
Bruto Pomodoro
Antagonismo archetipale
tecnica mista - 1994
cm. 36 x 50
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Bruto Pomodoro è nato a Milano nel 1961, dove tuttora
vive e lavora. Ha iniziato il suo percorso artistico nel 1994 con
la sua prima personale Ultramarino, tenutasi presso lo spazio espositivo
milanese Studio D’Ars, dopo aver abbandonato la collaborazione che
per diversi anni lo aveva legato al C.N.R. in veste di consulente
per il disegno scientifico, a cui aveva iniziato a dedicarsi dopo
la sua laurea in Biologia.
Sicuramente influenzato dall’ambiente artistico familiare che fin
da piccolo lo ha condizionato, abbandona velocemente la figurazione
degli esordi per avvicinarsi a un lessico espressivo in cui la predominante
geometrica emerge a direzione compositiva delle sue opere, a fianco
di un’attenta analisi cromatica. Nasce così una ricerca pittorica
rigorosamente astratta, che tende a coniugare le tematiche concretiste
con un proprio linguaggio simbolico-narrativo che affonda le sue radici
nell’universo scientifico e in particolare nell’analisi dell’evoluzione
e dello sviluppo delle forme viventi.
I suoi primi lavori, denominati Contemplazioni, vengono esposti per
la prima volta nella rassegna personale che prende nome da queste
opere, rassegna ospitata nel 1997 dai Comuni di Siena, Rimini e Riccione.
"…Una figuratività simbolica tesa alla rappresentazione di organismi
naturali, specchio dell’universo interiore dell’uomo. Un particolare
simbolismo geometrico e lirico che ricorda, per assonanza, una certa
poesia del mondo di Joseph Cornell. Sono una sorta di teatrini, di
palcoscenici alchemici dove l’elemento naturale riemerge da coloratissime
costruzioni geometriche." Così descrive le opere di Bruto Marisa Zattini,
curatrice della mostra, nel catalogo edito per l’occasione con testo
critico di Roberto Sanesi. Seguono diverse mostre tematiche, fra le
quali si ricordano quella intitolata Varianti cromatiche, tenutasi
nella Galleria Vismara di Milano, corredata da un catalogo curato
da Luciano Caramel, che ne ha scritto il testo critico.
Sul finire del 1998 un nuovo ciclo di opere pittoriche, intitolate
Elogi del Quadrato, caratterizzato da un’analisi più approfondita
dei rapporti formali, geometrici e cromatici, viene esposto a più
riprese in diverse sedi, pubbliche e private, fra le quali si ricorda
la Galleria San Pantalon di Venezia (1998), la Galleria Jemonistudio
di Piacenza (2001) e la sede espositiva pubblica del Chiostro di San
Francesco del Comune di Sarzana che, nel giugno del 2001 gli dedica
una importante personale. "…Il quadrato, come dice in una sua presentazione
lo stesso Bruto, è di per se simbolo di regola, di chiarezza e nitore;
ma anch’esso slitta nello spazio, si sovrappone ad altre forme, senza
mai convulsioni o fluttuazioni, ma con dinamismo vitale. " si legge
nel testo critico di Rossana Bossaglia, all’interno del catalogo della
mostra.
Pur senza abbandonare i valori legati all’astrazione narrativa, che
sono divenuti il lessico fondamentale dell’operato dell’artista, si
assiste a una nuova svolta nella ricerca pittorica di Pomodoro, il
quale avverte il bisogno di approdare a una sintesi formale e contenutistica
dei propri lavori.
Abbandonando le policromie accese e rarefacendo gli spazi costruttivi
delle opere precedenti, nel 2002 Bruto si dedica unicamente alla produzione
di un nuovo ciclo di lavori, all’interno dei quali si assiste – quasi
per un bisogno di pulizia – alla scomparsa di alcuni elementi compositivi
delle sue precedenti opere per arrivare a narrare unicamente il rapporto
dialettico che lega la potenzialità morfologica del vivente, rappresentato
dall’elemento archetipo, alla valenza signica del materiale genetico
(il DNA ora linearizzato, ora aggrovigliato in figure geoglife): nascono
così i Codici Algenici, opere di medio e grande formato che sono state
esposte per la prima volta in occasione della personale ospitata dal
Comune di Courmayeur lo scorso dicembre alla Maison Fleur.
Nel suo testo di presentazione all’interno del catalogo di quest’ultima
mostra, Alberto Fiz scrive: "…Se l’Algenia tende alla costruzione
dell’individuo perfetto, osservando le opere di Bruto vengono in mente
le parole di Max Born: ‹‹Il progresso, nella fisica, è sempre passato
dall’intuizione all’astrazione››. Non c’è alcun dubbio, infatti, che
Bruto sia riuscito a trasformare il principio scientifico in principio
pittorico manipolando i codici delle due scienze e costruendo un proprio
universo estetico caratterizzato dal desiderio assoluto di autocoscienza:
Bruto ha la capacità di modificare il rapporto tra gli elementi sviluppando
una propria narrazione nella quale gli alieni ci appartengono."
Ed è di questo mondo alieno, in quanto non ancora conosciuto ai più,
che Bruto vuole narrare, attraverso il suo autonomo linguaggio - un
Codice appunto – di forma e colore, per fare partecipe il pubblico
dei mutamenti arcani e spesso astratti a cui la scienza sta andando
incontro.