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Angelo Verga - manifesti

OGGI IL CONCETTO DI QUADRO...

Oggi il concetto di quadro, di pittura, di poesia nel senso consueto della parola non possono più aver senso per noi: e così tutto un bagaglio critico che trae le sue origini da un mondo che già fu: giudizi di qualità, di intime emozioni, di senso pittorico, di sensibilità espressiva: tutto ciò insomma che nasce da certi aspetti gratuiti di certa Arte.
Il momento artistico non sta in fatti edonistici, ma nel portare in luce, ridurre ad immagine i miti universali precoscienti. L'arte non è un fenomeno descrittivo, ma un procedimento scientifico di fondazione.
Infatti l'opera d'arte trae la sua origine dall'inconscio che noi intendiamo come una psiche impersonale comune a tutti gli uomini, anche se si manifesta attraverso una coscienza personale (da qui la possibilità del rapporto autore-opera-spettatore). Ciascun uomo trae l'elemento umano di sé da questa base senza rendersene conto, in modo elementare ed immediato.
Per l'artista si tratta di una immersione cosciente in se stesso, per cui, superato ciò che è individuale e contingente, egli affonda fino a giungere al vivo germe della umana totalità.
E' ovvio infatti ciò che a prima vista può sembrare paradossale: cioè che quanto più ci immergiamo in noi stessi, tanto più ci apriamo, perché quanto più siamo vicini al germe della nostra totalità, tanto più siamo vicini al germe della totalità di tutti gli uomini.
L'arte dunque non è vera creazione e fondazione che in quanto crea e fonda là dove le mitologie hanno il proprio ultimo fondamento e la propria origine: la base archetipica.
Per poter assumere il significato della propria epoca, il punto è dunque raggiungere la propria mitologia individuale là dove giunge a identificarsi con la mitologia universale.
La difficoltà sta nel liberarci dai fatti estranei, dai gesti inutili: fatti e gesti che inquinano l'arte consueta dei nostri giorni, e che talora anzi vengono evidenziati a tal punto da diventare insegne di modi artistici.
Il crivello che ci permette questa separazione dell'autentico dalle scorie, che ci porta a scoprire in una sequela incomprensibile ed irrazionale di immagini forniteci da un caso generale, un compresso di significati coerente e ordinato, è un processo di autoanalisi. E' con esso che non ci ricollochiamo alle nostre origini, eliminando tutti i gesti inutili, tutto quello che vi è in noi di personale e letterario nel senso deteriore della parola; ricordi nebulosi di infanzia, sentimentalismi, impressioni, costruzioni volute, preoccupazioni pratiche, simboliche o descrittive, false angosce, fatti inconsci non consapevolizzati, astrazioni, riferimenti, ripetizioni in senso edonistico, tutto ciò dev'essere escluso (per quanto è possibile naturalmente; l'importante è non attribuire mai valore a ciò che è condizionamento soggettivo}.
Attraverso questo processo di eliminazione l'originario umanamente raggiungibile viene a manifestarsi assumendo la forma di immagini, che sono le immagini prime, i nostri "totem" nostri e degli autori e degli spettatori poiché sono le variazioni storicamente determinate dei mitologemi primordiali (mitologia individuale e mitologia universale si identificano).
Tutto va sacrificato a questa possibilità di scoperta, a questa necessità di assumere i propri gesti.
La stessa concezione consueta di quadro va abbandonata lo spazio-superficie interessa il processo autoanalitico solo in quanto "spazio di libertà". E neppure ci può preoccupare la coerenza stilistica perché unica nostra preoccupazione può essere solo la continua ricerca, la continua autoanalisi con cui soltanto possiamo arrivare a fondare morfemi "riconoscibili" da tutti nell'ambito della nostra civiltà.

Piero Manzoni, Ettore Sordini, Angelo Verga, Milano, maggio 1957


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