Archivio Attivo Arte Contemporanea
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Galleria d'Arte Il Salotto via Carloni 5/c 22100 Como
ANIMA-LI

mostra tematica interdisciplinare
21 febbraio al 1 aprile 2004

 

Bruto Pomodoro
Antagonismo archetipale
tecnica mista - 1994
cm. 36 x 50


Bruto Pomodoro è nato a Milano nel 1961, dove tuttora vive e lavora. Ha iniziato il suo percorso artistico nel 1994 con la sua prima personale Ultramarino, tenutasi presso lo spazio espositivo milanese Studio D’Ars, dopo aver abbandonato la collaborazione che per diversi anni lo aveva legato al C.N.R. in veste di consulente per il disegno scientifico, a cui aveva iniziato a dedicarsi dopo la sua laurea in Biologia.
Sicuramente influenzato dall’ambiente artistico familiare che fin da piccolo lo ha condizionato, abbandona velocemente la figurazione degli esordi per avvicinarsi a un lessico espressivo in cui la predominante geometrica emerge a direzione compositiva delle sue opere, a fianco di un’attenta analisi cromatica. Nasce così una ricerca pittorica rigorosamente astratta, che tende a coniugare le tematiche concretiste con un proprio linguaggio simbolico-narrativo che affonda le sue radici nell’universo scientifico e in particolare nell’analisi dell’evoluzione e dello sviluppo delle forme viventi.
I suoi primi lavori, denominati Contemplazioni, vengono esposti per la prima volta nella rassegna personale che prende nome da queste opere, rassegna ospitata nel 1997 dai Comuni di Siena, Rimini e Riccione. "…Una figuratività simbolica tesa alla rappresentazione di organismi naturali, specchio dell’universo interiore dell’uomo. Un particolare simbolismo geometrico e lirico che ricorda, per assonanza, una certa poesia del mondo di Joseph Cornell. Sono una sorta di teatrini, di palcoscenici alchemici dove l’elemento naturale riemerge da coloratissime costruzioni geometriche." Così descrive le opere di Bruto Marisa Zattini, curatrice della mostra, nel catalogo edito per l’occasione con testo critico di Roberto Sanesi. Seguono diverse mostre tematiche, fra le quali si ricordano quella intitolata Varianti cromatiche, tenutasi nella Galleria Vismara di Milano, corredata da un catalogo curato da Luciano Caramel, che ne ha scritto il testo critico.
Sul finire del 1998 un nuovo ciclo di opere pittoriche, intitolate Elogi del Quadrato, caratterizzato da un’analisi più approfondita dei rapporti formali, geometrici e cromatici, viene esposto a più riprese in diverse sedi, pubbliche e private, fra le quali si ricorda la Galleria San Pantalon di Venezia (1998), la Galleria Jemonistudio di Piacenza (2001) e la sede espositiva pubblica del Chiostro di San Francesco del Comune di Sarzana che, nel giugno del 2001 gli dedica una importante personale. "…Il quadrato, come dice in una sua presentazione lo stesso Bruto, è di per se simbolo di regola, di chiarezza e nitore; ma anch’esso slitta nello spazio, si sovrappone ad altre forme, senza mai convulsioni o fluttuazioni, ma con dinamismo vitale. " si legge nel testo critico di Rossana Bossaglia, all’interno del catalogo della mostra.
Pur senza abbandonare i valori legati all’astrazione narrativa, che sono divenuti il lessico fondamentale dell’operato dell’artista, si assiste a una nuova svolta nella ricerca pittorica di Pomodoro, il quale avverte il bisogno di approdare a una sintesi formale e contenutistica dei propri lavori.
Abbandonando le policromie accese e rarefacendo gli spazi costruttivi delle opere precedenti, nel 2002 Bruto si dedica unicamente alla produzione di un nuovo ciclo di lavori, all’interno dei quali si assiste – quasi per un bisogno di pulizia – alla scomparsa di alcuni elementi compositivi delle sue precedenti opere per arrivare a narrare unicamente il rapporto dialettico che lega la potenzialità morfologica del vivente, rappresentato dall’elemento archetipo, alla valenza signica del materiale genetico (il DNA ora linearizzato, ora aggrovigliato in figure geoglife): nascono così i Codici Algenici, opere di medio e grande formato che sono state esposte per la prima volta in occasione della personale ospitata dal Comune di Courmayeur lo scorso dicembre alla Maison Fleur.
Nel suo testo di presentazione all’interno del catalogo di quest’ultima mostra, Alberto Fiz scrive: "…Se l’Algenia tende alla costruzione dell’individuo perfetto, osservando le opere di Bruto vengono in mente le parole di Max Born: ‹‹Il progresso, nella fisica, è sempre passato dall’intuizione all’astrazione››. Non c’è alcun dubbio, infatti, che Bruto sia riuscito a trasformare il principio scientifico in principio pittorico manipolando i codici delle due scienze e costruendo un proprio universo estetico caratterizzato dal desiderio assoluto di autocoscienza: Bruto ha la capacità di modificare il rapporto tra gli elementi sviluppando una propria narrazione nella quale gli alieni ci appartengono."
Ed è di questo mondo alieno, in quanto non ancora conosciuto ai più, che Bruto vuole narrare, attraverso il suo autonomo linguaggio - un Codice appunto – di forma e colore, per fare partecipe il pubblico dei mutamenti arcani e spesso astratti a cui la scienza sta andando incontro.

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