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Angelo Verga - manifesti
ARTE INTERPLANETARIA
E' tempo di divulgare che ormai la forza di gravità
opprime soltanto gli sciocchi, gli obesi e i pittori astratti; o concreti, come
molti di loro amano definirsi denunciando concretamente la loro non astratta
inettitudine all'arte.
La nostra fantasia approda alle piaghe vulcaniche e calcinate dei vari pianeti
prima che vi giungano le puzzolenti fragorose carcasse metalliche, piene di
corna e di sfere; che hanno ideato i tecnici e gli scienziati. Ormai si rafforza
la necessità creativa di celebrare le nuove conquiste interplanetarie,
eterno mito che si ricollega al volo di Icaro, alle ali di lino incatramato
dei fratelli Wright e alla misteriosa ridda delle radiazioni cosmiche.
Ne più la forza di gravità opprime le nostre menti col suo meschino
ricatto terrestre, in quanto essa è stata vinta dall'ARTE NUCLEARE, supercarburante
atomico, lievito intellettuale per i nostri viaggi interplanetari.
Con la sua turbinosa ma pacifica esplosione l'ARTE NUCLEARE DENUNCIO', in sede
estetica, l'immanente pericolo di distruzione totale, e insieme affermò
che delle scoperte atomiche e nucleari non esiste soltanto il problema di fabbricazione
della bomba più micidiale di quella dell'avversario, ma una infinita
molteplicità d'aspetti, dall'impiego pacifico di tali scoperte alle conoscenze
estetiche che ne derivano.
Tutti coloro che negano la possibilità di sollecitazioni d'arte legate
a intuizioni e a scoperte nucleari sono quegli stessi, obesi intellettualmente
oltre che fisicamente, che vogliono limitarne l'uso alla catastrofica distruzione
dell'umanità.
I filosofi ammoniscono i governi che il mondo sta per saltare in aria, che sta
per scoppiare come un enorme pomodoro in fermentazione. E mentre l'Apocalisse
da anni ormai e sempre più ci sta sopra coi suoi segni mostruosi, con
le sue trombe abbrunate, gli avversari, gli intellettuali dell'obesità
e della masturbazione, i sacerdoti dell'autolesionismo, continuano a trattarci
da mentecatti e da superficiali.
A costoro premevano non tanto i puri valori cromatici e tonali, i bei grigi
e gialli sofferti, la delinquenza intima, il logorio nervoso, l'inversione,
l'evasione, la tetra masturbazione gabellata per autonomia di pensiero. Da parte
loro, gli avversari dei nostri avversari, e pertanto i nostri avversari al cubo,
proclamavano la plateale necessità di grandi cartelloni propagandistici,
agricoli o metallurgici, unicamente al servizio d'una fazione politica.
Pochi anni sono passati ma ormai ci è chiaro che gli uni e gli altri
hanno soltanto collaborato alla folle ideologia suicida della più micidiale
distruzione.
Quando il mondo seppe dei primi lanci interplanetari, per un attimo, con sollievo,
abbiamo sperato che l'attenzione dei governi si spostasse dallo studio della
bomba nucleare più grossa a quello del razzo propulsore più potente,
che i diabolici piani della distruzione terrestre cedessero a quelli delle navigazioni
stellari e delle conquiste interplanetarie. Altre delusioni già sopravvengono,
ma ciò nonostante una nuova speranza guida ora la nostra sensibilità
verso il carattere interplanetario delle ricerche artistiche.
I voli ultraterrestri, i globi extraterrestri non riguardano soltanto la scienza,
ma prima di tutto la civiltà, il mito, l'arte.
Similmente il mito, la poesia e il mistero dell'atomo, l'indagine sulla struttura
minima della materia interessarono il poeta Lucrezio prima dei barbuti e obesi
sofi d'Alessandria.
Alle nostre opere non chiedete troppo, ma molto: esse recano il nostro desiderio
appassionato e innovatore, contro lo sterile e imputridito astrattismo, di partecipare
alla conoscenza umana nei suoi ultimi aspetti, di sollevarci dalla nostra terra
tiranna superandone la convenzionale e ormai abrogata legge di gravità;
a costo che i nostri pennelli e i nostri colori sfuggano al controllo umano
e che le nostre parole e i nostri caratteri galleggino a mezz'aria, ribelli
alla tela e alla carta, come i vapori di sodio e i cristalli di litio in sospensione
nelle dense atmosfere di Marte, nei rosati oceani di Venere, nei fuligginosi
abissi di Nettuno, negli anelli arcobalenici di Saturno.
Giovanni Anceschi, Sandro Bajni, Nanni Balestrini, Leo Paolazzi, Paolo Radaelli, Luca, Lucio Del Pezzo, Giuseppe Alfano, Dino Grieco, Guido Biasi, Mario Persico, Sergio Fergola, Bruno Di Bello, Angelo Verga, Ettore Sordini; Antonio Recalcati, Enrico Baj, Farfa.
Dal pianeta Terra, gennaio 1959
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