Archivio Attivo Arte Contemporanea
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Angelo Verga
Geroglifici
Dal colloquio con Roberto Sanesi
Milano l5 luglio l991
Il discorso artistico sviluppato da Angelo Verga risulta essere particolarmente coerente: parte da composizioni che sono dei veri e propri geroglifici, dove è chiara l'idea di scrittura... e arriva a giocare sulle immagini geometriche, cerchi, triangoli, che non sono raggelati dentro una geometria fredda. ma hanno un loro calore, presentano sempre delle anomalie, si personalizzano, si animalizzano muovendo sempre dalla stessa idea di trasformazione. Sempre è evidente un rapporto con il segno, con la magia, con l'alchimia, con certi riti misterici. Penso sia interessante soffermarsi sul fascicolo di "Estra" del 1961 che raccoglie scritti letterari e poetici di autori contemporanei illustrato da Angelo Verga; e mi pare importante il fatto che insieme all'artista compaia P. Celan, che pochi conoscono, morto suicida nella Senna, poeta del 900, straordinariamente sintetico che usa il linguaggio in modo segnico, con valori formali e valori fonici, e che sviluppa un'idea di poesia estremamente sottile e sintetica. Non è una grande scoperta, perché il numero in questione è del 1981, ma mi sembra molto coerente l'avvicinamento di questi due personaggi con tutto il lavoro e con un certo atteggiamento dell'artista.
Ricordo anche la sua partecipazione a una mostra su Dante allestita alla galleria Vismara dove, il titolo stesso "L'altre cose c'hi v'ho scorte" lo spiega, si voleva risvegliare una concezione della tradizione italiana che in quegli anni si stava perdendo. I pittori scelti non erano letteralmente vicini a Dante, ma praticavano tutti una pittura assolutamente libera, e dentro una tradizione che in quegli anni era stata dimenticata. Ognuno aveva scelto un verso di Dante cui ricollegarsi, ed è abbastanza interessante che Verga abbia scelto non un passo della "Divina Commedia", ma il titolo di una canzone composta nell'età giovanile: Donne ch'avete intelletto d'amore". In questo modo egli riprende un po' un certo lirismo rispetto alle intenzioni della mostra, ma non in modo convenzionale come rischiava di diventare tale lirismo nella poesia italiana.
Testo tratto dalla tesi di Elena Busisi
"Itinerari e soglie tra futuro e nostalgia"
Accademia di Belle Arti Brera - Milano - Anno Accademico 1990-1991
Corso di pittura - Relatore Chiar.mo Prof. G. M. Accame
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