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Angelo Verga - antologia critica

GIUSEPPE FRAZOSO, presentazione della mostra personale di. Angelo Verga alla Galleria Il Nome di Vigevano, 2 dicembre 1972-7 gennaio 1973.

"Io non sono un uomo di questo mondo, io non appartengo a questa epoca" Fra le parole che Angelo Verga ha pronunciato nel corso di un colloquio che gli avevo chiesto allo scopo di meglio conoscerlo, quale uomo oltre che come artista, quelle che ho sopra riportate ritornano con sempre più lucida pregnanza ad affiorare nel mio ricordo, allorché mi pongo in posizione meditativa di fronte alle sue opere.
Eppure, in situazione a prima lettura contraddittoria con quanto afferma, Angelo Verga ha partecipato attivamente, anche se ciò non gli è da molte parti riconosciuto ed assorbendone sino in fondo le drammatiche connessioni di lotta interiore, a molte azioni di ordine estetico nate, sviluppatesi e spentesi, quali fatti riattivi acuti, ma perduranti nelle loro implicanze teoretiche, proprio in questo mondo ed in rapporti concettuali con la nostra epoca.
Una posizione, questa, apparentemente contraddittoria, ma che si chiarisce quando si analizzano le motivazioni genetiche che, tali azioni hanno concretato: sempre tese a negare i valori razionali dell'attuale civiltà in nome di "una libertà assoluta ed organica di reinvenzione continua della pittura".
Ma Angelo Verga "vive" in questo mondo ed in questo tempo: vive e ne sente, anche se rifiuta, i motivi rimanendone coinvolto suo malgrado.
Da qui lo scontro violento che a livello di analisi, o, forse, di inconscia presa d'atto del motivo "in essere", si pone come fatto dubitativo ed aperto ad ipotesi di ricerca rispecchianti le ambiguità dell'intenzione divenuta fatto.
Le opere, che in progressione costantemente evolutiva, è venuto man mano realizzando non sono, a mio modo di vedere, che la documentazione costante di successive posizioni prese dall'attore nel contesto di tali ipotesi, la estrinsecazione del dramma che vede, quali contendenti, la razionalità costruttiva dell'Ego contrapposta alla libertà istintiva dell'Es, posti in dialettica posizione di lotta. Da qui le tele che, realizzate con estrema pulizia formale e basate sulla concretizzazione di forme geometriche puntualizzate con grande precisione grafica, portano inserito il gesto dell'istinto che prende vita da una traccia segnata da un groviglio centrale - il nodo - di assoluta forza gestuale.
Partendo, come ipotesi critica, dall'intendimento metaforico del discorso artistico; mi pare innegabile. che Angelo Verga realizza con il suo tipo di comportamento l'esatta situazione "in essere" di un mondo posto in "situazione transitoria" quale è quella che stiamo vivendo.
Sul supporto di un certo tipo di civiltà "unicellulare" (l'essere) se ne sta sovrapponendo una nuova posta a livello "pluricellulare" (la massa), posta in atto da tutta una serie di nuovi motivi guida di pregnanza coattiva a livello di formazione.
Due topologie vitali in netto contrasto si trovano in tal modo a contatto intimo, scatenando conflitti di ordine decisionale nell'uomo che ne vive in profondità i significati: nato nell'una ed operante nell'altra: nato, traslativamente, "fuori", ma operante "dentro" questo mondo e questa epoca. Angelo Verga vive a fondo questo rapporto dialettico e lo realizza nelle sue azioni con tutta onestà, non mentendo né agli altri né a se stesso ma, anzi, rappresentando in sé i parametri di un momento storico e tutte le sue ambiguità decisionali.

Giuseppe Franzoso, novembre 1972


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