Archivio Attivo Arte Contemporanea
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Galleria d'Arte Il Salotto via Carloni 5/c - Como - archivio storico documentativo

9 - 31 marzo 2013
-IN FORMA DI PITTURA
mostra personale di
Alberto Peruzzotti

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COSTRUIRE IN-FINITO
di: Rosabianca Mascetti

IN FORMA DI PITTURA
di: Alberto Peruzzotti


COSTRUIRE IN-FINITO

di: Rosabianca Mascetti

Secondo Stravinsky solo la musica sarebbe in grado di fare ordine nel rapporto tra uomo e tempo. Un ordine che fa i conti anche con lo spazio, perché è un'arte che va vissuta fisicamente e come la vita è sempre irriducibilmente individuale. Lo sapeva bene Charlie Parker, che non a caso amava ripetere: "Se la musica è fatta delle tue esperienze, dei tuoi pensieri e della tua saggezza, devi viverla. Se non la vivi, non uscirà mai dal tuo strumento!". Vi è un sottile filo conduttore musicale, e in particolare jazzistico, che porta alle opere di Alberto Peruzzotti. Esse sono strutture in legno sagomato, singole o raccolte per gruppi con cui Peruzzotti crea un personale inventario di forme monocromatiche e con le quali realizza un altrettanto personale codice di scrittura. Sono "volumi dipinti", come lui stesso li definisce, segni grafici emozionali, una interpunzione immaginativa, quasi un solfeggio cromatico che va dal netto bianco e nero, degradando in soffici grigi per passare a vellutati marroni e calde tonalità di terre rosse e gialle. Le forme, mai statiche, abitano la spazio e prendono vita grazie a un movimento interno dei colori trattati come in una composizione musicale. Variazioni cromatiche, come in una fuga di Bach, in cui al tema originale con una tonalità di impianto si aggiungono e sovrappongono alternativamente altre tonalità (voci) in un susseguirsi di alterazioni del timbro, come eco, che parte da se stessa e ritorna su se stessa, uguale e diversa, perché trova nuove possibilità. Allo stesso modo l'artista interviene pittoricamente sulle strutture lignee avvolgendole in un nuovo tessuto acustico, in un fiorire di invenzioni coloristiche che, pur non avendo un percorso lineare, seguono un flusso unitario ma non vincolante, fluido e circolare che alimenta la fantasia e la forma liberandola nello spazio. Quello di Peruzzotti è un complesso gioco contrappuntistico, come in Bach o nella musica jazz (a cui fanno riferimento nei titoli molte delle sue opere), che vive nel costruirsi estemporaneo di ogni esecuzione. Il musicista jazz lavora sul costruito (la partitura) ridonandogli sempre nuova vita, facendolo vivere in modo sempre diverso. E' un costruire in-finito, ci sono sempre nuovi suoni da immaginare, nuovi sentimenti da cogliere. Allo stesso modo i lavori di Peruzzotti nascono da una saldatura armonica di forma e colore con cui avvolge e cattura il tempo, lo rende presente, fisico, gli dona continuità visiva e narrativa. Crea uno spazio "sonoro" dalle svariate intensità timbriche in cui il colore diventa voce narrante, ora ruvida o squillante, ora dolce o lacerante, ora giocosa e ironica. In esse l'artista intende portare alla luce l'essenza dell'arte, quel senso di in-finito costruire che distingue quella umana da qualsiasi altra forma di esistenza terrena.


IN FORMA DI PITTURA
di: Alberto Peruzzotti

La pittura astratta, a parte pochi casi, ha riconquistato storicamente la bidimensione, è diventata superficie pura ed ha quindi abbandonato il sogno dell'illusione spaziale; forse perché altri mezzi tecnici di comunicazione sopravanzavano socialmente e culturalmente. Il mio lavoro riparte da una tridimensionalità reale, corporea, il supporto diventa protagonista e nuovo oggetto/soggetto; non siamo più noi a farci assorbire dalla superficie dipinta ma è questa che ci viene incontro fisicamente. L'idea di arte si è ridefinita con una libertà sconfinata dal 900 ad oggi, ha spesso anche trasformato la sua fisicità, la sua corporeità o le ha delegate al ready made. Ci si è chiesti quale nuova funzione potesse assolvere. Ma sempre l'idea di arte, sia che si concretizzi in un dipinto, in una scultura o in un'opera che non richieda abilità manuali, ha a che fare con una visione, una riflessione, un bisogno di comunicazione rispetto all'esistenza e allo stare nel mondo. Io ho bisogno della fisicità e della corporeità dell'opera perché ci sono affezionato: sento il desiderio di manipolare, di costruire, di sporcarmi con la materia cromatica poiché la mia formazione è pittorica e credo nella pittura come un gesto d'amore imprescindibile dell'uomo, anche il più semplice gesto, la più labile traccia. Ma apprezzo anche artisti che usano altri mezzi, altre modalità, non ultime quelle del concetto. Saper cogliere le cose buone, anche quando vengono da altre tendenze, credo sia un vivere più ricchi. Non sempre le mie scelte formali sono dettate da idee precise, anzi quasi sempre il lavoro nasce da un'intuizione istintiva; ho iniziato ad uscire dalla "finestra/quadro" perchè l'ortogonalità mi andava stretta, perchè con l'uso del volume e delle curve c'è un dialogo con lo spazio circostante, le curve sono un percorso per andare da un punto ad un altro in modo dolce e non rigido; il tondo mi ricorda la ciclicità delle cose e del tempo, la costruzione dei solidi è un "dar forma", è la sensazione di dare corpo ad uno volume/spazio solo immaginato; il momento pittorico è la "pelle", una pellicola che uniforma il tutto, lasciando scorgere ancora i segni, le increspature, le nervature di questo corpo. Quello che nasce è un nuovo corpo, quindi. Il lavoro nasce quindi in modo intuitivo/istintivo ma poi da luogo a riflessioni, ad associazioni di senso. Due lavori che presento sono particolarmente rappresentativi anche perché sono "gruppi" di opere: "Quintet" riprende il titolo e i singoli nomi "Max", "Bird", "Mingus", "Bud", "Dizzy" da musicisti Jazz a cui sono emozionalmente legato dal passato, sono presenze verticali ognuna con la sua personalità quasi umana. "Inventario" è un gruppo di dodici piccoli lavori che come un alfabeto, una punteggiatura, una catalogazione di possibili forme, costruisce un discorso visivo nel quale ogni elemento conquista il suo spazio e la sua ragione d'essere. Spesso i lavori nascono a gruppi, sono in relazione uno con l'altro, si completano a vicenda, anche con disposizioni mutevoli. Il mio intento è quello dare forma a una visione, a uno sguardo, a un' idea che spero io possa condividere con altri in uno scambio di emozioni e riflessioni; se l'opera diverrà il veicolo di questa relazione allora l'opera avrà un senso, quel senso che eternamente l'arte cerca.

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