936, alla Quadriennale di Roma del 1935. Fina dall'inizio degli anni trenta aderì alle tematiche della Aeropittura, sebbene fosse attratto soprattutto dagli aspetti più tecnici del volo, celebrandone anche gli avvenimenti più importanti (Record di velocità; Raid Pavia-Venezia; Coppa Bibesco). Partecipò quindi alle mostre di Aeropittura di Berlino e Amburgo del 1934, di Vienna del 1935, fino alla Mostra di Arte Sportiva organizzata in occasione delle Olimpiadi di Berlino del 1936. Produsse molto nel campo dell'illustrazione e della grafica pubblicitaria, realizzando copertine di libri e riviste, cartoline, manifesti pubblicitari.

[4]Mino (Domenico) Delle Site (fonte delle notizie: il sito ufficiale http://www.minodellesite.com) è nato a Lecce nel 1914. Nel febbraio 1931, in occasione della "Prima Mostra di Aeropittura - Omaggio futurista ai trasvolatori", tenuta alla Camerata degli Artisti in Piazza di Spagna, conosce i maggiori esponenti del movimento futurista, da Marinetti a Prampolini, a Dottori, Balla, Fillia, Benedetta Marinetti, Somenzi, Diulgheroff, Oriani e Thayaht. Di lì a poco, affascinato, aderisce ufficialmente alla poetica del movimento futurista, partecipando sin dallo stesso 1931 a diverse mostre del gruppo, e negli anni successivi alla II Quadriennale Romana (1935), alla XX Biennale Internazionale di Venezia (1936), e alle successive manifestazioni itineranti, sia in Italia che in Europa. Intanto, nel dicembre 1932, presentato da Enrico Prampolini, tiene la prima personale al "Bragaglia fuori Commercio", di Roma, e quindi, nel febbraio dei 1933 è la volta della grande personale a Lecce, nei locali del Circolo Cittadino, per l'intervento di Geremia Re e con la presentazione dell'aeropoeta futurista Vittorio Bodini. Sviluppa quindi negli anni successivi il tema dell'aeropittura, con originale autonomia compositiva, e con toni di cromatismo dal caldo accento mediterraneo. Nel 1936 prende parte alla 2ª Mostra della Plastica Murale, a Roma, e nel 1938 alla XXI Biennale di Venezia e ancora nel 1939 alla III Quadriennale Romana. [...] Mino Delle Site è morto a Roma nel 1996.

[5]Enzo Benedetto, (fonte delle notizie: http://www.toninosicoli.it) nato a Reggio Calabria nel 1905, si avvicina al Futurismo nel 1924. A lui che si deve la costituzione di un polo futurista a Reggio Calabria su incarico di Mino Somenzi, che lo invita a raccogliere adesioni per le onoranze di Marinetti che si sarebbero tenute a Milano. In quegli stessi mesi Benedetto pubblica a Reggio Calabria la rivista «Originalità», con in prima pagina un editoriale di Marinetti in cui si fa la cronaca della contestazione fatta dal capo del Futurismo alla XIV Biennale di Venezia accusata di avere snobbato gli artisti del Movimento. Benedetto si fa anche promotore della sala futurista in seno alla IV Biennale d’Arte Calabrese di Reggio Calabria, curata nel 1926 da Alfonso Frangipane e in cui espongono, fra gli altri, Depero, Dottori, Tato, Fillia, Pozzo, Benedetta Marinetti e lui stesso. [...] Col trasferimento a Roma nel 1927 Benedetto ha rapporti più organici con il Movimento diventando egli stesso un divulgatore con una intensa attività pubblicistica. Nel 1931 aderisce al Manifesto dell’Aeropittura, che rappresenta lo sviluppo della poetica futurista, dalle cosiddette «velocità terrestri (cavallo, automobile, treno)» alle «velocità aeree». [...] Il fascino per la parola lo porta anche a formulare giochi di parole con scambi di vocale et similia: nasce cosi lo slogan «Scagliarsi non squagliarsi» nell’intestazione di una lettera del ’24 a Marinetti [...]. Muore a Roma nel 1993.

[6]Osvaldo Peruzzi (Milano, 1907 – Livorno, 2004), (fonte delle notizie: www.fondazioneprimoconti.org) pittore, aderisce negli anni trenta al futurismo, attratto dalle ricerche artistiche di Prampolini, Fillia e Munari. Si trasferisce a Livorno, dove si dedica all’attività di famiglia, una fiorente vetreria. Nel 1933 prende parte alla mostra “Omaggio futurista a Umberto Boccioni” alla galleria Pesaro di Milano, partecipa alla mostra futurista di Palazzo Ferroni a Firenze e alla prima mostra nazionale d’arte futurista di Roma. Con dieci dipinti è presente alla mostra nazionale futurista che si tiene alla Bottega d’arte di Livorno, organizzata da Marinetti, Fillia e Mino Rosso. Espone ad Amburgo nel 1934 in occasione della mostra sull’aeropittura futurista e dalla metà degli anni trenta fino ai primi anni quaranta, partecipa a tutte le Biennali e Quadriennali. Fra il 1933 e il 1935 collabora alle riviste “La città nuova” e “Stile futurista”, entrambe dirette da Fillia. Nel 1941 pubblica il manifesto “Plastica delle essenze individuali” ed espone a Milano nella sala degli aeropittori futuristi in occasione della III Mostra del Sindacato nazionale fascista di belle arti. All’attività pittorica affianca quella di grafico pubblicitario. [...]

[7]Renato di Bosso alias Renato Righetti (1905-1982). Figlio d'arte nei campi della scultura ed dell'intaglio, ispirato dal libro di U. Boccioni Pittura e Scultura Futurista, nel 1930 realizzò la sua prima opera futurista in legno: "Violinista". A Verona, con un gruppo di coetanei, nel 1931 diede vita al locale Gruppo Futurista "Umberto Boccioni" e con alcuni di essi stilò nel 1932 il Manifesto futurista per la scenografia del Teatro Lirico all'Aperto all'Arena di Verona. Interessatosi alla moda propose una anticravatta di metallo leggerissimo, lucente, duraturo e... "Il carattere di un uomo si rivela attraverso la cravatta che porta", scrisse nel Manifesto Futurista sulla cravatta italiana firmato con Ignazio Scurto (1933). A Roma nello stesso anno, alla XIV Mostra Nazionale d'Arte Futurista, presentò Aerovisioni sintetiche e simultanee del Lago di Garda, opera che segna I'inizio dell'aeropittura. Nel 1941 pubblicò Il Manifesto dell'aeroxilografia; tra le xilografie ottenute con questa tecnica, numerose sono quelle riferite a discipline sportive quali il calcio, il pugilato o lo sci.

[8]Tullio Crali (fonte delle notizie: http://www.tulliocrali.it) nacque nel 1910 a Igalo, in Dalmazia, ma a pochi giorni dalla sua nascita andò a vivere con la sua famiglia a Zara dove ebbe il suo primo incontro con idrovolante che atterrò proprio davanti casa sua: fu per lui quasi un segno del destino che lo avrebbe portato in seguito a dedicarsi quasi esclusivamente all’aeropittura. Nel 1922 si trasferì con la famiglia a Gorizia ove frequentò l'Istituto Tecnico e scoprì, tra le pagine del Mattino illustrato di Napoli il futurismo, il movimento del Marinetti; da questo momento in poi tutta la sua vita sarà tesa a scrivere uno dei capitoli tra i più arditi della storia dell'arte, quello di una corrente che spavaldamente professava: «Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno». Rimarrà per sempre legato al movimento futurista che fu per lui, più che una vocazione artistica, una vera e propria scelta di vita, una personale ricerca estetica ed esistenziale che verrà portata avanti con vigorosa coerenza durante tutta la vita: egli non cesserà di essere futurista nemmeno quando il movimento rischierà di sciogliersi, nel 1944, con la morte di Marinetti. [...]

[9]Ri(ccardo) Cas(tagnedi) (fonte delle notizie: "Alle radici della comunicazione visiva" di Heinz Waibl - ed. Centro di Cultura Grafica Como 1988 - e Archivio del Corriere della Sera) è nato a Colico (Como) nel 1912 ma ha sempre vissuto e lavorato a Milano. Diplomatosi all'Accademia di Brera è stato vicino agli ultimi futuristi partecipando alle battaglie artistiche degli anni trenta e quaranta. Sue opere sono state presenti in grandi mostre come le Biennali di Venezia, le Triennali di Milano e le Quadriennali di Roma e sono ospitate in numerosi musei importanti di tutto il inondo. Attraverso il design e la grafica è approdato al mondo della pubblicità e del giornalismo diventandone uno dei protagonisti. Direttore Commerciale della Sipra nel 1949 ha accompagnato la nascita della televisione italiana, inventando con altri collaboratori la formula pubblicitaria di "Carosello". Direttore Editoriale di Domus ha contribuito alla creazione di periodici come l'Europeo e Il Mondo. E' stato direttore generale della pubblicità del gruppo Rizzoli dal 1959 al 1971. Nel 1971 ha costituito una propria azienda editoriale e pubblicitaria, la PRS, di cui è stato Presidente e Amministratore Delegato. Fondatore e vicepresidente della Federazione della Pubblicità, ha vinto la Medaglia d'Oro. Dal 1934 (fino all'età di 75 anni) è stato Presidente del Touring Club Italiano. Ancora dinamico, a 87 anni, per un banale incidente si è spento la notte di Pasqua del 1999.

[10]Nato a Milano, Bruno Munari (fonte delle notizie: http://it.wikipedia.org) passò l'infanzia e l'adolescenza a Badia Polesine. Nel 1925 tornò a Milano per lavorare con lo zio ingegnere. Nel 1927 cominciò a frequentare Marinetti e il movimento futurista, esponendo con loro in varie mostre. Tre anni dopo si associò con Ri(ccardo) Cas(tagnetti), con cui lavorò come grafico fino al 1938. Nel 1930 realizzò quello che può essere considerato uno dei primi mobile della storia dell'arte, noto con il nome di macchina aerea (fotografia) e che Munari ripropose nel 1972 in un multiplo a tiratura 10 esemplari per le edizioni Danese di Milano. Nel 1933 proseguì la ricerca di opere d'arte in movimento con le macchine inutili (fotografia), oggetti appesi, dove tutti gli elementi sono in rapporto armonico tra loro, per misure, forme, pesi. Durante un viaggio a Parigi, nel 1933, incontrò Louis Aragon e André Breton. Dal 1939 al 1945 lavorò come grafico presso l'editore Mondadori, e come art director della rivista Tempo, cominciando contemporaneamente a scrivere libri per l'infanzia, inizialmente pensati per il figlio Alberto. Nel 1948, insieme a Gillo Dorfles, Gianni Monnet, Galliano Mazzon e Atanasio Soldati, fondò il Movimento Arte Concreta. [...] Munari realizzò la sua ultima opera pochi mesi prima di morire a 91 anni nella sua città natale.
Per altre informazioni: si veda http://www.collezionebrunomunari.it e http://www.brunomunari.it

[11]Barbara, Olga Biglieri, (fonte delle notizie: Archivio del Corriere della Sera e Archivio Storico La Gazzetta dello Sport) pittrice scrittrice e pilota (1916 - 2002) prese il brevetto di pilota a 16 anni, fu la prima donna che prese parte al Futurismo e la prima donna in Italia a volare. Beniamina di Marinetti, espose alle Biennali di Venezia del ' 38 e del ' 42 e sposò un poeta del movimento, Ignazio Scurto. Una sportiva autentica, che condusse una vita controcorrente, alla ricerca di emozioni forti. Dipinse il cielo, la terra, il vento e l' ebbrezza del volo, con la stessa passione che che ritroviamo nel suo libro: " Barbara dei colori" Antinoo Editrice.

[12]Ferruccio Ferrazzi Esordisce nel 1908. Nel 1916 aderisce temporaneamente al Futurismo e partecipa nel 1919 alla mostra nazionale del Futurismo a Palazzo Cova di Milano. Partecipa alla Biennale di Venezia del 1920. Il primo dopoguerra lo vede abbandonare il futurismo per accostarsi a fonti rinascimentali, essenzialmente contemplativo e attento alla pittura dei preraffaelliti.

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