Galleria d'arte "Il Salotto"
Piazza Croggi 4 - via Crespi 15 - 22100 Como Italia

mostra numero 671
dall'1 al 15 aprile 1999
Mauro Cappelletti
(...) L’opera pittorica di Mauro Cappelletti è testimone di un coerente percorso intellettuale che ha caratterizzato gli ultimi decenni della ricerca artistica, è il segnale di un’attenta sperimentazione che ha saputo dialogare con le più avanzate indagini contemporanee, è voce chiara di una consapevolezza concettuale matura e definita. L’arte di Cappelletti è indubbiamente lo specchio di un’epoca artistica ma, soprattutto, è anche l’espressione di un coraggio e di un’onestà teorica per il desiderio di sempre nuove sfide.
Danilo Eccher, 1994
(...) A leggere così queste opere ci rendiamo conto di come il metodo di Cappelletti - il suo aver sollevata come fosse composta da carte o da una buccia la solidità della tela, e averle scomposte le bucce, e poi riordinate - aspira non già a rappresentare qualcosa (il gesto, la campitura, il colore) ma a mostrare le vie della mente che si piega sulla tensione delle superfici che ha dinanzi e sull’architettura dell’immagine con cui lo intrigano. Cappelletti dipinge pittura, dentro la pittura (piani, colore, figure) guarda come in uno specchio. Per dirla con una formula: fa della pittura al quadrato. E col fare della pittura al quadrato, col guardare a che cosa fa la pittura nella sua struttura sotterranea, attraverso la tettonica e la tensione che la tengono su, che la esibiscono racconta di una macchina non solo ottica. Riaggancia il meccanismo del più lirico e sfuggente dei generi pittorici, cioè del paesaggio. Attenzione a non intendere queste tele come paesaggi, cieli, montagne e nuvolaglie sull’orizzonte non c’entrano. Ripeto, la pittura di Cappelletti non rappresenta. Il paesaggio è tale, una fuga di spazi, un dispositivo di colori, una costruzione di piani quando si rivela come ostinato, intenso rigore della mente che comincia a collocare i segni, a diffondere i colori di una mappa astratta, ideale.
Paolo Fossati, 1996
(...) In questo senso, emerge un particolare modo di doppiare lo spazio, di mettere luce sulla luce, pelle su pelle, colore su colore, con la capacità di far affiorare altri strati di pigmento, come per interrogare la fluida risonanza del blu, l’inconfondibile luminosità del bianco e quel denso emergere di bruni che fa sentire il peso della terra. D’altro lato, è la celeste materia dei sogni ad aprire lo sguardo verso visioni che vibrano impercettibili, stati d’animo del colore che sollecitano un dialogo concreto con l’invisibile, fatto di luce che prende forma come non se ne conosce. Ma si capisce che Cappelletti ama soprattutto le esaltazioni del bianco, le sue diverse energie e tutto ciò che nasce e si riassorbe al suo cospetto, creando con la sua fisica trasparenza le oscillazioni del vuoto, le risonanze della pittura sulla parete; ama sempre di più dilatare, il nostro pittore, il tempo dell’opera in prossimità del limite che separa, per via di reciproche distanze, il colore e il nulla.
Claudio Cerritelli, 1996
Note biografiche
Mauro Cappelletti nasce a Trento nel 1948. Inizia l’attività
espositiva nel 1966 ed oggi ha al suo attivo numerose mostre personali e di
gruppo in Italia e all’estero. Frequenta per un periodo il DAMS di Bologna,
ma poi decide di concentrare il suo interesse sulla ricerca pittorica e sulla
sperimentazione delle varie tecniche grafiche. Consegue l’abilitazione all’insegnamento,
attività che tuttora svolge parallelamente a quella artistica. Nel 1976
firma il manifesto Astrazione Oggettiva e partecipa all’attività e alle
esposizioni del gruppo. Negli anni Ottanta elabora la sua poetica legata agli
elementi pittorici essenziali (superficie, segno, colore) come soggetti dell’arte,
che illustra egli stesso in un testo pubblicato nel 1981 sul catalogo della
mostra "Il lavoro dell’artista". La biografia più recente lo vede esporre
nel 1996 alla Galleria Civica, Primo Premio Trevi Flash Art Museum (Perugia),
alla Galleria "Mitte" di Berlino con Bruno Colorio e Ines Fedrizzi, e alle rassegne
"Poesia del Volo" presso il Museo Caproni di Trento, "L’acqua che unisce" a
Castel Mareccio di Bolzano e "Begegnungen" presso il Museo "Kloser Asbach" a
Passau. Nel 1997 espone a Ferrara, allo Studio d’Arte l’Argentario di Trento,
alla Galerie Solitarie di Berlino e Galleria San Gregorio di Venezia . Nel 1998
espone a Palazzo Guerini di Venezia e al Castello Scaligero di Malcesine (VR).
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