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Jean Triffez - Les
oiseaux d'Hermes
1968 - acrilico su tela - cm. 150 x 50
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Ho negli occhi quel dipinto di Jean Triffez che illumina nel contesto della nera sequenza una zona preziosa, quasi filone segreto che apre la traccia di un tesoro misterioso. Sono incrostazioni, scaglie, segmenti, scorie, accenni di frammenti geometrici che pigliano rilievo da un chiaroscuro attentissimo dando luogo alla sillabazione di un discorso ermetico e per iniziati, ma la cui suggestione coglie indistintamente tutti. Ciò che costituisce il successo di questo pittore raffinato ed elegante è dato da una manualità esperta di effetti luministici e tesa a scoperte liriche che scavano profondamente nel più segreto io. C’è in Triffez una dialettica di calamitazioni e di magnetismi che si fa strada fra astrattismo e drammatismo subito contraddetta dal dialogare delle luci che assume sempre la presenza allietante riservando alle ombre carattere di pura iscrizione. Così ne “La caduta dell’angelo” le ali lasciano un segno reminiscente lungo il percorso siderale fino ad identificarsi con l’ombra della terra. In Triffez tutto ciò che è vibrazione è luce e la vibrazione consiste nella permeabilità maggiore o minore delle superfici a questa fuga delle ombre. Il dissolvimento di esse e il loro accavallarsi in un tessuto consistente è un fatto che partecipa della pittura e della musica nella stessa maniera. Per cui questi dipinti di Jean Triffez potrebbero definirsi immagini musicali nel senso in cui fu scritto che l’architettura, è cristallizzazione di un pensiero musicale. E forse proprio qui ha origine l’estrema accettabilità dei suoi dipinti anche da parte di chi non ne penetra il significato e non si propone neppure di penetrarlo. Ma non si tratta di pittura decorativa. I dipinti di Jean Triffez non si sottopongono all’ambiente in una disponibilità capace di muovere un qualunque spazio purchè sia. Si impongono all’ambiente, costituiscono un cardine lirico da cui non è possibile prescindere. La sua pittura non evoca avvenimenti grafici o plastici già noti. Provoca la nascita di forme nuove che sono apparizioni su cui grava la condanna della temporaneità che le rende oltremodo attraenti. Si teme cioè che queste immagini possano sparire al momemto stesso in cui appaiono. Ove la luce che le genera si spenga ogni oggetto sarà riassorbito nel buio il cui limite è segnato talvolta da una fenditura sotttile: uno spiraglio di lato come una unghiata. La luce dunque preme di sotto, si fa strada con violenza nelle previste lacerazioni o converge il suo flusso su una zona limitata e nitidamente segnata e in quella zona opera una plastica fluidità che fa assumere valore di emblema alla materia dando respiro magico ad ogni forma sia in movimento che immobile. E’ stato scritto che in queste scelte tematiche è il documento di una intuizione che ricollega il tempo nostro ai tempi in cui la capacità visionaria dell’uomo aveva forza di profezia. Certo c’è nella sua pittura il candore di una favola antica e il riflesso persistente e dominatore delle investigazioni che hanno portato a nuovi studi cosmografici. Il grande pregio di questo artista è che nella sua poetica han trovato armoniosa confluenza gli antichi misteriosi incanti e le nuove conquiste in cui tutto ci è stato svelato. Così egli tenta l’avventura d’essere nel suo tempo senza subirne la schiavitù limitatrice. Testo critico di Alfio
Coccia Jean Triffez è nato in Belgio nel 1931. Ha studiato filosofia e lettere. Ha vissuto vari anni in Francia (Cagnes, e Parigi), Spagna (Madrid), Marocco e Italia. Ha tenuto mostre personali nel 1953 e 1954 a Cagnes (Museo), nel 1956 a Tangeri (galleria "Des Colonnes"), nel 1959 a bruxelles (galleria "Cheval de verre") e Chaleroi (Palazzo Belle Arti), nel 1960 a Bruxelles (galleria "Cheval de verre") e Parigi (galleria "Gerard Morgue"), nel 1961 a Londra (galleria "Woodstock"), nel 1962 a Parigi (galleria "Gerard Morgue"), nel 1968 a Como (Galleria "Il Salotto"). Ha partecipato a varie rassegne fra le quali: Prima "Mostrea del realismo Fantastico" organizzata dalla rivista Planète alla galleria "Roger Dulac" di Parigi (1963), "Aspetti della giovane pittura belga" a Parigi (galleria "massol" 1964) Biennale di Parigi (1965) |
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